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Giovanni Cianci, Elio Franzini, Antonello Negri (a c. di)

Giovanni Cianci, Elio Franzini, Antonello Negri (a c. di) - Il Cézanne degli scrittori, dei poeti e dei filosofi - Copertina

Il Cézanne degli scrittori, dei poeti e dei filosofi

Milano: Bocca 2001

Indice

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Introduzione

La rivoluzione operata da Cézanne ha avuto una straordinaria incidenza nella storia della pittura: un fenomeno che è stato studiato e che ha conosciuto indagini puntuali. Basti ricordare, per limitarci ai contributi italiani di rilievo, il bel volume Cézanne e le avanguardie curato da Nello Ponente [1]. Molto meno nota, ma non meno sorprendente e appassionante, è la vicenda della sua penetrazione e fortuna nella letteratura presso i poeti, gli scrittori e i filosofi. Che questa vicenda sia stata sottovalutata o trascurata è documentato dal fatto che, mentre sono reperibili saggi su singoli scrittori, poeti e filosofi (ma anche qui il panorama è ben lungi dall'essere esaustivo, e il nostro obiettivo è stato di allargare la rosa delle testimonianze), non esiste nella pur amplissima bibliografia degli studi cézanniani, per quanto ne sappiamo, né in Italia né altrove, un volume dedicato specificamente a questo tema. La convinzione che ci ha guidato nel progetto di questa iniziativa, tesa a colmare una evidente lacuna, era che solo un più generale contesto comparativo, critico e problematico, potesse restituire in tutta la sua complessità l'ampiezza effettivamente assunta dal dibattito su Cézanne, riconfigurando o convalidando, e insieme arricchendo, gli apporti delle pur indispensabili indagini mirate necessariamente parziali e micrologiche.

È stata ambizione dei curatori e degli estensori dei saggi ripercorrere e interpretare le tappe più salienti di tale complessa vicenda, inseguendola nella fitta trama delle molteplici relazioni intessute sullo scenario europeo: nelle varie aree e costellazioni della cultura dove, inserendosi in situazioni, tradizioni, valori e contesti locali variamente caratterizzati, ha dato spesso origine a confronti decisivi, a reazioni, esperienze, filiazioni, sviluppi o inedite correlazioni di grande interesse e suggestione, che hanno segnato momenti significativi o intere stagioni culturali. E ha anche dato vita a intuizioni, interpretazioni, equivoci, appropriazioni, deformazioni, polarità conflittuali e strumentalizzazioni, che hanno rimesso in moto o inaugurato temi, teorie, poetiche, paradigmi, riflessioni e controversie di portata niente affatto effimera, anzi talvolta di lunga durata, in una pluralità di ambiti artistici e conoscitivi.

Cézanne è stato quasi il paradigma simbolico di un "sapere dell'immagine" capace di coglierne l'ambivalenza: l'immagine permette, da un lato, di approfondire il senso della visibilità e, dall'altro, di afferrare gli spessori invisibili che tramano il nostro rapporto con il mondo. L'opera di Cézanne si muove tra "icona" e "finitezza", tra la sacralità dell'icona e la secolarizzazione della tavola dipinta, senza che - ed è questo il motivo che sempre di nuovo induce il filosofo e il letterato a interrogarsi sulla sua opera da differenti punti di vista - si giunga mai sino in fondo a comprendere il "senso ultimo" di questo movimento tra gli estremi. Movimento in cui l'opera è una vera e propria unità ritmica, capace di mettere in gioco una pluralità di differenze apprensionali: Cézanne "fa pensare", permette di guardare all'immagine come a un nucleo di senso che esibisce la complessità culturale del nostro "sentire", come quell'orizzonte a partire dal quale è possibile indagare i livelli qualitativi e le sfumature invisibili che sono nell'apparenza estetica delle cose. È in questo modo che porta ai suoi limiti estremi il senso rappresentativo della "figura".

