Ghiacciai nel mondo

I ghiacciai coprono attualmente circa 15 milioni di km2 delle terre emerse. La valutazione più attendibile è quella del Catasto Internazionale dei Ghiacciai, pubblicato nel 1989 dal World Glacier Monitoring Service di Zurigo. Una sintesi è presentata nella tabella seguente (Smiraglia, 1992):
       


Paesaggio dell'Antartide Orientale presso Cap Hallet.
Come appare dalla tabella, la quasi totalità del ghiaccio terrestre (96,6%) è racchiusa nelle grandi calotte dell'Antartide e della Groenlandia. Dal punto di vista semplicemente statistico, i numerosissimi ghiacciai localizzati nelle principali catene montuose dell'Europa, dell'Asia e delle Americhe sono dunque praticamente insignificanti.
In effetti anche solo immaginare un continente esteso una volta e mezzo l'Europa e ricoperto di ghiaccio con uno spessore medio di due chilometri e uno massimo di oltre 4 km non è per nulla intuitivo: si tratta di oltre 30 milioni di km3 di ghiaccio che comprimono e deformano con il proprio peso la crosta terrestre sottostante. In realtà l'Antartide è costituita da due calotte, una occidentale, più piccola, ancorata ad un arcipelago di isole, l'altra, orientale, gigantesca, che raccoglie da sola il 76% del ghiaccio terrestre. Le due calotte si alzano con lieve inclinazione dalle coste verso l'interno sommergendo i rilievi montuosi e raggiungendo le quote più elevate (anche superiori ai 4000 m) nei cosiddetti domi dai nomi mitologici (Titano, Circe).


L'Harding Icefield in Alaska.

Il ghiaccio delle calotte fluisce verso il mare attraverso ghiacciai di sbocco di vastissime dimensioni che si muovono con velocità maggiore rispetto alla calotta. Il più esteso è il Ghiacciaio Lambert, il più vasto della Terra (300 km di lunghezza).Questi ghiacciai si allungano in mare per decine di chilometri con lingue galleggianti oppure confluiscono alimentando piattaforme tabulari, come quella di Ross, che con uno spessore di 300 m copre una superficie pari a quella della Francia. La calotta groenlandese è vasta poco più di un decimo dell'Antartide e raggiunge uno spessore massimo di 3000 m. Il paesaggio dell'interno è uniforme come quello antartico, mentre le coste si rialzano in cime granitiche, che formano una fascia deglaciata fra la calotta e il mare. Correnti di ghiaccio drenano l'altopiano e si spingono fino al mare, scaricando enormi quantità di iceberg, come il velocissimo Ghiacciaio di Jakobshavn.Nelle regioni artiche e subartiche, oltre alla calotta groenlandese, si trovano terre dove i ghiacciai, pur assumendo dimensioni più ridotte, offrono sempre paesaggi grandiosi.


Lago proglaciale e iceberg presso una delle lingue radiali del Vatnajökull.

Ciò vale, ad esempio, per l'Alaska, dove dalle cime come il Mc Kinley o il S. Elia che superano i 5000 m, scendono imponenti ghiacciai che si allargano nelle pianure con vasti lobi pedemontani, come il Malaspina; numerosi sono anche gli ice-field, come l'Harding, che pur in minori dimensioni ricordano come morfologia le grandi calotte polari.Ghiacciai sono sviluppati anche nelle isole dell'Arcipelago Canadese (Baffin, Ellesmere, Axel Heilberg) e a oriente della Groenlandia, in Islanda. In quest'isola, i grandi altopiani basaltici sono ricoperti da numerose calotte di ghiaccio, fra le quali la più vasta, il Vatnajökull, copre una superficie di oltre 8000 km2.
Sempre nella fascia artica e subartica si estendono le calotte che coprono le isole di Jan Mayen , delle Svalbard, della Terra di Francesco Giuseppe, mentre poco più a sud, nella penisola scandinava, dai vasti altopiani ghiacciati (il più ampio è lo Jostedalsbre) si diramano a raggera numerose lingue.


Lingue dello Jostedalsbre.

Ghiacciaio vallivo sugli Altai.

