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anno 5 | numero 6
novembre - dicembre 2007
 
La libertà di critica scientifica e la diffamazione
di Sabrina Peron
avvocato in Milano
 
 
Agnese Selva "Un soffio"

Il diritto di critica, quale esercizio del democratico principio di libertà e di manifestazione del proprio pensiero, trova il suo fondamento nell'art. 21 della Costituzione.
Esso, tuttavia, deve essere esercitato nel rispetto di altri diritti fondamentali, parimenti sanciti dalla Costituzione, ed attinenti alla pari dignità sociale di tutti i cittadini (quale che possa essere il loro credo religioso e politico) ed alla salvaguardia dei diritti inviolabili della persona (sia come singolo, sia come membro delle più diverse formazioni sociali nelle quali si forma e si sviluppa la personalità d'ognuno) al fine di realizzare un corretto e fecondo bilanciamento di tali valori, tutti di rango costituzionale, idoneo a salvaguardare il pluralismo culturale, ideologico e religioso sul quale in una democrazia moderna si fonda il concetto di libertà.
Tra questi diritti inviolabili vanno, senza dubbio, annoverati il diritto all'onore, alla reputazione ed all'immagine (beni garantiti dall'art. 2 della Costituzione) i quali, talvolta, possono essere lesi da espressioni critiche contenute in un articolo.
Tutte le volte in cui il diritto all'onore ed alla reputazione di un individuo entra in conflitto con la libertà di manifestazione dl pensiero, si pone la necessità di ricercare un bilanciamento tra interesse individuale alla reputazione e quello generale a che non vengano introdotte limitazione alla libertà di espressione.
Tale bilanciamento viene individuato nella necessità che i fatti pubblicati siano veri (c.d. limite della verità), rispondano ad interesse pubblico e vengano esposti in modo formalmente corretto (c.d. limite dalla continenza).
Ferme queste considerazioni d'ordine generale, vediamo che la Costituzione oltre al principio di libertà di manifestazione del pensiero di cui al citato art. 21, garantisce altresì il principio della libertà della scienza, fissato nel successivo art. 33 ("L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento").
Il principio di libertà fissato dall'art. 33 Cost., fa sì che, in tema di esercizio del diritto di critica nel settore scientifico, qualora si leda l'altrui onore e reputazione, non è operante il limite della verità. In sede giudiziari,a infatti, non è consentita alcun tipo di verifica dell'ipotesi scientifica, dato che nel contesto scientifico generalmente si fronteggiano teorie generali e conseguenti diverse soluzioni tecnico-pratiche, spesso inconciliabili e, peraltro, destinate ed evolversi nel tempo. Del resto per dirla con Popper una teoria è scientifica solo se è falsificabile. Al giudice, quindi, spetta solo il compito di accertare la natura scientifica dell'opera , sicché il giudice ha il solo compito di stabilire la natura scientifica dell'opera, nella sua rigorosa formalità, per il metodo, lo stile ed il contenuto (dato, quest'ultimo, da recepire nella sua letterale rappresentazione, senza pretesa di verifica alcuna dell'ipotesi scientifica). Ad esempio, la Corte di Cassazione ha ribadito l'impossibilità per il giudice di formulare un "giudizio di verità oggettiva" sulla validità scientifica di una terapia chirurgica controversa; con conseguente inutilità di ogni accertamento peritale o esame testimoniale sul punto, dato che non sarebbe comunque possibile un apprezzamento nel merito delle contrastanti valutazioni (Cass. 06.04.1993, n. 4109).
In sede giudiziaria, il problema primario, dunque, sarà solo quello della corretta individuazione di parametri che consentano la riconoscibilità dell'opera come scientifica. Solitamente, questi parametri vengono individuati nel "metodo utilizzato che procede per analisi e sintesi, mediante la raccolta del materiale e lo studio comparato delle fonti, i cui risultati siano esposti con la pacatezza del linguaggio che si addice alla serietà della scienza" (così F. Albamonte, Attività di divulgazione scientifica e reato di diffamazione, in Cass. pen. 1995). Ad esempio, nel caso di pubblicazioni scientifiche relative l'analisi comparativa di alcuni prodotti (i c.d. warentest), le analisi devono essere effettuate da esperti nei settori tecnico scientifici di riferimento, i quali ultimi devono essere imparziali e devono operare seguendo criteri e metodi sicuramente attendibili. Ovviamente, vanno considerati articoli di critica scientifica, anche quelli meramente divulgativi, che si limitano a somministrare al lettore alcune nozioni di facile comprensione per il pubblico dei non addetti.
In definitiva, la critica scientifica rappresenta una forma legittima di manifestazione del pensiero qualora "risponda all'utilità sociale, sia accompagnata dall'indicazione delle ragioni che hanno condotto alla sua formulazione e, infine, non ecceda il limite della continenza" (Cass., 06.04.1993, n. 4109). Proprio con riguardo a quest'ultimo limite, vediamo che si ritiene "estraneo all'attività di critica ogni apprezzamento negativo immotivato, ancorché la motivazione possa essere opinabile per l'impossibilità di accertare la verità oggettiva di tesi scientifiche e di valutazioni tecniche non da tutti condivise; i giudizi di disapprovazione e di discredito delle idee e dei comportamenti altrui possono assumere il tono anche di grave e vivace dissenso, ma debbono essere motivati ed espressi in termini corretti, misurati e obiettivi" (Cass., 06.04.1993, n. 4109).
Anche qualora l'attività di critica concerna persone esercenti la medesima attività professionale, pur essendo consentito manifestare giudizi negativi sull'operato del collega, quest'ultima deve però rimanere nell'ambito del "dissenso motivato su basi tecnico-scientifiche ed il giudizio dev'essere espresso in termini corretti, misurati ed obiettivi e non assumere toni lesivi della dignità morale e professionale del collega" (Cass., 24.04.1985, Zanelli).

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