In Francia, in Italia, in Germania, in Gran Bretagna l'opera di Cézanne - o meglio l'esperienza di Cézanne, come diceva Rilke, sottolineando in tal modo l'eccezionalità dell'evento - è stata, di conseguenza, produttiva di multiformi interrogazioni e modelli ermeneutici, ha avuto una ricca, intrigante fenomenologia di ricezione, dal rigetto, all'accettazione, all'esaltazione agiografica. Perché autori di grande rilievo e dalle più diverse fisionomie artistico-filosofico-letterarie hanno risposto così intensamente al richiamo e al fascino di Cézanne? E come e perché, in virtù di quali circostanze, e in forza di quali sollecitazioni e argomentazioni critiche, ma anche per quali imprevedibili contingenze del gusto e della moda, e con quali conseguenze e ricadute, si sono articolate le loro risposte diversamente differenziate? Ecco alcuni snodi e quesiti che il presente volume ha inteso affrontare, rivisitando alcuni momenti più alti dell'incontro con Cézanne, cercando di catturarne lo spessore e il senso.

La partecipazione all'indagine da parte di varie "competenze", ovviamente con prospettive e sguardi plurimi, non è solo una esigenza metodologica che oggi si avverte sempre più indispensabile quando l'investigazione e il giudizio rifiuti la settorialità, ma vuole essere anche l'assunzione consapevole di quell'abbattimento delle barriere tra le varie discipline che fu teorizzato e messo in pratica proprio dalle avanguardie storiche. Queste ultime, come potrà verificare il lettore, vengono chiamate qui per tanta parte a testimoniare, nella fase progettualmente e creativamente più alta, allorché la caduta dei compartimenti stagni tra le varie formazioni culturali fu storicamente all'origine dell'interrogazione radicale e delle variegate "risposte" all'impatto e alla centralità di Cézanne.

I saggi qui raccolti costituiscono gli atti di una corposa serie di seminari (e di una tavola rotonda conclusiva) tenuti presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Statale di Milano dall'ottobre 1998 al settembre 1999. Piace qui ricordare che all'impegno dei relatori, cui siamo grati anche per la disponibilità a mettere in discussione i propri assunti iniziali nella prospettiva di un sapere dialogale, è corrisposto il gratificante interesse di un pubblico attento e numeroso, non circoscritto unicamente agli addetti ai lavori.

[1] Officina Edizioni, Roma 1981. Un panorama aggiornato della ricezione di Cézanne (ma pressoché circoscritto al campo pittorico e alla critica d'arte) è ora offerto da Joseph J. Rishel, "Un siècle de critique cézannienne", nel Catalogo della mostra su Cézanne tenuta alle Galeries Nationales du Grand Palais (1995-1996), Réunion des Musées Nationaux, Paris 1995, pp. 24-75. [indietro]

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IV di copertina

Come nessun altro pittore, Paul Cézanne ha dato da pensare. E ha fatto scrivere. Proprio come Cézanne stesso si poneva, ostinato, dinanzi al suo motif, così la modernità si è posta dinanzi a Cézanne, il "classico moderno" per eccellenza. E proprio come il motif veniva dal pittore di Aix caparbiamente declinato quale tema inesauribile di infinite variazioni - insistendo, senza requie, a interrogare sua moglie, le sue mele, i suoi bagnanti, la sua montagna -, così la modernità ha interrogato senza posa il suo Cézanne. Delle risposte che ne ha ricevuto tratta questo libro. E delle domande sollevate all'arte cézanniana da poeti e romanzieri (Rilke, Virginia Woolf, Gertrude Stein, Hemingway, D.H. Lawrence, Yves Bonnefoy), critici e teorici dell'arte (Meier-Graefe, Worringer, Roger Fry), filosofi (Heidegger, Merleau-Ponty, Maldiney, Lyotard, Deleuze), ma anche da altri pittori che, dopo di lui, hanno consegnato alla scrittura una meditazione sul senso del suo e del loro fare pittura (i simbolisti francesi, i Nabis, gli espressionisti tedeschi, la Nuova Oggettività; e ancora Wyndham Lewis, Ardengo Soffici, Kandinskij, Marc, Klee, Francis Bacon). Classico o gotico, mimetico o astratto, simbolista o realista, Cézanne è il caleidoscopio che restituisce al moderno la propria immagine contraddittoria, trasformandola in un unico, inesausto motif.

