CHI SIAMO
ATTIVITÀ DELL'UNITÀ
INIZIATIVE REALIZZATE
PUBBLICAZIONI
ATTIVITÀ COLLEGATE
CATALOGO BIBLIOTECA
LINK
ÉQUIPE SCIENTIFICA

Novità

Stampabile

 

Notiziario N° 8

Marzo - Aprile 2002

a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi

  1. GENERALI
  2. ATTIVITA’ DI RICERCA
  3. EVENTI E PRESENTAZIONI
  4. PUBBLICAZIONI IN VOLUME
  5. SEGNALAZIONI LIBRARIE

1. GENERALI

Si rinvia alla pagina del Centro per informazioni più dettagliate sull'équipeInizio Pagina

 

2. ATTIVITA' DI RICERCA

Prosegue l'attività di ricerca secondo le linee stabilite, e in particolare quella in due direzioni, che mira a tracciare la storia, per momenti significativi, dell'ispanismo italiano e dell'ispanoamericanismo, a cura di Giuseppe Bellini e di Clara Camplani rispettivamente.

Per quanto attiene alla prima ricerca sono stati già pubblicati, in epoche diverse, alcuni saggi rispondenti a un orientamento che abbraccia anche il mondo ispanoamericano. Ricordiamo il saggio dedicato alla "Comunità" italo-ispanica formatasi a partire dalla corte napoletana di Alfonso il Magnanimo, quello che tratta dell'attenzione dell'editoria veneziana alle cose ispaniche, con chiare finalità politiche, attestate, ad esempio, dall'edizione delle Historie di Fernando Colombo e delle opere del Las Casas, dalle capziose osservazioni in particolare del Ramusio, nella sua grande impresa editoriale delle cronache della Conquista. Tali saggi verranno ulteriormente elaborati e armonizzati in un volume dal titolo, provvisorio, di Capítulos para  una historia del hispanismo italiano.

Quanto alla storia dell'ispanoamericanismo, essa si ricollega all'interesse destato dalla scoperte colombiana e dalle conquiste ispaniche. Anche in questo settore esistono precedenti saggi orientativi, pubblicati nel tempo, ad esempio gli studi della Camplani relativi al Las Casas e a scrittori italiani del secolo XIX e XX, come il Nievo e il Pascarella; da tali saggi si prende avvio per la stesura di una vera e propria storia che ponga l'accento soprattutto sull'ispanoamericanismo universitario a partire dal periodo successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Sempre nell'ambito delle relazioni tra la cultura italiana e quella ispanica, sono stati pubblicati il volume di Jaime Martínez Martín, Eugenio de Salazar y la poesía novohispana (Roma, CNR-Bulzoni Editore, 2002, pp. 272) e quello di Mercedes González de Sande, La cultura española en Papini, Prezzolini, M. Puccini y Boine (Roma, CNR-Bulzoni Editore, 2001, pp. 271).

Rispondente all'interesse italiano verso l'America è l'edizione a cura di Beatriz Hernán Gómez del Viaggio al Messico, di fra Ilarione da Bergamo (Roma, CNR-Bulzoni Editore, 2002, pp. 308), analizzato in un approfondito studio dalla curatrice. Il volume è corredato anche da una ricca serie di riproduzioni a colori dei disegni del frate, eccellente artista.

Dei volumi citati si dà maggiore notizia nel settore corrispondente.

La dott.ssa Patrizia Spinato Bruschi continua lo studio dell'attività letterario-politica del venezolano Arturo Uslar Pietri, al quale già ha dedicato un volume nella collana del Centro, e prosegue pure la ricerca intorno a personalità milanesi attente alle cose americane, sulla linea che ha avuto notevoli apporti da parte del compianto Aldo Albònico.

La prof.ssa Emilia Perassi sta sviluppando una sua ricerca relativa alla presenza italiana nella cultura caraibica, partendo da Colombo e  da Michele da Cuneo.Attende inoltre a una complessa indagine mirante a rilevare gli atteggiamenti di scrittori italiani del Novecento nei riguardi dell'America Latina.Inizio Pagina

 

3. EVENTI E PRESENTAZIONI

 

4. PUBBLICAZIONI IN VOLUME


Jaime Martínez Martín, Eugenio de Salazar y la poesía novohispana, Roma, CNR-Bulzoni Editore, 2002, pp. 272.


Copertina libro     Lo studio offre un'analisi approfondita della vita e dell'opera di Eugenio de Salazar (1530 - 1602), poeta spagnolo vissuto per venticinque anni nella Colonia come funzionario reale - fiscal e oidor - di cui si conserva un corpus poetico di notevoli dimensioni, trascurato fino ad ora dalla critica.

