Roma (26/07/01). In seguito al vertice dei G8 a Genova (19-21 Luglio
2001) ecco alcuni dati (fonte dei dati: Il Mondo in
Cifre, da The Economist, 2001) per una valutazione analitica del vertice,
almeno per capire cosa i G8 potrebbero
veramente fare e perche' non lo fanno.
DATI
Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo riferisce (nel 1997)
che il 18% della popolazione mondiale, circa 800
milioni di persone, dispone dell'83% del reddito mondiale, mentre l'82%
della popolazione, circa 5.000 milioni di
persone, dispone del restante 17%. Senza drastici interventi o correzioni,
tale ampio divario e' destinato ad aumentare.
Inoltre, l'esplosione demografica riguarda proprio la parte di popolazione
che dispone di questo 17%. Ricordiamo che la
previsione di crescita demografica dei paesi nel G8 e' zero per il
periodo 2000-2015. Nel 1998 le sole Cina e India
insieme avevano 2.237 milioni di persone, con previsione di crescita
a 2.628 milioni di persone nel 2015. I paesi del G8
avevano e avranno 832 milioni di persone in totale, appunto quel 18%
circa della popolazione mondiale.
Nel 1990 il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ha pubblicato
il suo primo indice di sviluppo umano per
misurare la qualita' della vita, combinando il PIL con altri indicatori
(quali l'alfabetizzazione, la speranza di vita,
etc.). Quasi tutti i paesi del G8 (tranne la Russia) risultano possedere
un'alta qualita' di vita e stanno cercando di
mantenere in crescita il tenore di vita a fronte di una forte crisi
economica. Infatti, la crescita del solo PIL dei
paesi del G7 e' stata del 2,2% per il periodo 1990-1998 rispetto ad
una crescita del 2,3% dell'Africa, del 3,7%
dell'America Latina e del 7,8% dell'Asia nello stesso periodo.
Per fare ancora qualche paragone: l'Italia ha avuto una crescita dell'1,2%
del PIL reale, la Russia una (de)crescita del
-7,0% mentre l'India una crescita del 6% ed, infine, la Cina e' il
paese con maggior crescita al mondo, quattro volte
superiore agli Stati Uniti, in questo periodo, con addirittura un 11,2%
del PIL reale.
Nonostante la crisi economica la Zona Euro gestisce il 17% delle esportazioni
mondiali, gli Sati Uniti il 15%, mentre la
Cina il 2,7% e l'India lo 0,6%. I paesi piu' ricchi consumano il 70%
di energia, il 75% del metallo e l'85% del legno.
Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo riferisce che l'estrema
poverta' oggi potrebbe essere sradicata con una
spesa di 80 miliardi di dollari l'anno, meno del patrimonio netto accumulato
dalle 7 persone piu' facoltose del mondo.
Ricordo che il fatturato della sola General Motors era di 163 miliardi
di dollari nel 1998, quello della Chrysler di
154. Il fatturato totale delle prime otto piu' grandi aziende del mondo
era di 1.000 miliardi di dollari. La Citicorp
(USA) da sola, ovvero la piu' grande banca del mondo, aveva un patrimonio
di 41.889 miliardi di dollari nel 1998.
COMMENTO
Da questi dati si ha la ragionevole sensazione che il mondo sia una
tavola imbandita per tutti ma che solo pochi
prepotenti hanno occupato la tavola, deciso come e quando si mangia,
si son presi le posate, e finiranno tutto lasciando
solo briciole agli altri, accusandoli di esser maleducati a mangiar
con le mani, forse anche lasciandoli morire di fame.
Oggi, sotto il principio della globalizzazione dei mercati si passa
ad un ulteriore piatto di questo triste banchetto, dove
pero' gli ingordi stanno alla frutta.
L'economia dei paesi industrializzati affronta una fase di recessione,
ovvero, il benessere risulta da cio' che si e'
fatto ma per un ulteriore sviluppo si deve guardare ad un allargamento
delle utenze, almeno a parita' di costi. In poche
parole, ci voglion piu' consumatori per continuare ad ingozzarsi. Ma
le masse di potenziali consumatori dei paesi con
basso potere d'acquisto restano, per ora, riluttanti o troppo poveri,
dunque, si tenta almeno di sfruttarne la mano
d'opera. Inoltre, si inizia ad operare una promozione sistematica dei
prodotti, imponendo regole di mercato che
squalificano i prodotti locali. In tutto questo i leader politici rispondono
alle direttive delle grandi aziende.
Poiche' sembra che nessun singolo sia disposto a rinunciare al banchetto,
ovvero, ci si aspetta che il prossimo governo
cresca il benessere, questo circolo risulta vizioso, innescando un
processo involutivo secondo il quale l'unico
principio guida e' il profitto. Ecco perche' i capi politici del G8
non possono decidere di bandire l'estrema poverta'
dal mondo anche se hanno i mezzi per farlo.
Il consenso che hanno dovuto ottenere per essere eletti risulta da
sovvenzioni e aspettative di quelle stesse aziende e
persone a cui dovrebbero poi togliere i soldi ?
Quello che veramente fanno i leader del G8 e' spianare il terreno alle
grandi aziende. Solo in questo modo si possono
garantire un futuro politico. Ovviamente tutto questo lo fanno con
diplomazia, facendo finta di occuparsi anche della
fame del mondo.
Ma il problema e' allora il seguente: chi li autorizza a riunirsi ?
I G8 non sono un governo e non hanno nessun mandato istituzionale,
democraticamente espresso attraverso consultazioni
referendarie. I loro incontri sono una mirata colonizzazione di quel
terreno ancora senza leggi che sono i mercati
internazionali, senza l'intralcio delle Nazioni Unite. I loro incontri
sono un chiaro esercizio di potere, per
richiamare l'attenzione su chi si arroga il diritto di comandare e
controllare il mondo, sono una saga della repressione
e dell'autoritarismo. I loro incontri son volti a garantire che il
dominio acquisito resti tale, che la tavola imbandita
per tutti resti solo per loro: esattamente il contrario del libero
mercato.
Per queste ragioni e' necessario intervenire, se non altro, informando
le persone e manifestando criticamente il dissenso.
Luca Barbieri Viale (Professore Universitario)