Storia degli scavi



Le fonti antiche hanno conservato la memoria di Bedriacum e ne hanno permesso la localizzazione grazie alle informazioni tramandate sui luoghi di svolgimento delle battaglie del 69 d.C., costituendo uno strumento indispensabile per le prime ricerche di carattere archeologico. Agli inizi dell'Ottocento, infatti, sotto l'impulso di studiosi locali, si effettuano, seguendo le indicazioni fornite dagli autori antichi, le prime indagini sul territorio nei pressi di Calvatone, in località Costa di Sant'Andrea, su un terrazzo fluviale a poca distanza dal moderno abitato, al fine di individuare il posizionamento del vicus.

Victoriae Aug. Antonini et Veri M. Satrius Maior Copia della statua della Vittoria conservata al Museo Puskin di Mosca

La scoperta più clamorosa avviene nel 1836, quando vengono recuperati dei frammenti pertinenti a una statua in bronzo raffigurante una Vittoria che si posa su un globo (divenuta poi celebre come la "Vittoria di Calvatone"), la cui iscrizione - Victoriae Avg. Antonini et Veri M. Satrius Maior -, con dedica agli imperatori Marco Aurelio e Lucio Vero, permette una datazione tra il 161 e il 169 d.C. Acquistata dai Musei di Berlino nel 1841, restaurata e ampiamente integrata nelle parti mancanti, la Vittoria scompare durante gli avvenimenti che segnano la città tedesca alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ne esistono tuttavia tre copie: una è conservata al Museo di Cremona, una al Museo della Civiltà Romana di Roma e una al Museo Puskin di Mosca. A queste se ne aggiunge una quarta, commissionata dal Comune di Calvatone ed esposta nel Municipio della cittadina. Non è improbabile che la copia in Russia possa essere l'originale, trafugata da Berlino dall'Armata Rossa, ma ne mancano, fino ad oggi, prove irrefutabili.

Pianta dei rinvenimenti realizzata da Luchini (da Rivista Cremona I, 1928, pp. 12-13)

Tali ricerche (il cui unico scopo era il recupero dei materiali antichi, a differenza di quanto avviene negli scavi attuali) risultano proficue, essendo venuti alla luce reperti significativi - monete, bronzetti, vetri, ceramiche, frammenti di statue in marmo e in bronzo, presto dispersi tra collezioni museali e private -, e fanno intuire di aver interpretato correttamente le fonti in relazione al posizionamento del vicus. Un'importante descrizione dei rinvenimenti calvatonesi si trova nel libro di don Luigi Luchini, parroco di Romprezzagno (un piccolo centro nei pressi di Calvatone): stampato nel 1878, il volume Bebriaco illustrato dai suoi scavi archeologici. Prima pagina di storia cremonese contiene le prime ricerche condotte nel territorio fino al 1877 e illustrate dallo stesso parroco. Si tratta di informazioni interessanti, anche se talvolta accompagnate da fantasiose interpretazioni.

Le notizie riguardanti le scoperte avvenute presso Calvatone subiscono un'interruzione sino al 1908, quando Giovanni Patroni pubblica una serie di ritrovamenti sporadici provenienti dall'area urbana: l'archeologo ritiene il sito tanto significativo da meritare una nuova stagione di scavi e saggi tra il 1919 e il 1920, durante i quali viene scoperto un abitato dell'Età del Bronzo, i cui materiali confluiscono nelle Raccolte del Museo Archeologico di Milano.

