Citazioni

prendevo lezioni di greco antico da un anziano pastore prote­stante, un dottor Herriot, che mi ha guidato nei labirinti di quella lingua magnifica.

[…]

Un’altra conversazione ha riguar­dato l’evoluzione. “Non esiste l’evo­luzione!” ha esclamato, “ma soltanto devoluzione dal giorno della Crea­zione!”

Ero perplesso. Ha proseguito:

Noi sappiamo che Dio ha creato il mondo in ottobre, quattromila e quattro anni prima di Cristo; stiamo aspettando il secondo Avvento che avrà luogo presto! Non credere alle sciocchezze sull’evoluzione.”

Esterrefatto, ho arrischiato una domanda: “Dottor Herriot, lei come spiega i fossili nelle rocce?”

Il Reverendo dalla criniera argen­tea mi ha guardato con un’espressio­ne di compassione degna di un grande attore: “Caro il mio ragazzo, è stato Dio a metterli per indurci in tentazione.”


Ansel Adams Autobiografia - Zanichelli, 1993, pp. 17-18



A prescindere dalla piuttosto eccentrica interpretazione popperiana dell’evoluzionismo, bisogna chiedersi se è ve­ro che questa teoria non è scientifica ma «un programma di ricerca metafisico». Per rispondere, occorre capire che la tesi secondo cui qualcosa è scientifico perché è empiricamente falsificabile è una versione piuttosto rozza e sempli­cistica (ma accettata senza difficoltà in Italia) di ciò che Popper sostenne. Inoltre quanto veramente sostenne è sta­to accantonato circa 40 anni fa, quando si realizzò che era insufficiente per definire la scientificità.

Ma è davvero non scientifica la teoria dell’evoluzione? Si ri­fletta su alcuni punti:

per l’evoluzionismo le specie che vissero nel passato sono differenti dalle specie che vivono ora (questa tesi ha avuto corroborazioni empiriche importanti);

per l’evoluzionismo vi è una trasformazione (più o meno graduale) fra le specie che vissero nel passato e quelle che vivono ora (questa tesi ha avuto corroborazioni em­piriche importanti);

per l’evoluzionismo vi è un aumento della biodiversità (questa tesi ha avuto corroborazioni empiriche impor­tanti);

per l’evoluzionismo vi fu un’unica specie ancestrale e tutte le specie vissute e viventi hanno elementi comuni che derivano da essa (questa tesi ha avuto corrobora­zioni empiriche importanti);

per l’evoluzionismo vi è variazione fra gli individui, fra gli individui e la loro discendenza e fra la loro discenden­za (questa tesi ha avuto corroborazioni empiriche im­portanti);

per l’evoluzionismo solo le variazioni ereditabili sono im­portanti (questa tesi ha avuto corroborazioni empiriche importanti);

per l’evoluzionismo la selezione naturale è la forza mo­trice principale (questa tesi ha avuto corroborazioni em­piriche importanti).

E’ interessante notare che le corroborazioni di cui sopra provengono da campi molto diversi. Si può sempre obiet­tare che si è parlato di conferma e ogni teoria metafisica è sempre confermata, mentre una teoria scientifica dovreb­be poter anche essere smentita (Popper docet). Ma se si trovasse un fatto empirico che andasse contro una delle te­si sopra enunciate, non si smentirebbe forse la tesi stessa? E allora è veramente non falsificabile? E quindi (per questa parodia della scientificità) è veramente non scientifica?

Comunque sia, nessuno vuole sostenere che l’evoluzioni­smo sia vero in assoluto (la Verità non è umana), ma nega­re che sia scientifico è assai duro perché bisognerebbe:

1. formulare una buona teoria epistemologica sulla scien­tificità (cosa estremamente difficile se non ci si acconten­ta di parodie della scientificità);

2. mostrare che quella teoria della scientificità è, dal pun­to di vista epistemologico, la migliore;

3. mostrare che l’evoluzionismo non soddisfa i criteri lì con­siderati;

4. spiegare perché, nonostante non soddisfi tali criteri, ri­esca a essere una buona concezione che organizza i dati biologici a disposizione e permette di predire risultati em­pirici che possono essere osservati dì principio o dì fatto. Finché non ci si riesce bisognerebbe smettere di afferma­re che l’evoluzionismo non è scientifico.


Giovanni Boniolo Fu vera scienza?. SE n.5, gennaio 2004, p.6


in quell’Impero, l’Arte della Cartografia giunse a una tal Perfezione che la Mappa di una sola Provincia occupava tutta una Città, e la Mappa dell’Impero, tutta una Provincia. Col tempo, queste Mappe smisurate non ba­starono più. I colleghi dei Cartografi fecero una Mappa dell’Impero che aveva l’immen­sità dell’Impero e coincideva perfettamente con esso. Ma le Generazioni Seguenti, meno portate allo studio della Cartografia, pensa­rono che questa Mappa enorme era inutile e, non senza Empietà, la abbandonarono alle inclemenze del Sole e degli Inverni.