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Gli autori

Silvia Bignami lavora presso il Dipartimento di Storia delle arti, della musica e dello spettacolo dell'Università degli Studi di Milano. Si occupa di arte del Novecento, in particolare del sistema artistico a Milano tra le due guerre e dei rapporti tra Italia e Germania negli anni Venti e Trenta. Tra le pubblicazioni recenti un saggio sulla figura dell'artista donna nella Repubblica di Weimar (1999), un articolo sulla destinazione e committenza pubblica delle opere d'arte (2000) e due studi su Carrà e Sironi (2000).

Mauro Carbone insegna Estetica presso l'Università degli Studi di Milano. Specialista del pensiero di Maurice Merleau-Ponty, di cui ha curato diverse edizioni italiane, nei suoi studi si è inoltre occupato principalmente da un lato di estetica d'indirizzo fenomenologico (Straus, Dufrenne, Maldiney) e post-fenomenologico (Lyotard, Deleuze), dall'altro della storia di questa disciplina (Kant, Cassirer lettore di Platone). È autore dei volumi: Ai confini dell'esprimibile. Merleau-Ponty a partire da Cézanne e da Proust (1992), Il sensibile e l'eccedente (1996), Di alcuni motivi in Marcel Proust (1998), La visibilité de l'invisible. Merleau-Ponty entre Cézanne et Proust (2001).

Giovanni Cianci insegna Letteratura inglese presso l'Università degli Studi di Milano. È autore di: La scuola di Cambridge. La critica letteraria di I.A. Richards, W. Empson e F.R. Leavis (1970), La fortuna di Joyce in Italia (1974). Sul versante dell'avanguardia e in ambiti interdisciplinari, con particolare riferimento alle interazioni tra letteratura e arti visive, ha curato vari volumi tra cui: Futurismo/Vorticismo (1979), Wyndham Lewis. Letteratura/Pittura (1982), (con M.R. Cifarelli) La città 1830-1930 (1991), Modernismo/Modernismi (1991) e (con P. Nicholls) John Ruskin and Modernism (2001).

Elio Franziniinsegna Estetica all'Università degli Studi di Milano. Le sue ricerche vertono in particolare sulla tradizione estetica del Settecento, sul movimento fenomenologico, sulle teorie dell'immagine. Ha tra l'altro pubblicato: L'estetica francese del Novecento. Analisi delle teorie (1984), Il mito di Leonardo. Sulla fenomenologia della creazione artistica (1987), Le leggi del cielo. Arte, estetica, passioni (1990), Fenomenologia (1991), Oltre l'Europa. Dialogo e differenze nello spirito europeo (1992), Arte e mondi possibili (1994), Estetica del Settecento (1995), Filosofia dei sentimenti (1997), Estetica e filosofia dell'arte (1999), Fenomenologia dell'invisibile (2001).

Roberto Gelini si è laureato in Filosofia all'Università degli Studi di Milano discutendo una tesi dal titolo: Francis Bacon, una preistoria del sensibile. Ai suoi interessi di carattere estetico affianca un'attività pittorica che va dalla decorazione murale al lavoro su tela. È una ricerca sullo spazio pittorico che al momento lo impegna in un confronto, oltre che con autori quali G. Deleuze e M. Merleau-Ponty, anche con concezioni pittoriche assai eterogenee, tra cui quelle di P. Cézanne, F. Bacon e M. Rothko. È autore del saggio Troppo tenera è la carne (2000). Ha partecipato alle collettive: Invisibili Pensieri Umani (1995) e Il Mondo è Fatto a Scale, happening itinerante con, tra gli altri, E. Baj, E. Sanguineti e Altri Luoghi (1995).

