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Miscellanea

Sara Sullam

Relazione sulla Seventh Annual Trieste Joyce School

Profilo di Sara Sullam

Dal 29 giugno al 5 luglio a Trieste si è svolta la settima edizione della Trieste Joyce School. Dopo il discorso inaugurale di Renzo Crivelli e John McCourt, l'ambasciatore d'Irlanda in Italia Frank Cogan ha offerto un aperitivo sul tetto del Museo Revoltella a tutti i partecipanti, che nella stessa serata hanno anche potuto avere un assaggio di quella che poi sarebbe stata l'atmosfera multilingue dell'intera settimana di lavori. Infatti studenti della scuola di varie nazionalità hanno letto un passo del Giacomo Joyce da loro tradotto nella propria lingua, dal triestino al bulgaro, dall'ungherese al giapponese, evocando così anche lo spirito poliglotta di James Joyce.

Con la piacevole serata sulla terrazza del Museo, affacciata sulla baia della bella Trieste di Joyce, si sono gettate le basi del programma dell'intera settimana, che ondeggiava tra i motivi connessi al Joyce italiano, o meglio, triestino, e le questioni riguardante la nazionalità e l'ascendenza irlandese.

Per quanto riguarda la materia triestina, ad essa è stato dedicato uno dei quattro seminari pomeridiani, condotto da Erik Schneider. Quest'ultimo si è anche prodigato in un'escursione virtuale della Trieste joyciana, svelando particolari della vita italiana di Jim e Nora a tutt'oggi sconosciuti, e in tal modo stuzzicando la curiositàriguardo al Museo Joyce che presto aprirà i battenti nel capoluogo giuliano.

Fritz Senn e Ron Ewart hanno tenuto rispettivamente i seminari su Ulysses e Finnegans Wake, con un taglio, come di consueto, spiccatamente interattivo; proprio per questo i due seminari sono sono stati quelli che hanno riscossso maggiore successo tra i partecipanti più giovani della scuola, alla ricerca di un approccio in primo luogo linguistico e di un confronto diretto e testuale con i due capisaldi del corpus joyciano. In tal senso bisogna tener presente anche l'attrattiva rappresentata dalla figura di Fritz Senn, il cui incontro è cruciale per ogni joyciano in erba. La presenza di Senn come sempre non si è limitata al momento seminariale, ma ha catalizzato incontri e promosso futuri scambi che ruotano attorno alla Fondazione Joyce che da anni conduce a Zurigo.

Per quanto riguarda la questione della nazionalità e quindi il rapporto di Joyce con l'Irlanda, centrale è stata la presenza di Eamonn Hughes (Belfast), che oltre a tenere una lezione ha condotto uno dei seminari pomeridiani interamente dedicato alla letteratura irlandese contemporanea. Lezione e seminario hanno spaziato da William Trevor a Colm Toibin e, andando indietro nel tempo, da Ross e Sommerville, sollevando in tal modo questioni quali la relazione tra homelessness e territorialità, e indagando le sia sfumature di un nazionalismo spesso tinto di maschilismo e il problema dell'esilio, da sempre centrale nella cultura irlandese. Ciò ha permesso di gettare nuova luce sull'influenza di Joyce nella letteratura irlandese. È la figura di Bloom, secondo Hughes, che destabilizza dall'interno una concezione fissa e monolitica di nazione, così come quella di mascolinità. Bloom incarna ed esperisce a vari livelli l'alterità che lo rende oggetto delle angherie e dell'intolleranza della comunità dublinese.

L'istanza dell'alterità connessa al personaggio di Bloom è stato anche il tema dell'intervento di Laura Pelaschiar, che ha affrontato l'argomento attraverso l'accostamento della figura di Bloom a quella di Otello. Il punto in comune più evidente tra i due personaggi è che entrambi sono al centro di una vicenda di adulterio, e vengono così additati come elementi "altri", di disturbo all'interno di una società chiusa. Pelaschiar ha però fatto notare come Bloom, differentemente da Otello, non si vendichi, perché, a differenza del personaggio shakespeariano, non ha interiorizzato i paradigmi razzisti e xenofobi della società in cui si trova a vivere.

La questione dell'influenza joyciana sulla letteratura irlandese è stata anche al centro degli interventi di Ron Ewart e John Banville, quantunque in maniera del tutto differente. Banville vede in Joyce uno scrittore che non può essere né del tutto inscritto all'interno della geografia letteraria irlandese né d'altra parte può essere del tutto astratto dal proprio contesto nazionale. Nella visione dell'autore irlandese contemporaneo, è l'anima dello scrittore europeo che prevale in Joyce. Ron Ewart ha invece deliziato i partecipanti con un viaggio intertestuale attraverso la poesia irlandese più o meno recente, da Patrick Kavanagh a Derek Mahon, da Gerry Dowie a Seamus Heaney.