J. L. B0RGES, Storia universale dell’infamia


Harald disse: « So bene quanto voi che tutte le argomentazioni efficaci sono nelle mani degli avversari. Se fossi giovane, giovane come voi, sarei attratto verso il materialismo ateo dalla bellezza allo stato puro, dalla complessità delle argomentazioni de signor Darwin, e non solo dalle sue. Era molto facile, allora, per Paley sostenere che un uomo che trovi un orologio smarrito nella brughiera, o anche solo due suoi ingranaggi combacianti, debba presumere l’esistenza di un Creatore di tale strumento. Allora la sola possibile spiegazione della complessità del movimento della mano, o della tela del ragno, o della visione dèll’occhio era quella di un Artefice che crea ogni cosa per uno scopo specifico. Ma ora abbiamo una spiegazione grandiosa, quasi interamente soddisfacente nell’azione graduale della Selezione Naturale, del lento mutamento, per inimmaginabili millenni. E qualsivoglia argomentazione intenda trovare un Creatore intelligente nelle Sue opere deve tener conto della bellezza e della forza di tali spiegazioni, non deve schernirle, né tentare di confutarle per difendere Colui che non può essere difeso da ragionamenti deboli e parziali... »

«Credo che abbiate assolutamente ragione in questo, signore. Credo che questo sia l’unico modo di procedere».

« Non conosco le vostre opinioni in materia, signor Adamson. Non so se voi abbiate convinzioni religiose».

«Non lo so neppure io, signore. Penso di no. Penso infatti che i miei studi — le mie osservazioni — mi abbiano condotto a credere che siamo tutti un prodotto delle inesorabili leggi di comportamento della materia, di trasformazioni e sviluppi, niente di più. Se io ne sia veramente convinto nel profondo del cuore, questo non lo so. Non credo che una simile convinzione sorga spontaneamente nell’uomo. In verità, ammetto che il senso religioso — in una forma o in un’altra — appartiene alla storia dello sviluppo dell’umanità tanto quanto la capacità di cuocere il cibo, o il tabù dell’incesto. E in questo senso, ciò che la mia ragione mi induce a credere è costantemente modificato dai miei istinti».

A.S. Byatt Angeli e insetti - Einaudi, 1992, pp. 38-39


Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un’ enciclopedia cinese che s’intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all’Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (i) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (1) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.

Anche l’Istituto Bibliografico di Bruxelles pratica il caos: ha ripartito l’universo in 1000 suddivisioni, delle quali la 262 corrisponde al Papa; la 282, alla Chiesa Cattolica Romana; la 263, al giorno del Signore; la 268, alle scuole domenicali; la 298, al mormonismo, e la 294, al bramanesimo, buddismo, scintoismo e taoismo. Non rifiuta le suddivisioni eterogenee, come la 179: «Crudeltà verso gli animali. Protezione degli animali. Il duello e il suicidio dal punto di vista della morale. Vizi e difetti vari. Virtù e qualità varie. »

J.L.Borges Altre inquisizioni - Feltrinelli, Milano, 1963 p. 104


...esistono solo relazioni mutevoli fra variabili mutevoli. Poiché le variabili sono tante, ciascuna ha elevata complessità, e poiché le relazioni fra le variabili sono tante, e ciascuna relazione ha elevata complessità, non è possibile conoscere tutte le variabili e tutte le relazioni tra queste, ma se ne conosce solo una parte. Tale parte, appena afferrata nel suo contenuto, muta. La conoscenza dunque nasce morta, poiché conosce ciò che è già cambiato.

Eppure viviamo, agiamo, sulla base di sistemi provvisori e incerti di relazioni tra variabili. Ora, accade a un certo punto che l'individuo non ce la fa più a sostenere il peso interiore di un a tale complessità e cerca sollievo e assoluto in una qualche prospettiva unificante: una religione, un'ideologia, un amore, uno stile di vita. Insomma o si cerca una prospettiva unificante (o annichilente che è lo stesso), o si interiorizza la complessità.

LOLLI, M. Volevo solo dormirle addosso - Limina, 1998



Se si considera che viviamo in un’era in cui tutto è «e­volutivo» — la biologia evolutiva, la medicina evolutiva, l’e­cologia evolutiva, la psicologia evolutiva, l’economia evo­lutiva, la programmazione evolutiva — fa impressione ve­dere come la gente, invece, pensi pochissimo in termini di evoluzione. È come un punto cieco dell’umanità. Noi guardiamo al mondo che ci circonda come se fosse una foto, mentre in realtà è un film, in costante evoluzione. Certo, razionalmente, si sa che tutto è in continuo muta­mento, ma ci si comporta come se così non fosse. Si tende a negare la realtà di questo cambiamento. E quindi il cam­biamento finisce sempre per sorprenderci. Basti pensare ai genitori, che si stupiscono nel vedere crescere i figli e continuano a trattarli come se fossero rimasti piccoli.