    Per portare a compimento la propria opera, Il Prof. Martínez ha sistematicamente passato in rassegna l'Archivo de Indias di Siviglia, l'Archivo general de Centroamérica  del Guatemala, l'Archivo general de la Nación del Messico, nonché numerosi altri archivi minori, giungendo a documentare molti aspetti fino del tutto ignoti della biografia del poeta, arrivando a ricostruire minutamente la sua attività in America.

Nel seguire le peregrinazioni del fedele funzionario di Filippo II a Santo Domingo, in Guatemala e in Messico, lo studioso ha potuto restituire, attraverso le relazioni di Salazar al Consiglio delle Indie, tutto un mondo sommerso di scontri tra i diversi gruppi di pressione - clero, encomenderos, ordini religiosi - mettendo in luce le testimonianze delle difficoltà nel far rispettare le leggi e la corruzione dilagante nella nascente amministrazione americana. La biografia di Eugenio de Salazar si trasforma, quindi, nel quadro di un'epoca.. A ciò si aggiunge lo studio dell'opera letteraria del poeta, analisi del tutto nuova, mai prima realizzata, della Silua de poessía nel suo insieme, mettendo in luce l'estrema varietà dei generi, dei metri e dei temi utilizzati dal poeta cinquecentesco, contributo insostituibile alla conoscenza della lirica nella Colonia.

    Un non piccolo pregio dello studio del Martínez consiste nel far luce da un'angolatura  particolare sulle influenze rinascimentali tra autori italiani e spagnoli. Il Salazar subisce l'egemonia dominante nel suo tempo, il petrarchismo, ma  lo contamina profondamente con la tradizione castigliana precedente a Garcilaso e Boscan, da è ancora profondamente segnato


Mercedes González de Sande, La cultura española en Papini, Prezzolini, M. Puccini y Boine, Roma, CNR-Bulzoni Editore, 2001, pp. 271.


    La studiosa salmantina dà alle stampe una prima parte della più ampia ricerca sulle relazioni letterarie intercorse tra il gruppo di intellettuali italiani raccolti intorno alla rivista La Voce e gli scrittori spagnoli appartenenti alla Generazione del '98.

    Gli intellettuali che si riconoscevano nella rivista fiorentina -che, fondata nel 1908, ebbe come direttore Prezzolini fino al 1914, (salvo un breve periodo in cui la direzione fu assunta da Papini), e De Robertis dal 1914 al 1916 -, manifestarono la necessità di ovviare alla chiusura del clima culturale italiano del momento, aprendolo all'influenza di altre culture europee, in particolare di quella spagnola, con la quale avvertirono grandi affinità.

    Il presente studio si focalizza sulla presenza della cultura spagnola all'interno dell'opera di alcuni degli scrittori che ruotavano intorno a La Voce, chi partecipando attivamente ad essa e con responsabilità di direzione, come Prezzolini e Papini, chi, come Mario Puccini, con apporti saltuari, ma condividendo del gruppo le inquietudini e l'amicizia.

    I quattro scrittori selezionati - Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Mario Puccini e Giovanni Boine - sono quelli nella cui opera la studiosa ha riscontrato il maggior interesse per la letteratura, la storia e la civiltà spagnole, dando conto anche dello scambio culturale che ne è scaturito, segnalando l'impegno di apprendimento linguistico in entrambi i gruppi, l'interesse dei carteggi, lo sforzo di diffusione reciproca nei rispettivi paesi, cosicché in Spagna vennero pubblicate numerose traduzioni degli scrittori conmsiderati, in particolare di Papini..

    L'autrice si sofferma anche sull'importanza della cultura spagnola nella formazione degli scrittori italiani presi in esame, contribuendo efficacemente non solo alla riscoperta di un periodo particolarmente fecondo nelle relazioni culturali tra Italia e Spagna, ma all'approfondimento della conoscenza di autori nostri non sempre adeguatamente valorizzati.


Beatriz Hernán-Gómez (a cura di ), Viaggio al Messico, di fra Ilarione da Bergamo, Roma, CNR-Bulzoni Editore, 2002, pp. 308.


    La studiosa dell'Università di Milano e attiva collaboratrice dei programmi del Consiglio Nazionale delle Ricerche relativi al mondo iberico e americano, porta a compimento con questo libro un'opera davvero meritoria.

