Un contributo alla conoscenza del permafrost alpino: la stazione UNIMI sulla Cima de Piazzi (3439 m slm)




(foto Meraldi)


La Cima dei Piazzi


Il Gruppo di Ricerca Glaciologia dell’Università degli Studi di Milano è impegnato su un nuovo progetto per studiare l’evoluzione della criosfera delle nostre montagne. Il progetto, sostenuto economicamente da Levissima-San Pellegrino, si è sviluppato nei primi mesi del 2010 ed ha visto la realizzazione nell’estate 2010.
I ricercatori di UNIMI hanno concentrato le loro ricerche su un settore ancora poco noto della criosfera (con questo termine si indica l’insieme dei ghiacci presenti sul Pianeta): il ghiaccio “nascosto” nella roccia e nel suolo. Stiamo parlando del permafrost e dei fenomeni ad esso associati. Questo ghiaccio, di origine ben diversa da quello che costituisce i ghiacciai alpini, è presente in grandi quantità alle elevate latitudini, in Alaska o Groenlandia ad esempio, e sembra sottoposto ad accelerata fusione negli ultimi anni a seguito del riscaldamento climatico in atto. Anche sulle Alpi la sua presenza è nota, meno chiara invece è la sua distribuzione e soprattutto lo studio delle sue variazioni recenti clima-dipendenti.
Per contribuire a questo interessantissimo settore della ricerca gli studiosi di UNIMI, coordinati dal prof. Claudio Smiraglia con la collaborazione della dott.sa Guglielmina Diolaiuti, hanno eseguito un nuovo esperimento nel Gruppo Piazzi-Dosdè, che ormai è un “laboratorio a cielo aperto” per conoscere la criosfera. Qui i ricercatori stanno studiando le variazioni termiche stagionali ed annuali della roccia affiorante presso la cima della vetta più elevata del gruppo: Cima Piazzi (3439 m di quota). Per questo nuovo progetto di ricerca è stato costruito un team di esperti e tecnici del settore ad hoc: le competenze dei ricercatori dell’Università degli Studi di Milano sono state ampliate attraverso una fattiva collaborazione con il Prof. Mauro Guglielmin dell’Università dell’Insubria, il maggior esperto italiano di permafrost, coinvolto nella fase di analisi dei dati.
La scelta del sito non è casuale, la vetta di Cima dei Piazzi, infatti non solo tra le cime più elevate del Gruppo Piazzi-Campo ma è anche localizzata entro una aree di grande valenza naturalistica ed ambientale lombarda, il SIC IT2040012 “Val Viola Bormina, Ghiacciaio di Cima de Piazzi”.
Nelle aree prossime al sito (versante Nord della vetta, Val Viola, settore Val Dosdè) è attiva la rete di monitoraggio meteorologico, idrologico e glaciologico ad opera dell’Università degli Studi di Milano e del Politecnico di Milano, sviluppata grazie al sostegno di San Pellegrino –Levissima. Non si erano però ancora approfonditi nell’area di indagine gli aspetti relativi all’evoluzione del permafrost ed alle sue relazioni con la dinamica meteo-climatica recente e con l’idrologia dei bacini montani interessati dalla sua presenza. Il progetto intrapreso quest’anno, pertanto, vuole approfondire e chiarire questi aspetti scientifici.
Per colmare questa lacuna conoscitiva i ricercatori della Statale hanno predisposto della sofisticata strumentazione scientifica che il 7 agosto 2010 è stato portata in prossimità della vetta della Cima de Piazzi da un team di 5 tecnici e guide alpine (Roberto Chillemi, Eraldo Meraldi, Luca martinelli, Matteo Schena e Gianluca Olcelli).




