La presenza di ghiaccio perenne nelle grotte di molte zone carsiche dell'arco alpino è nota da secoli: proprio sulle Grigne, Leonardo da Vinci (Codice Atlantico, F 573 b) e successivamente Stenone visitarono e descrissero la famosa Ghiacciaia di Moncòdeno, iniziando così lo studio scientifico dei depositi perenni di ghiaccio ipogeo. Malgrado questo inizio promettente oggi l'attività di ricerca è molto scarsa e limitata a qualche grotta europea facilmente accessibile e già sfruttata a fini turistici.
Nel corso della successiva stagione estiva e autunnale del 2000 è stata completata la rete termometrica esterna e installate delle nuove stazioni di misura e di registrazione delle temperature all'interno delle grotte, fino a circa -90 m. Sono state descritte la stratigrafia e la morfometria dei depositi di ghiaccio e nevato interni alle tre grotte scelte per lo studio di dettaglio. E' stato effettuato un campionamento a bassa densità del ghiaccio e del nevato, finalizzato ad ottenere un primo quadro orientativo della chimica degli elementi maggiori e del
Nel corso del 2001 si è proceduto a un riesame completo delle tre grotte in studio, sono state osservate le variazioni dei depositi interni rispetto all'anno precedente e descritte in maggior dettaglio numerose situazioni. Sono state estratte due carote di ghiaccio e nevato da una grotta, e una carota di ghiaccio a circa -90 m nella grotta più profonda. Tutte le carote sono state campionate sistematicamente e i campioni analizzati quantitativamente per gli elementi maggiori e il Oltre agli importanti campioni che ha fornito, questo primo carotaggio "profondo", il primo nel suo genere stando alla letteratura disponibile, ci ha anche consentito di acquisire un importante know how sugli aspetti tecnici e operativi, molto utile per i futuri sviluppi di questi studi. Una prima ricerca di materia organica, in vista di una datazione con Sempre nel 2001 si è proceduto a un campionamento mediante carotaggio sulla vegetazione arborea vivente e mediante prelievo con motosega di intere sezioni trasversali di tronco dagli individui morti, nonché al successivo studio dei campioni ottenuti. Lo scopo di questo ulteriore approccio è di individuare una eventuale correlazione tra segnali climatici osservabili in grotta e dati ricavabili all'esterno dallo studio dendrocronologico. Per completare il quadro delle ricerche svolte va segnalata la raccolta e analisi dei dati climatologici registrati dalle stazioni meteorologiche locali e delle zone limitrofe. I risultati di queste indagini verranno esposti nella tesi di Stefano Turri e nella mia, che sono state discusse il giorno 8 aprile 2002 presso l'Università di Milano. ![]() ![]() ![]() |
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