Nell’era del consumismo e della grande distribuzione, ridurre la distanza tra il “nostro cibo” (consumo) e la “sua origine” (informazioni sulla produzione) rappresenta un momento fondamentale nel processo di comprensione del significato morale del cibo. Tale recupero è condizione necessaria per qualsiasi riflessione etica sull’alimentazione umana; permette, in particolare, il passaggio dalla preoccupazione morale “privata”, legata a una forma di personale “egoismo del consumo”, verso una dimensione di moralità sociale.
Assumere consapevolezza circa l’importanza di garantire eticità ai processi produttivi consente, infatti, ai consumatori di allargare la propria sfera di considerazione e la partecipazione a temi quali il rispetto per l’ambiente e la biodiversità, il principio di equità nel contemperamento degli interessi e, in quest’ultimo solco, anche il valore del benessere animale; li rende capaci, in sintesi, di orientarsi verso ciò che è “giusto” non solo per il singolo, ma nel rispetto dei diritti dei più. Comprendendo tra questi i non umani.

Per quanto riguarda gli alimenti di derivazione animale, colmare il divario conoscitivo tra produzione e consumo rappresenta un momento essenziale nella costruzione di una nuova e più profonda comprensione dei rapporti di dipendenza e potere che legano, in modo reciproco anche se non paritario, gli esseri umani agli altri esseri viventi.

Prendendo spunto da queste osservazioni, diviene doveroso, affrontare e promuovere lo studio delle tematiche relative al benessere animale e la consapevolezza delle responsabilità connesse: conoscere prima la realtà strutturale e funzionale dei sistemi produttivi contemporanei, le potenzialità delle nuove tecnologie e i condizionamenti che esse inducono, per poi interrogarsi con oggettività sui relativi impatti e su tutti gli effetti valutabili (tenendo conto della possibile conflittualità di prospettive). Perché, se, in base alla formula di C. H. Weddington «tutto ciò che consente o favorisce un ampio sviluppo è giusto, tutto ciò che limita o frustra lo sviluppo è sbagliato» (The Ethical Animal, 1960) è però indispensabile che lo sviluppo socio-economico dominante non causi una cesura troppo marcata tra l’ambiente dell’uomo e il resto del mondo naturale.
Nel quarto capitolo dell’Origine dell’uomo, a proposito del confronto tra le facoltà mentali umane e quelle degli altri animali, Darwin evidenziava che la moralità umana affonda le sue radici più remote proprio negli istinti sociali degli animali ‘superiori’, come del resto è testimoniato dalla condivisione di numerosi patterns comportamentali e anche emotivi, cognitivi ed espressivi. Ma negli ultimi decenni, la questione del valore che l’uomo contemporaneo dovrebbe riconoscere alla vita non umana è divenuta oggetto di un’attenzione estesa a molte più specie, tanto da creare un problema etico anche nei rapporti interspecifici con gli animali tradizionalmente considerati ‘inferiori’ e utilizzati per produrne reddito e alimenti.


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