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Miscellanea

Traduzioni delle poesie di Clive Wilmer

Di: V. Bianconi, M. Campagnoli, G. Cianci, P. Loreto e S. Raimondi

Traduzioni lette dai poeti in occasione del "Poetry Reading" tenuto da Clive Wilmer l'8 maggio 2003 presso l'Aula Stucchi dell'Università degli Studi di Milano

Profili dei traduttori

Fibbia sassone

             del tesoro di Sutton Hoo

L'inserto d'oro ammucchia luce:
è macchia di luce che espelle
con l'intrico reso da un maestro
l'imminente notte forestale
dimora di mostri e del terrore.

Viluppi di foresta d'oro attorti
dal volere fanno un nodo chiuso
attorno a quelle libere fiere
oltre la sua abitazione.
Un oggetto di contemplazione,

dal quale tre rivetti fissano:
la testa di una bestia, tutta foresta,
che gli serra la spada alla vita
alla luce del giorno, e alla fiamma
che osserva, la sera, acquieta l'ansia.

Published in The Dwelling-Place (Carcanet Press, 1977); titolo originale: "Saxon Buckle"
(traduzione Paola Loreto)

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Visitazione

Chi sei, che sei entrata nella luce
      così imprevedibile
      che "dea" ti si addice?
            Come altro chiamare

il bello superiore, l'interiore
      incarnatosi così
      bene da umiliarci
            e farci temere

che non torneremo - eppure lasciare
      una tale visione è
      quello che meno vogliamo?
            Voglio più di ogni cosa

te qui e ora, e fino a qui e ora
      non potevo sognare
      quello che non sapevo -
            anche se pare sia

dalla terra caduta che viene
      il sogno dell'Eden.
      Il tuo corpo è una cosa
            come la terra

la fragranza però è di un altro mondo...
      Tenera ragazza, che tremi
      se ti tocco, che tremo
            a toccare,

squarci il buio col lampo, lasci il giorno
      solenne e violato, ma
      acceso della traccia
            della visitazione.

Published in The Falls (Worple Press, 2000); titolo originale: "Visitation"
(traduzione Paola Loreto)

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Vacanze

                 a M.L.


Guarda: la neve sul picco di Helvellyn,
a Natale. Come risplende il freddo!
  Come, carichi di bianco, si curvano
    gli alberi spogli sui laghi induriti!

Non resta che moltiplicare le fiamme
con altri ceppi e, cordiale in umore, versare
  il tuo vino più scuro, il suo estivo
    calore, quattro inverni invecchiato.

Cosa ci ha portati qui? Il gelo nei capelli?
Cosa ha affondato il tuo scafo? Sfondato il mio tetto?
  E sia pure: tra non molto,
    il mare sarà calmo, gli alberi eretti.

Quanto al domani - porti ciò che vuole -
tu mettilo da parte, insieme al rimpianto. Per ora,
  pensa a ogni giorno come puro guadagno.
    Come per quelli che adesso sono in fiore,

che germogliano senza sapere la dolcezza
che li assale. Osservali, al tramonto,
  versarsi nei vicoli caldi,
    dove al caprifoglio s'intreccia il gelsomino,
    
poi ascolta, come da una fonte che gorgoglia,
i sussurri di una giovane fondersi alle risa,
  oltre l'arco di un lampione,
    come ripete, No, no, senza resistere.


                                              Da Orazio

Published in The Falls (Worple Press, 2000); titolo originale: "Vacations"
(traduzione Matteo Campagnoli)

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Casa Natal de Borges

"un uomo che, in un'epoca che venera i caotici idoli del sangue, della terra e della
passione... ha preferito i lucidi piaceri del pensiero, le segrete avventure dell'ordine."
Borges su Valéry

Le segrete avventure dell'ordine
Iniziate in questo emblema della Belle Epoque:
Le ordinate eleganze degli haut-bourgeois,
Che hanno segreti ma poche avventure.

Persa nella sua antica reclusione, insudiciata,
Resiste all'ira quotidiana, un allarme disumano
E, nelle vetrine dei negozi, intimità messe a nudo. 
Persiste, comunque,
Inalterata, come l'ultimo, ingiallito incisivo
In una bocca che da tempo ha perso il suo splendore.

