Conversione di percentuale in peso in molarità: molti usano la formula M=densitàx(percentuale in peso/100)x(1/PM), dimenticando che se la densità è espressa (come di solito) in g/ml, in questo modo si ottengono le moli di soluto in 1 ml e non in 1 litro di soluzione (e quindi si hanno valori 1000 volte più bassi del valore corretto). Personalmente scoraggio l’uso di formule imparate a memoria e vi invito a ragionare, come nella traccia di soluzione presentata in rete. Comunque, se proprio non potete fare a meno di imparare a memoria una formula, aggiungete il fattore 1000, ovvero moltiplicate la densità per 1000, in modo da ottenere la massa di 1 litro di soluzione.

La molalità rappresenta le moli di soluto per Kg di solvente (e non di soluzione).

La costante R vale 0.082 l atm mol-1 K-1 nelle equazioni che descrivono il comportamento dei gas, mentre ha il valore di 8.31 J mol-1 K-1 nelle espressioni termodinamiche.

Molti hanno una disinvoltura eccessiva nell’uso delle cifre significative, che spesso trasforma una semplice imprecisione in un vero e proprio errore. Per esempio 1.00 g di F2 corrispondono a 2.63x10-2 moli. Non è lecito approssimarlo a 0.03, perché ci sono ben tre cifre significative disponibili: e questo errato arrotondamento avrebbe significato nell’esercizio 3 un rapporto stechiometrico fra Cl2 e F2 anziché un difetto di F2, come era in effetti. E quindi avrebbe portato ad uno svolgimento errato dell’intero esercizio. Ancora più sbagliato sarebbe stato scrivere 0.02 (come inspiegabilmente hanno fatto molti studenti), perché questo non è nemmeno un arrotondamento, ma un semplice arrestarsi alla prima cifra fornita dalla calcolatrice (in questa logica 0,299 diventerebbe 0,2!)

E’ necessario che pensiate sempre alle unità di misura in cui vanno espresse le grandezze che calcolate. Abituatevi a scriverle e a verificarne la congruità con quelle delle grandezze utilizzate per il calcolo. In questo modo evitate molti errori.

Un legame doppio è la risultante di un legame sigma e un legame pi greco: ovvero nel doppio legame l’interazione pi greco si somma a quella sigma, non la sostituisce.

Il principio fondamentale per prevedere l’andamento delle reazioni di ossidoriduzione dice che la forma ossidata della coppia con il potenziale più alto ossida la forma ridotta della coppia con il potenziale più basso. In termini elettrochimici, svolgerà il ruolo di catodo (cioè subirà la reazione di riduzione) la coppia con E più alto e sarà anodo (cioè subirà la ossidazione) la coppia con E più basso. All’interno di ciascuna coppia, solo la forma ossidata (più povera di elettroni) può svolgere il ruolo di ossidante (strappare elettroni) e solo la forma ridotta (più ricca di elettroni) può agire da riducente (cedere elettroni). Quindi, data una serie di coppie, l’ossidante più forte sarà la forma ossidata della coppia con potenziale più alto, che potrà ossidare (strappare elettroni) tutte le forme ridotte delle coppie con E più basso. Per contro, il riducente più forte sarà la forma ridotta della coppia con il potenziale più basso, che potrà cedere elettroni a tutte le forme ossidate delle coppie con E più alto.