Molti lavoratori si sono chiesti che cosa fosse l’ennesima trattenuta in busta paga, sotto la voce “ADDIZIONALE I.R.PE.F COMUNALE”.
Si tratta dell’ennesimo regalo del federalismo all’Italiana: il governo taglia i soldi agli enti locali e poi dà loro la possibilità di rivalersi sui contribuenti con delle addizionali. Così gli enti locali scaricheranno la colpa sul governo centrale e il governo sui governi precedenti. Questa volta, però, il Comune di Milano l’ha fatta grossa.
Milano non aveva mai introdotto alcuna addizionale. Di punto in bianco ne ha messa una allo 0,8%, il massimo consentito dalla legge. L’esenzione è sotto un reddito lordo di 21.000,00 € che, come scritto sul sito del Comune, “non rappresenta una franchigia". In soldoni ciò significa che anche chi dovesse guadagnare 21.000,01 € dovrebbe pagare lo 0,8% su tutto l’importo (partendo quindi da 168,00 €; al contrario di ciò che avviene per l’I.R.PE.F.). Alla faccia della progressività delle imposte prevista dalla Costituzione, alla faccia dei lavoratori che hanno la ritenuta alla fonte e che quindi non possono far parte dell'esercito di evasori che beneficeranno dell’esenzione.
Più equo il sistema adottato dalla Regione Lombardia, che almeno prevede una progressività con 5 scaglioni di reddito. L’addizionale regionale, che paghiamo da anni, è più pesante, ma distribuita più equamente tra i redditi.
Di chi è la colpa? Se si ascolta il Comune è la maggioranza precedente che ha lasciato un buco di bilancio e del governo che ha tagliato i trasferimenti agli enti locali. D’altra parte governi di ogni colore tagliano i trasferimenti agli enti locali da anni e coalizioni elettorali vincono le elezioni locali promettendo svolte, venti di cambiamento, e finendo per aumentare iniquamente le tasse giocando allo scaricabarile sulle responsabilità.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 30 Gennaio 2014 15:01 )