CAPITOLO 5
PROVE SPERIMENTALI SULLA COMPRESSIONE LOSSY
Per valutare qualitativamente e quantitativamente i
risultati ottenuti con queste tecniche, sono state eseguite prove sperimentali
su Personal Computer per il calcolo della 2D-DCT, e della corrispondente
trasformazione inversa, la
2D-IDCT utilizzata per la decompressione, mostrando come, variando i vari
parametri di compressione varia la qualità dell’immagine.
Sono state quindi eseguite misure quantitative sul grado di distorsione
introdotto, misurando il rapporto segnale/rumore SNR dell’immagine compressa e
successivamente decompressa (con lo
standard JPEG) rispetto a quella originale.
5.1 Larghezza di banda e grado di distorsione
La compressione lossy introduce, come detto una distorsione irreversibile che si ripercuote in maniera più o meno percettibile sulla qualità dell’immagine che viene successivamente decompressa e visualizzata sullo schermo del PC.
Il rapporto di compressione o larghezza di banda ottenibile con le tecniche di compressione lossy applicate alle immagini fisse o ai filmati video, può essere messo quantitativamente, oltre che qualitativamente, in relazione con il grado di distorsione dovuto alla compressione lossy.
Il rapporto di compressione può essere calcolato in vari modi. Tra questi, quelli più utilizzati sono:
1. Il rapporto tra il numero di bit utilizzato per codificare i pixel nell’immagine originale, prima della compressione, e il numero medio di bit generati dal codificatore per ciascun pixel, indicato con R:
Ad esempio, in un’immagine a 256 livelli di grigio, il numero di bit per pixel nell’immagine non compressa è 8 e quindi, per ottenere un rapporto di compressione di 10 a 1, R deve essere pari a 0.8.
Questo modo di procedere, mentre dà una misura precisa dell’efficienza della tecnica di compressione adottata, non tiene conto delle informazioni aggiuntive che devono essere trasmesse alla stazione ricevente per permettere la decompressione dell’immagine.
2. Il rapporto tra la dimensione dell’immagine non compressa e la dimensione del file che si ottiene dal processo di compressione.:
In questo modo si può tenere conto dell’effettivo vantaggio che si ottiene comprimendo l’informazione multimediale, e può essere facilmente calcolata la percentuale di informazione che deve essere effettivamente trasmessa sul canale di comunicazione, rispetto a quella che si dovrebbe trasmettere senza compressione, essa infatti è data dall’inverso del rapporto di compressione:
Nelle misure eseguite, si è calcolato il rapporto di compressione utilizzando questo secondo modo di procedere, riportando la percentuale di informazione che deve essere trasmessa, rispetto a quella originale, in funzione del grado di distorsione introdotto dalla compressione.
Per valutare invece il grado di distorsione, invece, esso si può esprimere come rapporto segnale rumore (SNR) tra il segnale contenuto nell’immagine non compressa e il rumore introdotto dalla compressione:
dove
indica la varianza dell’immagine
non compressa, e
la varianza di un’immagine errore, ottenuta dalla differenza pixel per
pixel tra l’immagine non compressa e l’immagine compressa e successivamente
decompressa. La varianza fornisce infatti una misura media del segnale
contenuto nell’immagine. Essa è data da:
dove L e H sono le dimensioni in pixel dell’immagine, x(i,j) è il valore del pixel nel punto di coordinate i e j, e m è la media del valore dei pixel:
analogamente si ha
dove x(i,j) è il valore del pixel nel punto di coordinate i e j nell’immagine non compressa, y(i,j) è il valore del pixel nell’immagine che si ottiene dalla compressione e successiva decompressione dell’immagine originale, e me è la media del valore dei pixel dell’immagine differenza:
Un secondo modo maggiormente utilizzato per valutare la distorsione introdotta dalla compressione lossy, consiste nel calcolare il PSNR (Peak Signal-to-Noise Ratio), nel quale viene utilizzato un segnale ipotetico di ampiezza 255 (nel caso di immagini codificate con 8 bit) . Il calcolo del PSNR è dato da
dove
è la varianza dell’immagine errore che corrisponde a quella vista per
il calcolo del SNR.
5.2 Misure sulla trasformata DCT
Per valutare quantitativamente l’effetto della 2D-DCT, sono state eseguiti i calcoli utilizzando come esempio la matrice 8 ´ 8 corrispondente al valore dei pixel da una porzione, di dimensioni 8 ´ 8, dell’immagine della cute di un grillo ripresa al microscopio. Poiché l’immagine era stata digitalizzata a 256 livelli di grigio, gli elementi della matrice, saranno valori compresi tra 0 e 255.

