Ghiacciaio del Miage


Sul Ghiacciaio del Miage (Val Veny, AO), il terzo ghiacciaio italiano per dimensioni con i suoi 11 kmq di estensione, il Gruppo di Ricerca Glaciologia del Dipartimento di Scienze della Terra "Ardito Desio", coordinato dal Prof. Claudio Smiraglia, sta effettuando dall'estate 2002 sistematici rilievi soprattutto presso il settore del corpo glaciale terminante nel piccolo omonimo lago.
E' questo uno dei pochi punti in Italia dove si possa osservare direttamente il fenomeno del calving con distacco di icebergs decametrici che ricadono poi nel lago sollevando onde di modesta entità che in casi particolari assumono però vaste proporzioni creando anche situazioni di rischio, data la forte frequentazione turistica del lago.
Il fenomeno del calving è studiato per processi, entità e velocità soprattutto su ghiacciai extralpini (Antartide, Groenlandia, Alaska) anche se non mancano studi su apparati neozelandesi e patagonici; attualmente i maggiori esperti di tale fenomeno e dei driving processes in atto sono colleghi della scuola americana (tra gli altri T. Hughes) ed inglese (tra gli altri D. Benn e M. Kirkbride), che hanno proposto da tempo modelli teorici esplicativi. In Italia il fenomeno, sia per la sua limitata diffusione che per l'approccio teorico estremamente specialistico, è pochissimo conosciuto e studiato. Studi di valutazione dei calving processes sono stati svolti, tra l'altro, da alcuni componenti del Gruppo Glaciologia del Dipartimento "Ardito Desio" (Dr. Diolaiuti e Prof. Smiraglia) con la collaborazione di alcuni colleghi di altri Atenei (Prof. Vassena dell'Università di Brescia e Prof. Motta dell'Università di Torino) per la valutazione e quantificazione del dry calving (=calving in assenza di un contatto diretto acqua-ghiaccio) presso un apparato antartico locale, il Ghiacciaio Strandline (Terra Vittoria Settentrionale, Antartica); lo studio è stato condotto nel corso della XVI Campagna Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) ed ha visto l'utilizzo di dati rilevati sul terreno sia glaciologici che topografici.
Sulla scorta di questa esperienza è nato, all'interno del Progetto Miage, coordinato dal Prof. Claudio Smiraglia, il sottoprogetto "Calving rate del Ghiacciaio del Miage" proposto dalla Dr. Guglielmina Diolaiuti; le ricerche, condotte nell'ambito del Working Group nazionale AIGEO per lo studio dei debris covered glacier, sono volte alla modellizzazione del calving rate, tenendo conto anche degli aspetti dinamici attraverso puntuali misure della velocità superficiale del ghiacciaio (che supera i 50 m annui nel settore centrale), effettuate con metodologia GPS differenziale con elaborazione dei dati sia in post-processing che real time (RTK GPS).
La valutazione delle variazioni morfometriche dell'ice cliff frontale del ghiacciaio a contatto con il lago e la quantificazione del volume di ghiaccio perso per calving è effettuata tramite rilievo topografico ripetuto periodicamente da capisaldi di misura esterni al ghiacciaio e ubicati sulla cresta della morena che sbarra il piccolo invaso con distanziometro laser Criterion 300 messo a disposizione dal CESI (Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano di Segrate) a supporto della ricerca condotto dal Gruppo Glaciologia. L'elaborazione dei dati raccolti finora (oltre 400 punti per ciascun rilievo condotto a cadenza quindicinale nel periodo estivo 2002 ed attuale) ha permesso di quantificare l'entità del materiale coinvolto nel processo, di calcolare velocità, direzione ed intensità del flusso nel settore del ghiacciaio adiacente all'ice-cliff e di confrontarli con quelli misurati sul resto dell'apparato glaciale. La collaborazione del Dr. D. Benn, dell'Università di St. Andrews (UK), consentirà di ultimare il modello proposto per la determinazione del calving rate e costituirà il primo esempio in ambito alpino italiano di questo tipo di ricerche. Di fondamentale supporto al modello saranno i rilievi batimetrici per la determinazione della profondità del lago che verranno svolti con la guida del Dr. Benn entro l'estate.

Il Ghiacciaio del Miage non costituisce un unicum sulle Alpi italiane solo per questo fenomeno ma è anche uno splendido esempio di ghiacciaio nero o debris covered glacier , ovvero è uno di quegli apparati glaciali la cui superficie è in gran parte coperta da una coltre detritica, il cui spessore è compreso tra i pochi cm e poco meno di un metro. Questa copertura, dovuta a fenomeni crioclastici ed a episodici fenomeni parossistici dei versanti rocciosi, modifica gli scambi energetici all'interfaccia ghiaccio-detrito e, se presente in spessore sufficiente da limitare sensibilmente l'ablazione superficiale, consente a questo tipo di apparati di mantenere le fronti sino a quote anormalmente basse.
Il Ghiacciaio del Miage vede i suoi due lobi frontali scendere sino ai 1850 m di quota, coperti e protetti da una coltre detritica che qui supera spesso il metro di spessore e che consente non solo la conservazione del ghiaccio sottostante, ma anche la colonizzazione della superficie del ghiacciaio da parte di specie vegetali arboree (Larix decidua e Picea excelsa) ed erbacee.
Le vegetazione presente sul detrito sopraglaciale, la sua determinazione, quantificazione e lo studio della relativa distribuzione, affiancati da un'attenta analisi autoecologica e morfologica sono state condotte sotto la direzione del Dr. Marco Caccianiga (Dipartimento di Biologia "Luigi Gorini" - Università di Milano) nell'ambito del sottoprogetto "Debris cover and vegetation on Miage Glacier " ed i risultati e la relativa cartografia tematica sono in corso di pubblicazione. Le relazioni tra spessore detritico e ablation rate e la determinazione degli scambi energetici all'interfaccia ghiaccio - detrito sul Ghiacciaio del Miage sono oggetto di studio da parte del Gruppo di Ricerca Glaciologia che da ormai 5 anni raccoglie dati a questo scopo e che quest'anno condurrà una campagna dedicata, nell'ambito del sottoprogetto "Heat budget and mass balance model on Miage Glacier" con la collaborazione del Dr. Ben Brock dell'Università di Dundee (UK), noto esperto nella modellizzazione dei bilanci energetici di ghiacciai neri. Questa parte della ricerca si avvarrà dell'utilizzo anche di immagini telerilevate (ASTER) e si colloca nell'ambito del Progetto GLIMS (Global Land Ice Monitoring from Space) coordinato per l'Italia dal Prof. Roberto Ranzi, dell'Università di Brescia.