Francesca Orestano
Paesaggio e Finzione.
William Gilpin, il Pittoresco, la visibilità nella letteratura inglese
Milano: Unicopli 2000
IV di copertina
Estate 1748: due amici in vacanza esplorano i giardini di Stowe, il più sensazionale landscape garden inglese, creato da Vanbrugh, Gibbs, Bridgeman, Kent, Brown. Si tratta di personaggi di un dialogo tra visibilità e scrittura, che fonda l'estetica della 'Picturesque Beauty'. Nel testo di Gilpin (così come nel giardino) confluiscono dati visivi e verbali, pittura e letteratura, visione politica e mitologia: ma il ruolo della vibilità è isolato e nitidamente definito. William Gilpin avrebbe poi diffuso la sua teoria descrivendo il Galles, il Lake District e la Scozia, influenzando pittori e connoisseurs, filosofi del gusto e proprietari terrieri, poeti e turisti, fotografi e autori di romanzi... Insieme al configurarsi del paesaggio pittoresco, e dopo aver preso in esame il panorama della critica, l'autrice di Paesaggio e Finzione affronta lo studio delle politiche della rappresentazione che, a partire da Gilpin, e nello svolgersi del dibattito teorico che vede protaginisti Hogarth e Reynolds, Burke e Allson, Price e Knight, ancora oggi strutturano - in testi visivi, verbali, o virtuali - la nozione di spazio esteticamente attraente, sede di ogni ulteriore discorso narrativo.
L'autrice
Francesca Orestano è docente di lingua e letteratura inglese presso l'Università Statale di Milano. Ha esplorato il Modernismo e il Gotico, gender e genre, il 'college novel' americano, la pittura di S.F.B. Morse, l'utopia di The Wizard of Oz; ha scitto una monografia su John Neal, studiandone testi e manoscritti presso la Houghton Library a Harvard e la Pierpont Morgan Library a New York. Insieme a Peter dawson, M.A. Oxon., ha edito il Dizionarietto di un italiano in America, raccolto da un emigrante ai primi del 1900. A Milano ha ripreso gli studi vittoriani, scrivendo su Charles Dickens e John Ruskin; nel filone dei visual studies ha intrapreso la ricerca sul Pittoresco e il paesaggio come struttura narrativa, partendo dall'estetica del Settecento per spingersi fino al romanzo moderno e a Virginia Woolf.