Figura 5.1: Blocco di dimensioni 8´8, prelevato dall’immagine della cute di un grillo ingrandita al microscopio, acquisita e digitalizzata a 256 livelli di grigio.
Nel caso in esame la matrice A rappresentante i valori dei pixel nella porzione di immagine è risultata:
| 87 | 82 | 83 | 80 | 80 | 83 | 85 | 87 | |
| 96 | 96 | 96 | 92 | 94 | 97 | 93 | 97 | |
| 101 | 110 | 105 | 100 | 104 | 105 | 98 | 106 | |
| A= | 117 | 130 | 112 | 101 | 100 | 103 | 100 | 113 |
| 217 | 137 | 112 | 95 | 94 | 96 | 97 | 108 | |
| 126 | 123 | 94 | 79 | 83 | 93 | 93 | 100 | |
| 113 | 97 | 83 | 70 | 70 | 76 | 82 | 90 | |
| 95 | 94 | 91 | 82 | 78 | 78 | 77 | 77 |
Applicando ora la 2D-DCT alla matrice A, si è ottiene la matrice
| 768 | 40 | 45 | 0 | -7 | -16 | 2 | -4 | |
| 15 | -26 | -23 | -4 | 1 | 0 | 2 | 0 | |
| -78 | -15 | -14 | 4 | 6 | 15 | 5 | 5 | |
| B=TA | -11 | 8 | 23 | 7 | 0 | 1 | -2 | 0 |
| 2 | 7 | -6 | -8 | -2 | -1 | -3 | -1 | |
| -11 | -4 | 8 | 1 | 3 | 2 | 1 | 0 | |
| 2 | -2 | -5 | 8 | -2 | -2 | -1 | -1 | |
| -4 | 0 | -1 | -2 | 2 | 1 | 0 | 2 |
che come detto rappresenta la matrice A nel dominio delle frequenze.
Se a questo punto si applica la 2D-IDCT alla matrice B si dovrebbe riottenere (a meno di errori dovuti all’arrotondamento a numeri interi) nuovamente la matrice A. Eseguendo i calcoli si è infatti ottenuto:
| 87 | 82 | 83 | 80 | 80 | 83 | 85 | 87 | |
| 96 | 96 | 96 | 92 | 94 | 97 | 93 | 97 | |
| 101 | 110 | 105 | 100 | 104 | 105 | 98 | 106 | |
| T-1B= | 117 | 130 | 112 | 101 | 100 | 103 | 100 | 113 |
| 127 | 137 | 112 | 95 | 95 | 96 | 97 | 108 | |
| 126 | 123 | 94 | 79 | 83 | 93 | 93 | 100 | |
| 113 | 97 | 83 | 70 | 71 | 76 | 82 | 90 | |
| 95 | 93 | 90 | 82 | 78 | 78 | 77 | 77 |
che, come si può notare, presenta pochissime variazioni rispetto alla matrice A.
Operando in questo modo su tutti i blocchi di
dimensioni 8´8
dell’immagine, senza introdurre la quantizzazione, si ottiene un rapporto di
compressione abbastanza modesto. La
dimensione dell’immagine originale è infatti pari a
34878 byte, mentre la dimensione che si è ottenuta comprimendola con lo
standard JPEG, senza quantizzazione è risultata di 24475 byte ottenendo quindi
un rapporto di compressione pari a
![]()
La qualità dell’immagine ottenuta dalla successiva decompressione è risultata peraltro ottima, e non era possibile notare differenze con l’immagine originale