    Del frate bergamasco e del suo manoscritto avevano dato notizia alcuni studiosi precedenti, tra essi la Bruno, che sulla rivista "Bergomun" pubblicò alcune parti del diario, ma ora la Hernán-Gómez dà alle stampe l'opera completa di fra Ilarione, così che è possibile allo studioso di cose americane farsi un'idea adeguata delle qualità di fine osservatore dell'autore, il quale nel suo viaggio verso il Messico si mostra acuto interprete della situazione americana della seconda metà del Settecento. La sua attenzione va, naturalmente, anche alla flora dei territori che attraversa; di essa il frate dà efficace notizia, arricchita da disegni dettagliati, a colori, che dimostrano non solamente competenza scientifica, ma eccellenti qualità di artista.

    Un attento studio della curatrice immette nella vicenda personale di fra Ilarione e illustra il suo itinerario, ma non solo: la studiosa si documenta scrupolosamente sulle vicende euro-americane della fine del secolo XVIII, quindi passa alla valutazione del testo come opera letteraria, sottolineando la fine strategia dell'autore ai fini di mantenere desta l'attenzione di coloro ai quali il  suo racconto era destinato, in partenza i suoi confratelli. Ma il testo rivela anche quanto l'autore fosse preso dal piacere di raccontare ciò che aveva veduto, ennesimo europeo catturato dal mondo americano. E ancora, giustificatamente, la Hernán Gómez sottolinea un altro punto di interesse dell'opera: la lingua, sia nel lento appropriarsi da parte del frate dello spagnolo, sia nella conservazione di particolarità della lingua d'origine, il bergamasco.

    L'edizione critica appare condotta con grande competenza. Il volume è arricchito da tutta una serie di documenti di grande interesse. (G.B.)Inizio Pagina

 

5. SEGNALAZIONI LIBRARIE

In questo settore si segnalano brevemente pubblicazioni (riviste e libri) di interesse iberoamericanistico.


Roberto Bolaño, Chiamate telefoniche, Palermo, Sellerio, 2000, pp. 265; Idem, Estrella distante, Barcelona, Editorial Anagrama, 1999 (2a. ed.), pp. 157.


    Il cileno Roberto Bolaño è una scoperta ancora recente, almeno per l'Italia, nell'ambito della narrativa ispano-americana. Il favore che ha visto tra noi il suo compatriota Luis Sepúlveda, soprattutto dopo il film sulla "Gabbianella", invece di favorire la diffusione di altri scrittori cileni, ha in qualche modo messo ai margini autori rilevanti del paese, malgrado il Sepúlveda stesso abbia contribuito, con la collana che dirige presso l'editore Guanda, a far tradurre alcuni, come il ben noto Coloane.

    Del Bolaño l'editore Sellerio, sempre meritoriamente attento alla narrativa dell'America ispanica, ha pubblicato nel 2000 la traduzione dei racconti riuniti in Llamadas telef­ónicas, libro edito da Anagrama nel 1997. Precede, quindi, questo libro, una sorta di romanzo, Estrella distante, che risale all'anno 1996, lo stesso in cui il narratore pubblica La literatura nazi en América, e direi proprio che è Estrella distante, che al romanzo precedente si collega, a dare più compiutamente la sua misura di scrittore.

    Roberto Bolaño è certamente un autore dotato; la sua scrittura è tesa, nervosa; egli procede per complicate connessioni di trama, immette nella narrazione tutta una consistenza di dati culturali che ne attesta la solidità della formazione, complica le vicende avvolgendole nel mistero, quindi facendole riemergere in clima di dramma: una sorta di giallo o di racconto del terrore, di ambito del delitto.

    Naturalmente mescola alla vicenda l'elemento politico, mantenuto sempre equilibratamente sullo sfondo: è il periodo della dittatura pinochetiana, dei campi  di concentramento, delle sparizioni misteriose, dei delitti impuniti. (G.B.)


Francesca Petrocchi, Tra nazionalismo e cosmopolitismo. "Dante" (1932-1940), una rivista italiana di Poesia a Parigi, Roma, Edizioni Scientifiche Italiane, 2000, pp. 235.


    L'italianista ed esperta di letterature comparate dell'Università della Tuscia, Francesca Petrocchi, apporta in questo suo recente studio un contributo rilevante al settore che ci interessa più da vicino, quello delle letterature iberiche e latino-americane, facilitando agli studiosi dell'ambito un vero approfondimento a proposito delle relazioni tra la poesia italiana e quella sviluppatasi nella prima metà del secolo XX nelle aree geografiche menzionate.