La vetta di Cima de Piazzi coperta di neve come si presentava il 7/08/10 al momento dell’installazione della strumentazione scientifica (foto Matteo Schena)"






Una delle guide alpine impegnata a perforare la roccia in prossimità della vetta (foto Matteo Schena)













Il team ha localizzato dei sensori termici nella roccia affiorante in prossimità della vetta di Cima Piazzi. Qui, sui versanti settentrionale e meridionale della vetta rocciosa di Cima Piazzi, sono avvenute le operazioni di posizionamento dei termometri per lo studio del permafrost: sono stati inseriti nella roccia a diversa profondità otto piccoli sensori termici. I termometri sono stati localizzati nella roccia dalla superficie sino ad una profondità di circa mezzo metro (più precisamente 0.5 cm, 30 cm, 10 cm, 50 cm) per misurarne con continuità la temperatura.


Quattro sensori sono stati localizzati sulla parete Sud ed altri 4 sulla parete Nord per studiare l’influenza dell’esposizione sui cicli termici ai quali è sottoposta la roccia di vetta. Gli otto sensori sono collegati tramite appositi cavi ad una centralina di acquisizione (data logger) che memorizza periodicamente i dati raccolti.
In questo modo ogni ora vengono registrati i valori termici medi, minimi e massimi rilevati da ciascun termometro. Il data logger garantisce anche la sincronia nella registrazione dei dati, caratteristica indispensabile per poterli confrontare e calcolare per lo stesso istante la variazione di temperatura ad esempio tra superficie e roccia ad oltre mezzo metro di profondità. Solo dati rilevati nello stesso istante possono venire utilmente comparati.
Per tutto il resto del 2010 e per il 2011, i sensori termici rileveranno e registreranno i dati di temperatura alle diverse profondità nella roccia della vetta di Cima de Piazzi dove sono stati posizionati.

Il tecnico UNIMI e le guide mentre ancorano il data logger (scatola bianca con pannello solare) alla roccia sommitale(foto Matteo Schena)








Il data logger utilizzato per registrare i dati termici (foto Matteo Schena)

























I dati raccolti serviranno ad identificare la presenza di permafrost nel sito di indagine ed a descrivere i processi di degradazione fisica della roccia qui attivi. Tra questi il crioclastismo (frammentazione della roccia ad opera di cicli di gelo – disgelo) ed il termoclastismo (frammentazione della roccia a seguito di ripetuti cicli termici).
Per approfondire la conoscenza di questi fenomeni e dei loro effetti ambientali è indispensabile quantificare in aree di alta quota alpina l’effettiva intensità e frequenza di cicli termici e di cicli di gelo-disgelo.


La scatola che contiene il data logger dalla quale fuoriescono i cavi che connettono le 8 sonde termiche (foto Matteo Schena)




Questo tipo di analisi va inoltre condotta in aree di alta quota per periodi di tempo sufficientemente lunghi (almeno un anno solare) con adeguata strumentazione scientifica. I risultati conseguiti contribuiranno così ad ampliare le nostre conoscenze su un altro (rispetto ai ghiacciai) indicatore criosferico fondamentale: il permafrost. Come per gli esperimenti svolti in precedenza, anche in questo caso i ricercatori di UNIMI si sono mossi il più possibile “ad impatto zero” sul territorio. L’installazione dei sensori è avvenuta senza l’ausilio di elicotteri o mezzi meccanici e così sarà anche per le successive visite di verifica e controllo che verranno svolte regolarmente sino all’estate 2011. Tecnici e guide alpine sono saliti a piedi alla Cima Piazzi (3439 m) portando nei loro zaini tutti i materiali e gli strumenti necessari (oltre 80 kg di materiale). E’ una piccola testimonianza di quanto sia i ricercatori UNIMI che Levissima siano attenti all’ambiente delle nostre montagne.



L’iniziativa è stata svolta anche grazie alla preziosa collaborazione del Comune di Valdisotto, del Comune di Valdidentro e della Provincia di Sondrio. Il Ghiacciaio e la Cima Piazzi, infatti, non sono solo una preziosa risorsa idrica ed un attendibili indicatori climatici, ma anche un bene ambientale tutelato, essendo localizzato in un SIC (Sito di Importanza Comunitaria).