Flavio Gregori insegna Letteratura inglese presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Si è occupato soprattutto della letteratura e cultura del tardo Seicento e del Settecento. Oltre a vari saggi e cure ha pubblicato una monografia su Sterne (Il wit nel Tristram Shandy: totalità e dialogo, 1987) e sull'epica neoclassica (Rettorica dell'epica. La dissoluzione dell'epica neoclassica e le traduzioni omeriche di Alexander Pope, 1998).

Andreina Lavagetto insegna Lingua e letteratura tedesca presso le Università di Ferrara e Venezia. Ha scritto su F. Schlegel, F. Kafka e R.M. Rilke.

Mario Maffi insegna Letteratura degli Stati Uniti presso l'Università degli Studi di Milano. È autore di numerose pubblicazioni sulla cultura americana e inglese, fra cui: La cultura underground (1983), La giungla e il grattacielo, 1865-1920 (1980), Nel mosaico della città (1992), Gateway to the Promised Land (1992), New York. L'isola delle colline (1995), Sotto le torri di Manhattan (1992), Londra. Mappe, storie, labirinti (2000), e coautore con Guido Fink, Franco Minganti e Bianca Tarozzi della Storia della letteratura americana (1991). Attualmente sta lavorando a un libro sulla cultura del Mississippi River. Fa parte della redazione di "Acoma. Rivista internazionale di studi nord-americani" ed è membro dell'Associazione Italiana di Studi Nord-Americani.

Stefania Michelucci insegna Lingua e letteratura inglese presso l'Università di Udine. Si è occupata soprattutto del Novecento, in particolare del rapporto tra letteratura e arti figurative, pubblicando numerosi saggi sulla narrativa e sui libri di viaggio di D.H. Lawrence e sulla poesia di Thom Gunn. È autrice di L'orizzonte mobile. Spazio e luoghi nella narrativa di D.H. Lawrence (1998) e curatrice di: Twilight in Italy and Other Essays di D.H. Lawrence (1997) e Avventure di un avvocato: Rumpole all'"Old Bailey" di John Mortimer (1999).

Antonello Negri insegna Storia dell'arte contemporanea all'Università degli Studi di Milano. I suoi studi sono nel loro insieme rivolti agli intrecci tra produzione artistica e società industriale, ovvero alla dialettica di tradizioni e modernismi. Tra le sue pubblicazioni recenti: Il realismo (2 voll.: 1989 e 1994), Il sogno del moderno (1994), La fortuna del moderno (1997), Carne e ferro. La pittura tedesca della "Neue Sachlichkeit" (1999), Anthony Blunt. L'occhio e la storia. Scritti di critica d'arte (1936-1938) (1999), Arte e artisti nella modernità (2000).

Brett Neilson è Lecturer nella School of Cultural Inquiry presso la University of Western Sydney, Australia. Ha ottenuto il PhD presso la Yale University con una tesi su Wyndham Lewis. È autore di Counterworlds: Re-imagining Global Space (di prossima pubblicazione). Sta lavorando ad un saggio dedicato a modernismo e filoprimitivismo.

Francesca Orestano insegna Letteratura inglese presso l'Università degli Studi di Milano. Dopo una monografia su John Neal, con Peter Dawson ha edito il Dizionarietto di un italiano in America, raccolto da un emigrante ai primi del 1900. Ha esplorato l'età vittoriana (Dickens, Trollope, Ruskin, Pater, Wilde), il modernismo (W. Lewis e V. Woolf), il gotico, gender e genre, il "college novel", l'utopia, la children's literature. Nel filone dei visual studies si colloca la recente monografia su Paesaggio e Finzione. William Gilpin, il Pittoresco e la visibilità nella letteratura inglese (2000).