    "Dante" fu la rivista diretta da Parigi e colà edita, dal letterato e poeta Lionello Fiumi durante un lungo periodo del ventennio fascista, precisamente dal 1932 al 1940, data dell'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania nazista. Ma Fiumi non fu un servo del potere, un prezzolato propagandista, bensì un appassionato della poesia, aperto alla conoscenza e ai proficui contatti di cultura cui indirizzò la sua rivista, la cui attività certamente doveva pure dar prestigio al regime, preoccupato di un'immagine culturale da diffondere nel mondo, in Europa e in America.

    Del resto, molti erano i punti di contatto, all'epoca, tra regimi cosiddetti forti attivi, anche in altri paesi. Valga il caso del Portogallo, o del Brasile, dove il fascismo aveva non pochi estimatori, e in quel vasto settore di italiani, figli dell'emigrazione, che sentivano rafforzata in prestigio la loro appartenenza a un paese che appariva forte, deciso, teso, come diceva la propaganda del regime, verso grandi mete.

    Maggiori dettagli daremo nella recensione che apparirà nel n. 75-76 della "Rassegna Iberistica". (G.B.)


Martín Luis Guzmán, La sombra del caudillo, ed. de Antonio Lorente Medina, Madrid, Editorial Castalia, 2002, pp. 335.


     Nella collana "Cl­ásicos Castalia", che, con un certo ritardo, bisogna riconoscerlo, si sta ora arricchendo di testi fondamentali che appartengono alla letteratura ispanoamericana, appare questa edizione di una delle maggiori opere di Mart­ín Luis Guzmán, uno degli scrittori più rilevanti della narrativa che ha per tema la Rivoluzione messicana.

    Antonio Lorente Medina, cattedratico di letteratura ispanoamericana nell'Universidad a Distancia di Madrid, con la sua ben nota competenza di studioso non solo della letteratura, ma della vicenda storica del mondo americano, ci offre in questa edizione de La sombra del caudillo la lezione scrupolosa di un testo fondamentale della narrativa messicana, attentamente controllato sull'edizione princeps e tenendo conto, per quanto possibile, delle diverse versioni date alla stampa contemporaneamente dall'autore, a puntate, su diversi giornali dell'epoca cui collaborava. Il romanzo è arricchito, anche, di un capitolo finale,  non presente nella princeps, che corona efficacemente il clima tragico dell'opera, con il riscatto morale del protagonista, sul punto di essere eliminato dagli sgherri del caudillo. (G.B.) 


Italo Moretti, I figli di Plaza de Mayo, Milano, Sperling & Kupfer, 2002, pp. 146.


    La triste vicenda dei desaparecidos argentini non ha perso ancora la sua tragica attualità, non solo in quanto vergogna incancellabile per le forze armate di quella nazione, ma perché le conseguenze di quell'orribile misfatto ancora si trascinano in processi celebrati anche in Spagna e in Italia, con condanne durissime, che lasciano il tempo che trovano nel paese latino-americano, dibattuto tra la voglia di dare il tutto per episodico e il timore della reazioni dei militari.

    I presidenti che si sono susseguiti in Argentina dopo Alfonsín hanno attuato una politica di addomesticamento, tentando di ridurre il significato della tragedia, senza peraltro riuscirvi né agli occhi, naturalmente, di coloro che ebbero vittime tra i propri familiari, né a quelli del resto del mondo.

    Numerose furono le vittime, uomini e donne, ma anche bambini, tutti prelevati con la forza e quindi eliminati, spesso dopo terribili torture, come del resto avvenne in Cile al tempo della dittatura di Pinochet e in Uruguay nel periodo dei militari. In Argentina si salvarono i figli delle donne incinte al momento dell'arresto, che partorirono in carcere, quindi vennero eliminate. Questi figli furono oggetto di ripartizione soprattutto tra militari e poliziotti ansiosi di una figliolanza che direttamente non riuscivano ad avere.

    Le nonne si incaricarono, caduta la dittatura militare, ma anche sotto di essa, di indagare dove fossero finiti i propri nipoti e non di rado li trovarono figli di altri, talvolta aguzzini o assassini dei loro stessi genitori.

    Cose ben note, ma ancora si accoglie con interesse, per l'enormità del delitto, ogni nuovo scritto che porti notizie sull'argomento. Così è per questo libro di Italo Moretti, una serie di testimonianze che fanno ulteriormente luce su quanto accaduto, sul dramma che per molti ancora continua. (G. B.)


AA. VV., L'isola regalata. Cronache caraibiche antiche e moderne.(Prefazione di Gina Lagorio), Milano, Viennepierre edizioni, 2002, pp. 212. con CD. 