Pianta degli scavi Mirabella (da M. Mirabella Roberti, Scavi a Bedriacum, 1972, planimetria) La scoperta della domus con cortile nel 1961(da M. Mirabella Roberti, Scavi a Bedriacum, 1972, p. 111 fig. 4) La scoperta del mosaico del Labirinto nell'inverno del 1959 (da BEDRIACUM 1996, vol. 1.1,  p. 67 fig. 35)

Una nuova stagione per l'archeologia di Calvatone si apre con gli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia e diretti dal prof. Mario Mirabella Roberti in località Costa di Sant'Andrea. A partire dagli anni '50 La scoperta della strada porticata nel 1957 (da M. Mirabella Roberti, Scavi a Bedriacum, 1972, p. 107 fig. 2)
del secolo scorso si inaugura così per il vicus una nuova fase di ricerche archeologiche: in seguito infatti a ulteriori rinvenimenti e a piccoli saggi esplorativi effettuati nel 1956, il territorio di Calvatone entra nella sfera degli interessi della Soprintendenza, con una serie di campagne di scavo condotte dal Mirabella Roberti tra il 1957 e il 1961. Si tratta delle prime esplorazioni scientifiche eseguite attraverso l'applicazione del metodo stratigrafico, in quanto l'obiettivo dello studioso non è tanto quello di ricercare oggetti antichi, quanto il tentativo di dare consistenza topografica alla località romana e di determinare strutture fisse utili alla definizione urbanistica dell'abitato antico. Le principali acquisizioni, edite nel 1972, riguardano l'individuazione di una strada porticata (1957) e delle cosiddette "domus del Labirinto" (1959) e "domus con cortile" (1961). Gli scavi del 1959 risultano, secondo il giudizio del Mirabella stesso, particolarmente proficui in quanto i primi a fornire dati di interesse artistico: viene infatti individuata la cosiddetta "domus del Labirinto", un complesso costituito da cinque ambienti, uno dei quali (un triclinium) caratterizzato dalla presenza di un pavimento decorato da un emblema a mosaico con tessere bianche e nere che formano l'immagine di un labirinto, con un riquadro centrale raffigurante il Minotauro morente. Mosaico del Labirinto (Archivio Università degli Studi - Milano) Gli interventi su tale struttura riguardano soprattutto lo scavo e il recupero del mosaico: quest'ultima operazione, in particolare, resa difficile dal terreno gelato, si svolge in modo inconsueto, ovvero riscaldando il suolo con un fuoco, strappando le tessere e la terra e disponendole su appositi supporti. I materiali provenienti da questi scavi sono oggi conservati in parte a Milano, presso la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, e in parte esposti nella sala del museo di Piadena dedicata a Calvatone, dove si conserva anche il "Mosaico del Labirinto". Oltre agli importanti risultati ottenuti in campo scientifico attraverso tali esplorazioni, al Mirabella si deve riconoscere anche il merito di aver intuito l'importanza archeologica dell'area, tanto da proporre alla provincia di Cremona nel 1964 l'acquisizione dei terreni in località Costa di S. Andrea, per preservare il deposito archeologico dai danni provocati dai lavori agricoli.

Area di Proprietà Provinciale e Saggio 6 - Campo del Generale (4) Saggio 6: lo scavo con la strada e gli edifici che la fiancheggiano (da BEDRIACUM 1996, vol. 1.1,  p. 146 fig. 110)

La più recente fase d'indagine, avviatasi nel 1986 con il progetto "Calvatone", ha visto impegnate in parallelo le Università degli Studi di Milano e Pavia (proff. G. Sena Chiesa e M.P. Lavizzari Pedrazzini), che hanno indirizzato i loro studi e svolto attività di scavo all'interno dell'area di proprietà provinciale, e la Soprintendenza Archeologica della Lombardia (dott. L. Passi Pitcher), che ha condotto saggi esplorativi nelle aree circostanti, con lo scopo di verificare l'estensione e i limiti della città antica. Tra questi ultimi, si ricorda il Saggio 6, effettuato nell'area del "Campo del Generale", che ha portato al rinvenimento di un quartiere a carattere artigianale, con abitazioni e botteghe o piccole officine, attraversato da una strada di notevoli dimensioni.



* Tutti i testi presenti all'interno del sito "Calvatone-Bedriacum. Scavi e ricerche dell'Università degli Studi di Milano in un vicus della Cisalpina Romana" sono tratti dalle pubblicazioni edite nel corso degli anni a cura degli studiosi delle Università di Milano e Pavia.

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