Figura 5.2: Esempio di immagine compressa con lo standard JPEG senza quantizzazione. Il rapporto di compressione ottenuto è di circa 1.43
Verrà ora analizzato l’effetto dovuto alla quantizzazione utilizzando varie matrici di quantizzazione
Ovviamente la matrice D corrisponderà alla matrice B solo se gli elementi della matrice di quantizzazione sono tutti pari a 1. Poiché però gli elementi della matrice di quantizzazione sono tipicamente diversi da 1, le matrici B e D saranno in generale diverse determinando una perdita di informazione.
Utilizzando lo stesso blocco 8´8 dell’esempio precedente, verranno applicate alla matrice B varie matrici di quantizzazione e, per ognuno dei casi esaminati, verrà mostrato l’effetto che si ottiene globalmente sulla qualità dell’immagine e il rapporto di compressione ottenuto.
Applicando quindi alla matrice B la seguente matrice di quantizzazione:
| 3 | 2 | 2 | 3 | 5 | 8 | 10 | 12 | |
| 2 | 2 | 3 | 4 | 5 | 12 | 12 | 11 | |
| 3 | 3 | 3 | 5 | 8 | 11 | 14 | 11 | |
| Q= | 3 | 3 | 4 | 6 | 10 | 17 | 16 | 12 |
| 4 | 4 | 7 | 11 | 14 | 22 | 21 | 15 | |
| 5 | 7 | 11 | 13 | 16 | 21 | 23 | 18 | |
| 10 | 13 | 16 | 17 | 21 | 24 | 24 | 20 | |
| 14 | 18 | 19 | 20 | 22 | 20 | 21 | 20 |
Si è ottenuta la matrice
| 256 | 20 | 22 | 0 | -1 | -2 | 0 | 0 | |
| 8 | -13 | -8 | -1 | 0 | 0 | 0 | 0 | |
| -26 | -5 | -5 | 1 | 1 | 1 | 0 | 0 | |
| C1= | -4 | 3 | 6 | 1 | 0 | 0 | 0 | 0 |
| 0 | 2 | -1 | -1 | 0 | 0 | 0 | 0 | |
| -2 | -1 | 1 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | |
| 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | |
| 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 |
Si noti che, leggendo gli elementi di questa matrice a zigzag, da un certo punto in poi, tutti gli elementi sono ridotti a 0. Una struttura di dati di questo tipo si presta particolarmente bene, come è facilmente intuibile, a una codifica di tipo RLE.
Operando la quantizzazione inversa sulla matrice C1, otteniamo la seguente matrice:
| 768 | 40 | 44 | 0 | -5 | -16 | 0 | 0 | |
| 16 | -26 | -24 | -4 | 0 | 0 | 0 | 0 | |
| -78 | -15 | -15 | 5 | 8 | 11 | 0 | 0 | |
| D1= | -12 | 9 | 24 | 6 | 0 | 0 | 0 | 0 |
| 0 | 8 | -7 | -11 | 0 | 0 | 0 | 0 | |
| -10 | -7 | 11 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | |
| 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | |
| 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 |
Infine, dal calcolo della 2D-IDCT applicata alla matrice C1, si ottiene la matrice:
| 86 | 84 | 81 | 81 | 81 | 81 | 84 | 88 | |
| 94 | 96 | 94 | 94 | 99 | 97 | 93 | 94 | |
| 103 | 111 | 105 | 99 | 105 | 105 | 102 | 107 | |
| E1= | 116 | 127 | 115 | 99 | 100 | 101 | 101 | 113 |
| 129 | 134 | 116 | 95 | 95 | 96 | 96 | 97 | |
| 128 | 121 | 95 | 77 | 82 | 89 | 92 | 101 | |
| 111 | 101 | 81 | 69 | 73 | 79 | 85 | 91 | |
| 95 | 93 | 88 | 84 | 79 | 75 | 74 | 77 |
Come si può notare questa matrice presenta solo poche differenze rispetto alla matrice di partenza A, con la quale deve essere confrontata.
Il rapporto di compressione ottenuto comprimendo l’immagine con lo standard JPEG e utilizzando la matrice di quantizzazione Q1 è risultato di:

Figura 5.3: Esempio di immagine compressa con lo standard JPEG con la matrice di quantizzazione Q1. Il rapporto di compressione ottenuto è di circa 3.19
Utilizzando ora come matrice di quantizzazione la:
| 13 | 9 | 8 | 13 | 19 | 32 | 41 | 49 | |
| 10 | 10 | 11 | 15 | 21 | 46 | 28 | 44 | |
| 11 | 10 | 13 | 19 | 32 | 46 | 55 | 45 | |
| Q2= | 11 | 14 | 18 | 23 | 41 | 70 | 64 | 50 |
| 14 | 18 | 30 | 45 | 54 | 87 | 82 | 62 | |
| 19 | 28 | 44 | 51 | 65 | 83 | 90 | 74 | |
| 39 | 51 | 62 | 70 | 82 | 97 | 96 | 81 | |
| 58 | 74 | 76 | 78 | 90 | 80 | 82 | 79 |
| 84 | 83 | 80 | 79 | 80 | 83 | 87 | 89 | |
| 97 | 96 | 95 | 95 | 96 | 98 | 100 | 101 | |
| 107 | 106 | 104 | 102 | 102 | 103 | 105 | 106 | |
| E2= | 122 | 117 | 109 | 102 | 99 | 100 | 104 | 107 |
| 138 | 127 | 112 | 98 | 93 | 96 | 103 | 109 | |
| 129 | 118 | 100 | 85 | 79 | 82 | 91 | 98 | |
| 107 | 98 | 86 | 75 | 70 | 73 | 79 | 85 | |
| 96 | 91 | 84 | 78 | 76 | 77 | 81 | 84 |
Come si può notare, le differenze rispetto alla matrice A sono ancora molto contenute.
Il rapporto di compressione ottenuto con questa matrice di quantizzazione Q2, è stato di:
Le differenze tra l’immagine originale e quella compressa, sono inoltre ancora impercettibili, come risulta dalla seguente figura.

Figura 5.4: Esempio di immagine compressa con lo standard JPEG con la matrice di quantizzazione Q2. Il rapporto di compressione ottenuto è di circa 6.30
Passando alla matrice di quantizzazione Q3:
| 27 | 18 | 17 | 27 | 40 | 66 | 85 | 101 | |
| 20 | 20 | 23 | 32 | 43 | 96 | 100 | 91 | |
| 23 | 22 | 27 | 40 | 66 | 95 | 115 | 93 | |
| Q3 | 523 | 28 | 37 | 48 | 85 | 144 | 133 | 103 |
| 30 | 37 | 61 | 93 | 113 | 181 | 171 | 128 | |
| 40 | 58 | 91 | 106 | 134 | 173 | 188 | 153 | |
| 81 | 106 | 129 | 144 | 171 | 201 | 199 | 168 | |
| 120 | 153 | 158 | 163 | 186 | 166 | 171 | 164 |
Calcolando la 2D-IDCT si ottiene in questo caso:
| 88 | 86 | 83 | 82 | 83 | 87 | 92 | 95 | |
| 93 | 93 | 93 | 93 | 93 | 93 | 93 | 93 | |
| 106 | 106 | 105 | 103 | 101 | 98 | 96 | 95 | |
| E3 | 125 | 119 | 109 | 100 | 96 | 97 | 101 | 105 |
| 137 | 124 | 104 | 88 | 83 | 90 | 103 | 113 | |
| 130 | 116 | 94 | 77 | 73 | 82 | 97 | 108 | |
| 107 | 99 | 87 | 77 | 73 | 77 | 85 | 91 | |
| 86 | 85 | 83 | 80 | 78 | 76 | 75 | 74 |
Confrontando questa matrice con la matrice A, si nota che le differenze, pur contenute, iniziano ad essere più consistenti.
Il rapporto di compressione ottenuto con la matrice di quantizzazione Q3, è stato di :
Le differenze tra l’immagine originale e quella compressa appare ora appena percettibile.
Passando alla matrice di quantizzazione Q4, si ha:
| 53 | 37 | 33 | 53 | 80 | 133 | 170 | 203 | |
| 40 | 40 | 47 | 63 | 87 | 193 | 200 | 183 | |
| 47 | 43 | 53 | 80 | 133 | 190 | 230 | 186 | |
| Q4 | 47 | 57 | 73 | 97 | 170 | 290 | 266 | 206 |
| 60 | 73 | 123 | 186 | 226 | 363 | 343 | 256 | |
| 80 | 117 | 183 | 213 | 270 | 346 | 376 | 306 | |
| 163 | 213 | 260 | 290 | 343 | 403 | 400 | 336 | |
| 240 | 306 | 316 | 326 | 373 | 333 | 343 | 330 |
La matrice E4 che si ottiene dal calcolo della 2D-IDCT sarà quindi:
| 80 | 77 | 73 | 71 | 73 | 77 | 82 | 86 | |
| 90 | 87 | 83 | 81 | 81 | 85 | 90 | 94 | |
| 105 | 102 | 97 | 94 | 94 | 96 | 101 | 104 | |
| E4 | 118 | 114 | 108 | 104 | 102 | 103 | 107 | 109 |
| 122 | 117 | 111 | 104 | 101 | 101 | 103 | 105 | |
| 116 | 111 | 104 | 96 | 91 | 90 | 91 | 93 | |
| 106 | 101 | 92 | 84 | 78 | 76 | 76 | 77 | |
| 99 | 93 | 84 | 75 | 69 | 66 | 66 | 67 |
Il rapporto di compressione, in questo caso è risultato di:
![]()
Il risultato della compressione è mostrato nella seguente figura, nella quale si possono iniziare a notare lievi differenze tra l’immagine originale e quella compressa.