La città come locus civile:
Un incidente del tempo, forse? Ma il tempo
Avanza lasciandosi dietro
Una città invisibile, continua, fatta di messaggi
Intrecciati tra loro da chi più ha prediletto
I lucidi piaceri del pensiero.


                                            Buenos Aires, 1999

Published in The Falls (Worple Press, 2000); titolo originale: "Casa Natal de Borges"
(traduzione Matteo Campagnoli)

Infanzie del dopoguerra

                  for Takeshi Kusafuka

'If there were no affliction in this world we might think we were in paradise.'
                                                -	Simone Weil, Gravity and Grace


Tu, nato a Tokio
nel quarantaquattro,
la semplicità hai conosciuto
che una guerra ha creato.
Così era a Londra
seppure vincitrice -
nella sconfitta, quanto più atroce.

Lo sapevo dico, ma
nati a questo, tu e io,
come potevamo in verità sapere?
Era il mondo. Tu provi
a articolare,
in un linguaggio non proprio,
che cosa e perché era.

Natura ritornata (tu dici)
in Tokio centro -
nella tua voce l'ironia
difende il bisogno di spingersi
oltre: come altro,
con tale economia,
si può dire questo?

Le tue immagini dichiarano
la sostanza della frase:
crateri di bombe, urbana erbaccia,
un verme flette lo sguardo mogio
del bambino che s'accovaccia;
falene strombate sul vetro
come mani alzate in elogio.

Un futuro poteva venire
da cosa simili cose san dire.
Ascoltavi, sveglio appena,
l'usuale cinguettio riempire
il mattino non inquinato.
Il rospo gracchia e sfoga
in qualche pozzo abbandonato.

La chiamano desolazione,
lo spoglio ma fertile intrigo
di cui hai parlato tu.
Lì sei cresciuto, tu che m'hai
insegnato molto della relazione
che lega l'afflizione all'amore
nel pensiero di Simone Weil.

Anche io ho immagini.
Una foto, S.Paul, la cupola
una testa col casco, levata
mentre il terrore scompagina.
Nel posto che conobbi, non questo,
ma una città tornata dai morti,
l'"erba di fuoco" cresceva negli orti.

Giocai su bombe già esplose
in ville di periferia, in una via
di queste in rovina, incolti
rododendri grassi spaccavano
i suoli di stanze in miseria:
questi a un bambino davano
l'aria di un eden negletto.

Se un desiderio abbiamo in comune,
non è che ritornino il luogo
o il tempo tantomeno.
Se grazia e gravità immuni
resistono a un incendio di mondo,   
fisse nella mente son arse
perché la pace sia nelle cose.


                          1983

Published in Of Earthly Paradise (Carcanet Press, 1992); titolo originale: "Post-war Childhoods"
(traduzione Vanni Bianconi)

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Architetto nella sua casa di montagna

Tutto quello che posso è accompagnarvi sul ciglio
lanciare un belvedere
nel vuoto recintato da cavi d'acciaio,
così non avrete paura di nulla -
perché avrete paura,
come chi è stato lasciato solo sopra lo strapiombo.

Questo è tutto ciò che fanno i costruttori: comporre lo spazio
per farvelo abitare
stare assieme. Nient'altro possono offrire
che legno o cemento, nient'altro che pietre.
Ignorano tutto,
tranne che trasformare un posto in un panorama.

E se la veduta fosse solo il vuoto cosa accadrebbe? Cosa se
strani fenomeni atmosferici -
nubi perdute, pellicole di nebbia brumosa -
fossero solo questi a riempirla? Galleggiando le vette innevate
semplicemente sono -
decidono molto meno che noi, così incagliati come siamo, in bilico.

(traduzione Stefano Raimondi)

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Tavolo da cucina

                                         Per mia madre

Creare una intimità domestica era
Ciò che sapevi fare
Meglio, e cucinare

(il rituale
nella sua essenza) era,
per te una sorta di vocazione.

Così ciò che anzitutto
ricordo, pensando a te,
è un piano di tavolo color crema

a grani grossi
incisi profondamente, con le gambe
tinte di nero, e te

al lavoro, con matterello
o tagliere o
scodella, poi, più tardi

mentre badi
agli ospiti, o ai figli alla festa
informale di ogni giorno.

