Studio dei depositi perenni di ghiaccio e neve in Moncodeno (Grigna Settentrionale, Lecco)

(dalle Tesi di Laurea in Scienze Geologiche di Michele Citterio e Stefano Turri)



Michele Citterio


Stefano Turri


Relatore: Prof. Alfredo Bini,
Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Milano.

Correlatore: Dott. Valter Maggi,
Dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

La presenza di ghiaccio perenne nelle grotte di molte zone carsiche dell'arco alpino è nota da secoli: proprio sulle Grigne, Leonardo da Vinci (Codice Atlantico, F 573 b) e successivamente Stenone visitarono e descrissero la famosa Ghiacciaia di Moncòdeno, iniziando così lo studio scientifico dei depositi perenni di ghiaccio ipogeo. Malgrado questo inizio promettente oggi l'attività di ricerca è molto scarsa e limitata a qualche grotta europea facilmente accessibile e già sfruttata a fini turistici.

Sezione della grotta 1650 Lo Lc (rilievo in: Bini & Pellegrini, 1998)

Le ricerche sul terreno sono iniziate alla fine del 1999 con una serie di sopralluoghi nella zona dove si aprono le grotte in esame. Sono state compiute osservazioni orientate a stabilire quali fossero le principali modalità di alimentazione delle diverse cavità che erano state ritenute, sulla base di rilievi di dettaglio già disponibili, potenzialmente interessanti. In particolare si sono privilegiate le grotte con minor probabilità di alimentazione da valanga, dove lo studio stratigrafico sarebbe evidentemente risultato arduo e poco fruttuoso. Nello stesso periodo è stata installata una prima essenziale rete di monitoraggio delle temperature dell'aria all'esterno delle cavità, composta da termometri registratori autonomi con acquisizione di un dato ogni 2 - 4 ore.
Nel corso della successiva stagione estiva e autunnale del 2000 è stata completata la rete termometrica esterna e installate delle nuove stazioni di misura e di registrazione delle temperature all'interno delle grotte, fino a circa -90 m. Sono state descritte la stratigrafia e la morfometria dei depositi di ghiaccio e nevato interni alle tre grotte scelte per lo studio di dettaglio. E' stato effettuato un campionamento a bassa densità del ghiaccio e del nevato, finalizzato ad ottenere un primo quadro orientativo della chimica degli elementi maggiori e del . Le significative differenze emerse tra le grotte hanno permesso di formulare una gamma di ipotesi riguardo all'origine e al significato delle differenze stesse. Le successive indagini sono state finalizzate sia alla verifica di tali ipotesi, sia alla ricerca di eventuali situazioni non riconosciute in precedenza. È stata anche ripresa, in condizioni ambientali oggettivamente difficili per l'attrezzatura disponibile, una prima documentazione fotografica dei depositi e degli ambienti ipogei.
Nel corso del 2001 si è proceduto a un riesame completo delle tre grotte in studio, sono state osservate le variazioni dei depositi interni rispetto all'anno precedente e descritte in maggior dettaglio numerose situazioni. Sono state estratte due carote di ghiaccio e nevato da una grotta, e una carota di ghiaccio a circa -90 m nella grotta più profonda. Tutte le carote sono state campionate sistematicamente e i campioni analizzati quantitativamente per gli elementi maggiori e il . Inoltre sono state tagliate delle sezioni sottili di ghiaccio, sia longitudinali lungo tutta la lunghezza delle carote, sia trasversali in posizioni particolarmente interessanti, e ne è stato eseguito uno studio tessiturale e cristallografico al tavolino universale.
Oltre agli importanti campioni che ha fornito, questo primo carotaggio "profondo", il primo nel suo genere stando alla letteratura disponibile, ci ha anche consentito di acquisire un importante know how sugli aspetti tecnici e operativi, molto utile per i futuri sviluppi di questi studi.
Una prima ricerca di materia organica, in vista di una datazione con , non ha portato alla separazione di una quantità di materiale sufficiente per i metodi di analisi senza acceleratore.
Sempre nel 2001 si è proceduto a un campionamento mediante carotaggio sulla vegetazione arborea vivente e mediante prelievo con motosega di intere sezioni trasversali di tronco dagli individui morti, nonché al successivo studio dei campioni ottenuti. Lo scopo di questo ulteriore approccio è di individuare una eventuale correlazione tra segnali climatici osservabili in grotta e dati ricavabili all'esterno dallo studio dendrocronologico.
Per completare il quadro delle ricerche svolte va segnalata la raccolta e analisi dei dati climatologici registrati dalle stazioni meteorologiche locali e delle zone limitrofe.
I risultati di queste indagini verranno esposti nella tesi di Stefano Turri e nella mia, che sono state discusse il giorno 8 aprile 2002 presso l'Università di Milano.

foto di Alberto Pellegrini

foto di Mauro Inglese

foto di Mauro Inglese

foto di Mauro Inglese











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