Figura 5.6: Esempio di immagine compressa con lo standard JPEG con la matrice di quantizzazione Q4. Il rapporto di compressione ottenuto è di circa 11.94
Utilizzando adesso la matrice di quantizzazione:
| 160 | 110 | 100 | 160 | 240 | 400 | 510 | 610 | |
| 120 | 120 | 140 | 190 | 260 | 580 | 600 | 550 | |
| 140 | 130 | 160 | 240 | 400 | 570 | 690 | 560 | |
| Q5 | 140 | 170 | 220 | 290 | 510 | 870 | 800 | 620 |
| 180 | 220 | 370 | 560 | 680 | 1090 | 1030 | 920 | |
| 240 | 350 | 550 | 640 | 810 | 1040 | 1130 | 920 | |
| 490 | 640 | 780 | 870 | 1030 | 1210 | 1200 | 1010 | |
| 720 | 920 | 950 | 980 | 1120 | 1000 | 1030 | 990 |
La corrispondente matrice E5 che si ricava dal calcolo della 2D-IDCT è
| 77 | 77 | 77 | 77 | 77 | 77 | 77 | 77 | |
| 91 | 91 | 91 | 91 | 91 | 91 | 91 | 91 | |
| 109 | 109 | 109 | 109 | 109 | 109 | 109 | 109 | |
| E5 | 123 | 123 | 123 | 123 | 123 | 123 | 123 | 123 |
| 123 | 123 | 123 | 123 | 123 | 123 | 123 | 123 | |
| 109 | 109 | 109 | 109 | 109 | 109 | 109 | 109 | |
| 91 | 91 | 91 | 91 | 91 | 91 | 91 | 91 | |
| 77 | 77 | 77 | 77 | 77 | 77 | 77 | 77 |
Si possono ora notare sostanziali differenze tra la matrice E5 e la matrice A. In particolare si può osservare che nella matrice E5 molti valori sono stati uniformati.
Il rapporto di compressione, in questo caso è risultato di:
Il paragone tra l’immagine originale e quella compressa mostra ora una sostanziale perdita di dettaglio.

Figura 5.7: Esempio di immagine compressa con lo standard JPEG con la matrice di quantizzazione Q5. Il rapporto di compressione ottenuto è di circa 19.02
| 400 | 275 | 250 | 400 | 600 | 1000 | 1275 | 1525 | |
| 300 | 300 | 350 | 475 | 650 | 1450 | 1500 | 1375 | |
| 350 | 325 | 400 | 600 | 1000 | 1425 | 1725 | 1400 | |
| Q6 | 350 | 425 | 550 | 725 | 1275 | 2175 | 2000 | 1550 |
| 450 | 550 | 925 | 1400 | 1700 | 2725 | 2575 | 1925 | |
| 600 | 875 | 1375 | 1600 | 2025 | 2600 | 2825 | 2300 | |
| 1225 | 1600 | 1950 | 2175 | 2575 | 3025 | 3000 | 2525 | |
| 1800 | 2300 | 2375 | 2450 | 2800 | 2500 | 2575 | 2475 |
La matrice che si ottiene in questo caso dal calcolo della 2D-IDCT è
| 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | |
| 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | |
| 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | |
| E6 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 |
| 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | |
| 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | |
| 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | |
| 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 |
Come si può notare si è persa quasi completamente l’informazione contenuta nella matrice A e tutti i valori sono all’interno del blocco dell’immagine analizzato stati uniformati all’unico valore 100.
Il rapporto di compressione che si è ottenuto in quest’ultimo caso è risultato di:
mentre la qualità dell’immagine è risultata del tutto inaccettabile