Ora che non è più qui la tua
dimensione casalinga, ciò che
di essa per me sopravvive

è questo: che
ora diventa un modello
di vera arte:

semplici tavole ben ripulite
nere, bianche,
un buon lavoro riuscito come per grazia,
con tale
purezza di cuore.

Published in Of Earthly Paradise (Carcanet Press, 1992); titolo originale: "Kitchen Table"
(traduzione Giovanni Cianci)

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Fonte Branda a Siena

                                             Ruskin, Praeterita III, iv, §86
                                                  Dante, Inferno xxx, 49-90



L'ultima volta che vidi Fonte Branda, scrisse Ruskin,
era sotto le stesse arcate dove la vide Dante
Egli attinse ad essa allora
                Ed ogni volta che i quasi
pentametri della sua prosa mi vengono alla mente,
anch'io vedo di nuovo il luogo:

la loggia di mattoni rossi, nella pietra bianca
le teste animalesche che aggettano
                e all'interno,
ombra e la pozza d'acqua ferma.

Tutte le volte che l'inglese si recava là, s'indignava
contro l'ingiustizia,
trovava le parole autentiche che inchiodano la falsità e l'ingiustizia,
amarezza nella dolce fonte, il sibilo
del metallo incandescente buttato nell'acqua fredda
mentre beveva.

                Penso al suo viso triste,
all'intelligenza bruciata che vi si celava, al fluire delle parole.
E nel mio pensiero, come verso
la calma della memoria, si china a bere.
E tutte le volte che si china, il Fiorentino
nel suo abito rosa, non ancora incoronato d'alloro
si accosta
                quanto le parole d'un altro
ritornano alla mente pacificata.

Essi non mi vedono là. Ma i nomi del luogo
li tengono in vista - Siena, Fonte Branda  -
dove trabocca l'acqua, sul punto di divenir parola.

Published in Of Earthly Paradise (Carcanet Press, 1992); titolo originale: "Fonte Branda in Siena"
(traduzione Giovanni Cianci)

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Sancta Sanctorum

     poi irruppero e non trovarono nulla.

Essa mi prese per mano. Un luogo desolato,
un luogo di sassi, che veniva distrutto e rifatto:
nere ferite nella terra e, tutt'intorno,
pozze stagnanti, sconvolgevano così il terreno,
e solitaria, una costruzione nuovissima adibita ad uffici,
semicostruita e spoglia, cemento bianco sotto la luna.

Dalla distruzione si può ricavare consolazione:
che non c'è fuga dal fato
non per grandi opere e neppure luoghi santi.
Nondimeno, quell'edificio così meraviglioso,
i soli suoi materiali - muratura e legno di cedro -
così sontuosi, la pietra tagliata così finemente
così strettamente commessa

    Pensa a questo
e, pensando al luogo, a quanto dentro nel profondo, là
nel Sancta Sanctorum,
tu puoi perdere quello che sei,
il desiderio, la paura

    Io come Flavio,
soldato di ventura, ma non un Romano
in quest'epoca dopo la caduta,
ebbi commercio con una snella avatar della dea
Astante, Afrodite, o altro nome che sia,
nella regione di King's Cross.
Fu lei
che mi condusse attraverso quel luogo verso l'alto edificio
non ancora ultimato, così da sembrare una rovina
il Sancta Sanctorum, il presbiterio sfondato, la stele mozzata
più sacro che se fosse stato intatto

davanti ad esso, spoglio e vuoto, un bianco padiglione,
un semplice cubo di spazio, e ci inoltrammo.
una sola finestra, da cui si vedeva la luna, e la notte
calda fuori stagione, buttò la veste da parte,
seni e spalle argentate dal chiarore lunare:
era così bella che avrei potuto
inginocchiarmi ma, stando lì,
feci scorrere le punta delle dita sulla sua bocca, accarezzai
i suoi capezzoli, la rotondità del suo ventre, la peluria scura:
Ho pensato e misurato, cercando la
giusta gentilezza atta a pesarne il valore

Questi due insieme.