Alla fine della settimana Emer Nolan, già autrice di un provocatorio studio sul presunto nazionalismo di Joyce ha fornito un'altra visione della questione, indagando i legami che Joyce instaura tra arcaico e moderno; in particolare, e non senza gusto per il paradosso, tra cultura celtica e linguaggi urbani.

Viva è stata la consonanza tra questi argomenti e la problematica della memoria, affrontata in maniera divergente da Andrew Gibson e Caroline Patey, rispettivamente da un punto di vista storico e filosofico-cognitivo. L'approccio suggestivo di Patey si è rivolto ad indagare la conoscenza che Joyce aveva della mnemotecnica, nesso fondamentale per inquadrare l'eredità della cultura europea che affiora in Ulysses. [vedi immagine]

Librerie e cataloghi assurgono così a luoghi della memoria per eccellenza, veri e propri magazzini di cultura, sia essa europea o irlandese. L'Ars Memorativa, tanto cara a Giordano Bruno, può essere considerata un vero e proprio modello di testualizzazione.

Bruno's Memory Wheel
VIRAG: [...] See, you have forgotten. Exercise your mnemotechnic. [...]

Storia e memoria, siano esse irlandesi o continentali, sono cruciali anche nell'intervento di Danis Rose, che ha tenuto tutti con il fiato sospeso con il proprio racconto "On a Treasure Trove", un titolo del tutto appropriata alla caccia al testo che annuncia. L'esperienza di Rose si situa ai limiti del romanzesco, e l'ultima parola non è ancora stata pronunciata. Rose infatti fu chiamato due anni fa dal suo amico Alexis Léon, figlio di Paul Léon, generoso amico di Joyce negli anni parigini, ad esaminare il contenuto di una scatola contenente manoscritti joyciani fino ad allora sconosciuti. Accortosi subito del valore incommensurabile del materiale che aveva per le mani, Rose ne ha proposto l'acquisto alla National Library of Ireland, dove sono ora accessibili alla comunità scientifica. Con tale impresa Rose ha attirato su di sé le ire del Joyce Estate, che si vanno ad aggiungere alle traversie legali incontrate dopo la pubblicazione della sua controversa edizione critica di Ulysses.

Più importante di lezioni e seminari forse, e delle fruttuose discussioni che da essi sono scaturite, è stato il genius loci, evocato in maniera molteplice. Il fatto che la scuola abbia luogo a Trieste infatti ne costituisce una delle più grandi felicità. Non solo infatti si cammina tra i luoghi joyciani; non solo gli orizzonti marini così come gli stupendi paesaggi carsici e le architetture austro-ungariche della città sono gli stessi che aveva sotto gli occhi Joyce; ma anche le dimensioni ridotte della città fanno sì che incontri più o meno casuali tra relatori e partecipanti siano all'ordine del giorno, magari proprio nelle terrazze dei caffé che fin dai tempi dell'Austria Felix costituiscono uno dei luoghi privilegiati della cultura triestina. Centrale quindi nell'esperienza della Trieste Joyce School è il legame inscindibile con il contesto cittadino, non solo in maniera museale e astratta, bensì in senso vivido e dinamico; la scuola Joyce coinvolge non solo la comunità scientifica internazionale, ma anche, e soprattutto, quella locale. Non a caso Claudio Magris è intervenuto in occasione dell'arrivo di John Banville, ribadendo in tal modo la vocazione aperta e internazionale della propria città, che continua a fungere da punto di contatto tra varie culture proprio come ai tempi in cui vi sbarcò Joyce.

Tutto ciò è merito dell'operato assiduo e di ormai lunga data di John McCourt, che ha creato il corrispettivo mediterraneo della Dublin Joyce School, conferendo a queste giornate estive uno spirito peculiare che sicuramente favorisce e stimola diversi filoni di indagine connessi all'Italia e al Mediterraneo, così come è risultato chiaramente nel Simposio Internazionale dedicato proprio al Joyce Mediterraneo nel 2002.

Attraverso la propria attività scientifica e organizzativa, McCourt e la Joyce Trieste School hanno regalato a James Joyce una seconda esistenza italiana.

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Sara Sullam è nata a Milano il 19/9/1979. È iscritta al quarto anno del corso di laurea in Lingue e Letterature straniere e sta scrivendo la propria tesi su "James Joyce e la memoria della cultura europea".

Ha studiato presso la Freie Universität Berlin e presso la Humboldt Universität zu Berlin. È stata assegnataria di una borsa di studio per partecipare alla settima edizione della Trieste Joyce School.

Ha lavorato come lettrice presso la casa editrice Garzanti e come libraia presso le Librerie Feltrinelli.

Collabora con l'Associazione Unza! per la difesa dei diritti e la promozione della cultura Rom.

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