Figura 5.8: Esempio di immagine compressa con lo standard JPEG con la matrice di quantizzazione Q4. Il rapporto di compressione ottenuto è di circa 24.36
5.3 Misura del rapporto segnale/rumore
Per valutare quantitativamente l’effetto della compressione JPEG, sono state eseguite numerose misure del rapporto segnale/rumore calcolando, al variare dei parametri di compressione, e quindi della matrice di quantizzazione il PSNR (Peak Signal-to-Noise Ratio) utilizzando varie immagini di interesse biomedico riprese al microscopio e, per confronto, su un’immagine raffigurante il lay-out di un microprocessore e infine su un’immagine generata attribuendo valori casuali ai pixel. Tutte le immagini avevano una dimensione di 200 ´ 168 pixel e sono a 256 livelli di grigio.
Per ciascuna immagine è stata eseguita una compressione con lo standard JPEG, variandone di volta in volta il cosiddetto fattore di qualità. Il fattore di qualità di un’immagine compressa con lo standard JPEG è un numero intero che può variare da 1 a 100 a ciascuno dei quali corrisponde una diversa matrice di quantizzazione. La compressione maggiore (e quindi la degradazione maggiore) si ha in corrispondenza del fattore di qualità 1. Viceversa in corrispondenza del fattore di qualità 100 si ha la compressione minore, ad esso infatti corrisponde una matrice di quantizzazione i cui elementi sono tutti 1 (assenza di quantizzazione).
Per ciascun fattore di qualità è stato calcolato:
1. La dimensione dell’immagine compressa in byte
2. L’errore medio, corrispondente al valore medio dell’immagine errore, cioè ottenuta dalla differenza tra i valori dei pixel dell’immagine non compressa e quelli dell’immagine compressa e successivamente decompressa.
3. La percentuale di informazione che deve essere trasmessa su un canale di comunicazione rispetto a quella che sarebbe necessario trasmettere per l’immagine non compressa, ottenuta dall’inverso del rapporto di compressione.
4. La varianza dell’immagine errore.
5. Il rapporto segnale /rumore misurato in decibel.
Di seguito sono riportati i risultati delle prove eseguite mostrando le immagini compresse corrispondenti ai fattori di qualità 90, 60, 30, 15, 5 e 2
In appendice A sono invece riportate le tabelle e i grafici riassuntivi contenenti i risultati delle prove di compressioni utilizzando tutti i fattori di qualità compresi tra 1 e 100 per ciascuna immagini utilizzata.

Figura 5.9: Risultati della compressione sull’immagine “Ala di farfalla”

Figura 5.10: Risultati della compressione sull’immagine “Pietra”

Figura 5.11: Risultati della compressione sull’immagine “Girino 1”

Figura 5.12: Risultati della compressione sull’immagine “Girino 2”

Figura 5.13: Risultati della compressione sull’immagine “Girino 3”

Figura 5.14: Risultati della compressione sull’immagine “Grillo”

Figura 5.14: Risultati della compressione sull’immagine “Lay-out microprocessore”

Figura 5.15: Risultati della compressione sull’immagine “Caos”.
5.4 Confronto tra gli standard di compressione JPEG e la compressione frattale
In questo paragrafo sono mostrati i risultati delle misure eseguite nella compressione di un’immagine di un grillo ripreso al microscopio, utilizzando algoritmi di compressione frattale e confrontando i risultati con quelli ottenuti con la compressione JPEG.
Nel grafico seguente viene indicata la percentuale di informazione che è necessario trasmettere per l’immagine compressa rispetto a l’immagine non compressa, in funzione del rapporto segnale/rumore ottenuto sia con la compressione frattale (linea continua),che con quella JPEG (linea tratteggiata).
Figura 5.16: Confronto tra i rapporti di compressione ottenuti utilizzando lo standard JPEG
(linea tratteggiata), e la compressione frattale (linea continua).
I risultati ottenuti mostrano che la compressione frattale permette di ottenere, a parità di degradazione dell’immagine, maggiori rapporti di compressione. Tuttavia, per le applicazioni distribuite in rete, ragioni di interoperabilità tra sistemi e applicazioni eterogenei, ad esempio nelle pagine HTML del WWW, impongono di utilizzare, per la compressione delle immagini, lo standard ISO JPEG. I nuovi standard ISO, tuttora in fase di sviluppo, quali l’MPEG-4 e il cosiddetto JPEG 2000, trarranno invece pieno beneficio dagli algoritmi basati sui frattali e sulla codifica wavelet.