    Flavio
ha visto il Tempio bruciare a Gerusalemme,
lo ha visto cadere, enormi vuoti al posto delle fondamenta,
ciò che stava sopra di non minor valore,
la loro profondità, la grande magnificenza, la forza.
E tuttavia cadde,
il tempio di Salomone e la casa della saggezza
marmo incerato e legno di cedro profumato
cadde
non appena lo lambì la fiamma.

Le torce ritagliarono uno spazio nel buio,
un recesso di venti cubiti, fino allora
protetto da un velo e inavvicinabile,
inviolabile, invisibile a tutti.
In esso non si ergeva nulla, era chiamato
Il Sancta Sanctorum

    perdi ciò che sei
desiderio             paura

    oscurità
resa ancor più scura dal raggio luminoso:
si girò, come per inchinarsi
al volto della luna, ma si appoggiò al rozzo davanzale,
così che il suo seno pendeva soffice tra le mie mani

poi le fiamme divamparono d'un balzo,
spinsi gentilmente e l'entrata cedette

Published in The Falls (Worple Press, 2000); titolo originale: "The Holy of Holies"
(traduzione Giovanni Cianci)

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Profili dei traduttori

Vanni Bianconi

Vanni Bianconi è nato a Locarno, Svizzera, il 7 gennaio 1977. Si è laureato nel 2003 nel corso di laurea in Lingue e Letterature Straniere all'Università degli Studi di Milano, con una tesi sulla poetessa irlandese Eiléan Ni Chuilleanàin. Ha tradotto poesie del poeta inglese contemporaneo Michael Donaghy. Una sua prima collezione di poesie uscirà nell'autunno 2003, nei Quaderni di poesia italiana contemporanea, di Marcos y Marcos.

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Paola Loreto

Paola Loreto è nata a Bergamo nel 1964 e insegna Letteratura Americana all'Università di Milano.

Nel 2002 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, L'acero rosso, presso l'editore Crocetti (Milano). Il libro ha vinto la XVI edizione del Premio Tronto.

Nel 1999 e nel 2001 è stata segnalata nella Sezione Inediti del Premio Montale e nel 2001 al premio Edda Squassabia; nel 1999 ha anche ottenuto il Secondo Premio nella Prima edizione del Concorso Letterario di narrativa Roma nel Novecento.

Nell'estate del 1997 è stata poète en residence del Centre de Poésie et Traduction della Fondation Royaumont (Parigi).

Come studiosa, ha pubblicato due libri sulla poesia di Emily Dickinson e di Robert Frost e ha tradotto poesie di Philip Levine, Emily Dickinson, Richard Wilbur, Amy Newman, Paul Celan e di alcune mistiche medievali. Collabora a "Poesia" e a numerose riviste di studi americani italiane e straniere.
paolaloreto@paolaloreto.net

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Stefano Raimondi

Stefano Raimondi (1964), laureato in Estetica, è collaboratore presso la cattedra di Filosofia dell'educazione (Università degli Studi di Milano-Bicocca). Ha pubblicato Invernale (prefazione di Giancarlo Majorino), Lietocollelibri, Como 1999; Una lettura d'anni (prefazione di Milo De Angelis)in Poesia Contemporanea, Settimo quaderno italiano (a cura di F. Buffoni), Marcos y Marcos, Milano 2001, La città dell'orto (prefazione di Umberto Fiori), Casagrande, Bellinzona 2002. È inoltre autore della monografia critica: La 'Frontiera' di Vittorio Sereni. Una vicenda poetica (1935-1941), Unicopli, Milano 2000 e curatore del volume Poesia @ Luoghi Esposizioni Connessioni, Cuem, Milano 2002. Sue poesie sono apparse su "Nuovi Argomenti", "Idra", "Millepiani", "Graphie". Gli interventi critici pubblicati hanno trattato autori quali: P. Jaccottet, P. Celan, N. Sachs, R. Char, Yves Bonnefoy, Sylvia Plath e il pittore N. De Staël. Svolge in varie sedi, incontri e seminari sulla teoria dell'intenzione poetica. Nel 1999 è stato tra i fondatori della rivista "Materiali di Estetica". Collabora a "Poesia", "Pulp".

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