PERCHE’ ABBIAMO DECISO DI CANDIDARCI AL SENATO ACCADEMICO

Da anni ormai quando sentiamo la parola “riforma” dobbiamo ricorrere a tutti gli scongiuri possibili e immaginabili in quanto è diventata sinonimo di sciagura.

La “riforma Gelmini” (L.240/10) non fa eccezione. Abbiamo provato a opporci, anche con  mobilitazioni e scioperi, ma purtroppo le varie componenti dell’università non sono state unite nel respingerla.

Uno dei frutti avvelenati della l.240 è la consegna di gran parte dei poteri nelle mani dei rettori e di un CDA che, anche per come verrà designato, sarà strettamente legato al rettore. I lavoratori tecnici-amministrativi non sono rappresentati di diritto in CdA (già n quello precedente  contavano poco o nulla).

Come CGIL d’Ateneo avevamo scelto di contrastare queste scelte invitando a boicottare le elezioni degli organi e chiedendo a gran voce che nel nuovo statuto fosse prevista una forte presenza dei tecnici-amministrativi nei consigli di dipartimento e di biblioteca e l’istituzione di consigli di divisione. Il successo del boicottaggio non ha prodotto i risultati auspicati: il fatto che per ben 2 volte il 70% dei lavoratori rifiutasse di eleggere una rappresentanza ormai irrilevante e in via di espulsione non ha fatto capire né a un’amministrazione priva di interesse per la democrazia, né alle altre Organizzazioni sindacali, che i lavoratori volevano avere voce in capitolo.

Ora lo statuto basato sulla l. 240 è stato approvato. La conseguenza peggiore non è tanto dovuta all’espulsione dei lavoratori dal CDA, ma da un accentramento di poteri che consegna l’ateneo al rettore e alla sua corte, con quel che ne consegue per chi, lavoratore, docente o studente, non ne faccia parte.
In particolare per i lavoratori sono a rischio le relazioni sindacali, viste anche le leggi liberticide passate negli ultimi anni.

Noi intendiamo opporci con tutti i mezzi di cui disponiamo a questa specie di monarchia assoluta, che potrebbe riportare le lancette dell’orologio agli anni più bui del peggior baronato.

Per questo motivo riteniamo ora necessario presentare due nostre candidature per il Senato. Non nutriamo nessuna illusione sui poteri riservati a quest’organo di governo, praticamente solo consultivo. Intendiamo però esercitare il diritto di tribuna che ci ha riservato la legge e mettere le varie componenti universitarie costantemente di fronte ai rischi e alle contraddizioni derivanti da un’università governata in stile Gelmini-Decleva (il vero autore della riforma).


CHE COSA INTENDIAMO FARE:

informare tempestivamente i lavoratori di quel che viene discusso e deciso in Senato;

difendere i diritti dei lavoratori, usando anche il Senato per denunciare, se si verificherà, la deriva autoritaria pseudo-manageriale che potrebbe prendere il nuovo governo dell’ateneo

difendere il diritto allo studio contro un’impostazione pseudo-manageriale figlia della l.240

dire la nostra in particolare sui nuovi regolamenti, sul codice etico e sui bilanci;

tentare, anche con altre componenti dell’Ateneo, di cercare di modificare le parti piu’ autoritarie dell’attuale statuto e cercare di stimolare una più ampia partecipazione del personale t-a alla gestione delle strutture

dire la nostra sulla nomina della commissione, proposta dal rettore, che valuterà le candidature per il nuovo CDA

promuovere, nei momenti più importanti, delle occasioni di confronto pubblico,
coinvolgendo il maggior numero di interlocutori possibile, come per esempio in occasione delle elezioni per il rettore

devolvere la quota fissa degli emolumenti a un fondo per le mobilitazioni dei lavoratori (per esempio per alimentare una cassa di resistenza in caso di sciopero)

dimetterci dalla RSU (facendo subentrare i primi non eletti) per tenere comunque ben separate le funzioni e poterci dedicare completamente a un’attività che richiede tempo, competenza, determinazione e combattività.