Il Ghiacciaio Baltoro con la sua copertura detritica.

Il Mount Rainier con la calotta glaciale in sommità.

Il Mount Kenya con i piccoli ghiacciai di canalone.
Le maggiori estensioni di ghiaccio al di fuori delle regioni polari sono ospitate nelle grandi catene montuose dell'Asia e dell'America. In Pamir, Tien Shan, Karakorum, Himalaya, Altai, le colate glaciali ricoperte da detrito si allungano per decine di chilometri, come il Fedtchenko (77 km), il Baltoro, che porta ai piedi del K2 o il Siachen.

Nelle Ande Patagoniche si estende per oltre 17.000 km2 lo Hielo Continental, alimentato dalle bufere del Pacifico, mentre sugli altri settori delle Ande e delle Montagne Rocciose, vulcani come il Rainier o il Sajama, sono incappucciati di bianche calotte, da cui scendono brevi lingue di ghiaccio.

Piccoli ghiacciai sono presenti anche in Africa, proprio sulla linea dell'Equatore, annidati sulle pendici delle più alte vette del continente, come il Kilimangiaro, il Ruwenzori e il Kenya.

Nonostante la loro superficie complessiva sia molto ridotta (0,018 % della superficie del ghiaccio totale), sono tuttavia le Alpi ad ospitare i ghiacciai per i quali si dispone delle informazioni più attendibili e di più lunga durata. Qui infatti nasce la glaciologia, qui a partire dalla metà dell'Ottocento cominciano i rilievi sistematici. Su questa catena secondo il Catasto del 1989 i ghiacciai in numero di 5154 coprono poco meno di 3000 km2, distribuiti per il 46 % in Svizzera, dove si trovano i maggiori ghiaccia alpini, come l'Aletsch nelle Alpi Bernesi, il Gorner nel gruppo del Monte Rosa e il Morteratsch nel gruppo del Bernina.

Il Ghiacciaio Aletsch, il più vasto della catena alpina.

Ghiacciaio di circo sul M. Emilius (Valle d'Aosta).
Sul versante italiano delle Alpi si distribuisce circa un quinto delle aree glaciali della catena, con una superficie di 600 km2 e una concentrazione maggiore nel gruppo dell'Ortles-Cevedale (quasi 100 km2), seguito dall'Adamello-Presanella e dal Monte Bianco.
Si tratta per la maggior parte di ghiacciai di piccole dimensioni, privi di vera e propria lingua, raccolti nel fondo di circhi, nicchie, canaloni, alimentati soprattutto da valanghe, le cui morene deposte testimoniano un'espansione ben più vasta solo 150 fa durante la Piccola Età Glaciale.
Di numero ridotto, ma molto più vasti sono i ghiacciai dotati di una lingua alimentata da uno o più circhi di accumulo. Il più vasto di questo tipo è quello dei Forni nel gruppo del Cevedale, che si estende per 13 km2 ed è formato da tre bacini collettori da cui scendono altrettante colate che si uniscono in un'unica lingua.
Nel gruppo del Monte Bianco e del Monte Rosa si trovano alcuni esemplari di debris-covered glacier, detti anche "ghiacciai neri", tipologia rara sulle Alpi, ma diffusissima sulle catene asiatiche; le lingue del Miage, della Brenva e del Belvedere si allungano per chilometri coperte da detrito che nasconde quasi completamente il ghiaccio sottostante.

Il Ghiacciaio dei Forni, il più vasto apparato vallivo delle Alpi Italiane.

Il Ghiacciaio del Miage, uno dei pochi "ghiacciai neri" delle Alpi Italiane.
Un'altra tipologia insolita è quella del complesso glaciale dell'Adamello, la cui struttura ricorda i più vasti ghiacciai scandinavi di altopiano; da una zona centrale quasi pianeggiante (il Pian di Neve) si dipartono a raggera numerose lingue glaciali, come quella del Mandrone, formando una superficie complessiva di 18 km2 e costituendo il più vasto ghiacciaio italiano.


Sul Ghiacciaio dell'Adamello, il più vasto complesso
glaciale delle Alpi Italiane.