Copertina libro La Viennepierre è una casa editrice milanese, piccola ma interessante, che pubblica testi nuovi e antichi di viaggiatori, epistolari, biografie, cataloghi d'arte e di bibliofilia, antica gastronomia, guide di turismo culturale, poesia letteraria, anche dialettale, volta in italiano con testo a fronte. In linea con tale scelta editoriale presenta con questo volume il testo originale della lettera di Michele da Cuneo a Gerolamo Annari, datata Savona, 15 ottobre 1495, che costituisce uno dei documenti cardine della storiografia colombiana,  e ne fornisce anche una versione in italiano moderno scritta e presentata da Gina Lagorio. La lettera, come è noto, riferisce, tra gli altri molti episodi, raccontati con straordinaria vivacità e immediatezza, quanto avvenuto nel 1494, durante il secondo viaggio di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo, quando Michele da Cuneo, nativo di Savona, avvistò "un'isola bellissima con un perimetro di circa 25 leghe.che per amor mio l'Ammiraglio battezzò 'la bella Savonese'" e di cui l'Ammiraglio gli fece dono. L'isola, che gli indigeni taínos chiamavano Adamanay, oggi chiamata Saona, è la più estesa di quelle adiacenti alla Repubblica Dominicana; ricca di resti archeologici, mantiene il ricordo e l'affratellamento con la città di Savona cui deve il nome.

    Esperti americanisti, storici e letterati illustrano con sette saggi i rapporti tra l'Italia e Santo Domingo, con i contributi qui di seguito indicati:

Carlo Nobili (antropologo americanista, Museo Nazionale Etnografico Pigorini di Roma), Indigenismo e identità: il color indio del dominicano.

Marcio Veloz Maggiolo (storico colombiano), Gli italiani nella vita dominicana.

Emilia Perassi  (ispanoamericanista, Università di Milano), La scoperta dell'America nella cronaca italiana del XVI secolo.

Giuseppe  Milazzo (storico colombiano), Colombo, Michele da Cuneo e l'isola regalata.

Silvio Riolfo Marengo (critico letterario), Parole di mare e di terra nella "Lettera" di Michele da Cuneo.

Corradino Astengo (geografo, Università di Genova), Il secondo viaggio di Colombo nelle testimonianze del tempo. 

Furio Ciciliot (Presidente della Società Savonese di Storia Patria), Michele da Cuneo: un marinaio-pescatore dal Mediterraneo ai Caraibi.

Corredano il volume, elegante nell'edizione, anche belle immagini  fotografiche, tra le quali l"incipit del manoscritto della Lettera di Michele da Cuneo, conservato presso la biblioteca universitaria di Bologna, e un CD di Luis Martín Gómez con voce di Danilo Manera e Marcio Veloz Maggiolo. (C.C.)


Gina Lagorio, Elogio de la calabaza, traduz di María José Aguirre Carreño, prefaz. di Emilia Perassi, Roma, Millelire-Stampa Alternativa, 2002, pp.31.


Copertina libro

Nel quadro delle iniziative volte a rinnovare e stringere le relazioni che dalla Scoperta si intrecciano tra Italia e Santo Domingo,  che hanno visto presenti un gruppo di scrittori e studiosi italiani alla presentazione del libro sopra segnalato, la Casa de Italia della repubblica centroamericana ha voluto gemellare anche le edizioni italiane Millelire, proponendo la traduzione di María José Aguirre Carreño della raccolta di racconti Elogio della zucca, di Gina Lagorio, già uscito per i tipi di Rizzoli nel 2000. Dei 21 racconti che compongono l'opera originale ne sono stati qui selezionati due, El cuerno de oro e El árbol negro. Il primo presenta una riflessione sulla senilità, né malinconica né pessimista, ma inserita nel grande ciclo della vita che si rigenera, il secondo   schiude la porta a riflessioni interiori valorizzanti il mondo delle radici, dei legati ancestrali, che di generazione in generazione si accumulano fino ad acquisire un potere reale anche presso individui che poggiano la propria visione del mondp sulla logica e sulla razionalità. Precede i due racconti l'elogio rivolto alla zucca - dedicato a Vanni Scheiwiller-, che riassume lo spirito della pubblicazione. L'elogio ad una pianta umile  dall'aspetto vistoso e dal fiore sgargiante, eppure commestibile, e che la scrittrice sente di dovere rivalutare in quanto   essere che si adatta alla propria condizione e che dà il massimo di sé. Presenta il volumetto Emilia Perassi, che icasticamente giunge a trovare la sintesi della scrittura della Lagorio, di cui è grande estimatrice, nelle tre parole: " madre, terra, radici". (C.C.)Inizio Pagina



Ultimo aggiornamento: 27.03.2010
In rete dal: 15.05.1998 info