Immagini di ghiacciai nella storia

Un notevole contributo allo studio dei ghiacciai e delle loro variazioni recenti deriva dall'analisi della documentazione storica in senso lato e in particolare di quella iconografica. Resoconti di viaggio, descrizioni, quadri, schizzi, cartografie (che spesso uniscono interesse scientifico e attrattive artistiche) e più tardi fotografie sempre più perfette, consentono confronti qualitativi fra situazioni glaciali di periodi diversi.


La Mer de Glace in un acquerello di S. Birmann del 1823

"Siamo tornati dalla visita al ghiacciaio de Montavert, o, come lo chiamano, Mer de Glace: una scena, in realtà, d'una vertiginosa e prodigiosa bellezza... La valle stessa è colmata da una massa di ghiaccio ondulato ed ha una pendenza abbastanza graduale anche verso i più remoti abissi di queste orribili solitudini. E' soltanto una mezza lega (circa due miglia) in ampiezza ed appare molto minore. Ha un aspetto tale per cui sembra che il gelo abbia indurito improvvisamente le onde e i gorghi di un impetuoso torrente... Le onde si innalzano fino a 12 o 15 piedi sulla superficie della massa che è intersecata da lunghe fenditure di incommensurabile profondità, le cui pareti di ghiaccio sono d'un azzurro più bello di quello del cielo. In queste regioni ogni cosa cambia ed è in movimento. Questa enorme massa di ghiaccio ha un moto indefinito che non cessa né giorno né notte; si fende e si spacca continuamente, alcune gibbosità sprofondano mentre altre si formano... Si sarebbe portati a credere che il Monte Bianco, come il dio degli Stoici, fosse un enorme animale e che il suo sangue gelato circolasse in continuazione attraverso le sue vene di pietra..."
(Percy Bisshe Shelley, 25 luglio 1816)


Ghiacciaio di Grindelwald inferiore, XVIII sec.



Glacier de Giétro - Escher von der Linth, 1818



Il Ghiacciaio di Grindelwald; acquerello di J.H. Aberli del 1762



Il Ghiacciaio di Lötschen in Svizzera in un acquerello anonimo del 1698



Il Ghiacciaio del Gorner sul versante svizzero del Monte Rosa. Disegno di J. Bettanier della prima metà del XIX secolo.



Il frontespizio di un volume dell'Abate Antonio Stoppani.