Maria Carla Papini insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l'Università degli Studi di Firenze. Ha studiato i poeti crepuscolari e le avanguardie novecentesche - futurismo, surrealismo, metafisica, ermetismo -, la prosa degli anni Trenta e la produzione poetica e narrativa della seconda metà del Novecento con particolare attenzione per l'opera, in prosa e in poesia, di Paolo Volponi. Oltre a numerosi saggi in rivista ha pubblicato in volume: Corazzini (1977), L'Italia futurista (1977), Il linguaggio del moto. Storia esemplare di una generazione (1981), Bibliografia di Piero Bigongiari (1986), Il sorriso della Gioconda. La scrittura tra immaginario e reale (1989), Paolo Volponi. Il potere, la storia, il linguaggio (1997). Ha curato recentemente una raccolta di scritti sul cinema di Aldo Palazzeschi di prossima pubblicazione per le Edizioni di Storia e Letteratura.

Andrea Pinotti lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell'Università degli Studi di Milano. I suoi studi vertono in particolare sui rapporti fra estetica, teoria e storia dell'arte nella cultura tedesca di Otto e Novecento. È autore dei volumi: Il corpo dello stile. Storia dell'arte come storia dell'estetica a partire da Semper, Riegl, Wölfflin (1998), Piccola storia della lontananza. Walter Benjamin storico della percezione (1999), Memorie del neutro. Morfologia dell'immagine in Aby Warburg (2001). Ha curato le antologie: Estetica ed empatia (1997), Pittura e idea. Ricerche fenomenologiche sul cubismo (1998), Filosofia e pittura nel Novecento (1998).

Carla Pomarèinsegna Lingua e letteratura inglese all'Università del Piemonte Orientale (Vercelli). Si è occupata soprattutto di poesia romantica e modernista angloamericana, con saggi e articoli su S.T. Coleridge, G.G. Byron, Christina Rossetti, Emily Dickinson, John Ruskin, Gerard Manley Hopkins. Ha pubblicato La visione e la voce. Percorsi paralleli dai romantici ai moderni (1993), uno studio della produzione poetica di Wallace Stevens e William Butler Yeats vista nei suoi rapporti con la tradizione romantica, e ha contribuito alla Storia Letteraria della Civiltà Inglese di Franco Marenco (1996), curando il capitolo dedicato alla prima generazione di poeti romantici. Sta attualmente lavorando a uno studio sulla presenza dell'arte scultorea all'interno del panorama letterario dell'Ottocento inglese.

Silvia Riva è ricercatrice di Letteratura francese presso l'Università degli Studi di Milano. Si occupa di letteratura del Novecento, tanto in ambito francese quanto in ambito francofono (in particolare ha pubblicato numerosi saggi e due volumi relativi all'Africa subsahariana). Nel campo della francesistica la sua ricerca verte sul rapporto fra letteratura e arte, e in quest'ottica è appena uscito il saggio "Scève, Quignard e la musica in 'L'Ephémère'", in L'Ephémère. Pagine d'arte e poesia (2001).

Marco Vozza insegna presso il Dipartimento di Discipline filosofiche dell'Università degli Studi di Torino. I suoi interessi riguardano gli ambiti dell'ermeneutica, dell'estetica e della teoria dell'arte e della letteratura, con particolare riguardo alla tradizione filosofica di lingua tedesca. Ha pubblicato numerosi volumi e saggi, fra i quali ricordiamo: Il sapere della superficie. Da Nietzsche a Simmel (1988), Rilevanze. Epistemologia ed ermeneutica (1990), Il mondo delle cose prossime (1992), Progetto di un'analitica esistentiva (1996), Le forme del visibile. Filosofia e pittura da Cézanne a Bacon (1999).

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