M. Crichton Preda - Garzanti, 2002, p. 415



Vi meravigliate come questa materia mesco­lata alla rinfusa, in balia del caso, può aver co­stituito un uomo, visto che c’erano tante cose necessarie alla costruzione del suo essere, ma non sapete che cento milioni di volte questa ma­teria, mentre era sul punto di produrre un uo­mo, si è fermata a formare ora una pietra, ora del piombo, ora del corallo, ora un fiore, ora una cometa, per le troppe o troppo poche figure che occorrevano o non occorrevano per proget­tare un uomo. Come non fa meraviglia che tra un’infinita quantità di materia che cambia e si muove incessantemente, sia capitato di fare i pochi animali, vegetali, minerali che vediamo, così come non fa meraviglia che su cento colpi di dadi esca una pariglia. E pertanto impossibile che da questo lieve movimento non si faccia qualcosa, e questa cosa sarà sempre fonte di stu­pore per uno sventato che non pensa quanto poco è mancato perché non fosse fatta.


Cyrano de Bergerac, Voyage dans la lune


Il problemi della filogenesi


Oso dire che sarebbe anche una esagerazione voler vedere in ogni osso nient’altro che l’immediato risultato di una condizione di­retta fisica o meccanica; questo sarebbe negare l’esistenza di ogni principio ereditario. E benché in tutto questo libro io abbia dato maggior valore alle cause dirette che all’eredità, per meglio met­tere a fuoco l’importanza delle prime quale ipotesi di lavoro nel campo morfologico, rimane indiscutibile l’immensa importanza della eredità, malgrado essa appaia come un fattore assai misterioso. Essa è uno dei grandi fattori biologici anche se ci sfugge e non può nem­meno essere immaginata la sua spiegazione fisica. Ma io insisto nel dire che sarebbe altrettanto esagerato trascurare queste forze fisiche e i principi meccanici di causa e vedere in un osso semplicemente il risultato di variazioni ereditarie e credere ciecamente in questi carat­teri come guida per lo studio delle affinità e della filogcncsi.


D’Arcy W. Thompson Crescita e forma - Bollati Boringhieri, 19



Il desiderio di individuare uno scopo in ogni dove è natu­rale in un animale che vive circondato da macchine, da ope­re d’arte, da strumenti e da manufatti aventi una precisa de­stinazione; un animale, per di più, i cui pensieri sono costan­temente dominati dai propri obiettivi personali. Un’automo­bile, un apriscatole, un cacciavite o un forcone giustificano tutti la domanda: «A che cosa serve?». È probabile che i no­stri predecessori pagani si siano posti il medesimo interroga­tivo sul tuono, sulle eclissi, sulle rocce e sui corsi d’acqua. Oggi ci facciamo vanto di esserci scrollati di dosso questo ani­mismo così primitivo. Se una pietra che si trova nel mezzo di un ruscello si rivela un comodo punto di appoggio per attra­versarlo, noi consideriamo la sua utilità come un beneficio casuale, non come un vero e proprio scopo. Ma la tentazione atavica riaffiora prepotentemente quando veniamo colpiti da una tragedia (la parola stessa «colpiti» ha un’eco animistica): «Perché, perché il cancro/il terremoto/l’uragano ha colpito proprio mio figlio?». E la medesima tentazione può diventare addirittura motivo di compiacimento quando il dibattito ver­te su argomenti come l’origine di tutte le cose o le leggi fon­damentali della fisica, nel qual caso culminerà puntualmente nella vuota domanda esistenziale «Perché vi è qualcosa inve­ce del nulla?».

[…]

Il mero fatto che sia possibile formulare una domanda non la rende di per sé né legittima né sensata. Esistono molte cose su cui è possibile domandare «Qual è la sua temperatura?» o «Di quale colore è?», ma queste domande non si possono porre riguardo ad altri argomenti, come la gelosia o la preghiera. Analogamente, è giusto domandare «Perché» riguardo ai parafanghi di una biciclett­a o riguardo alla diga di Kariba, ma non si ha il diritto di presumere che una domanda sul «Perché» meriti una risposta quando riguardi un masso, una sventura, l’Everest o l’universo. Può succedere che una domanda sia semplicemente im­propria, anche se profondamente sentita.

In un punto indeterminato fra i tergicristalli e gli apriscatole da una parte e i massi e l’universo dall’altra si situa il vivente. Un corpo vivente e i suoi organi sono oggetti che, di­versamente dalle rocce, appaiono ricchissimi di scopi. Com’è noto, l’apparente finalismo del vivente ha permeato la classi­ca argomentazione fondata sulla finalità invocata dai teologi da Tommaso d’Aquino a William Paley e dai moderni creazionisti «scientifici».


R. Dawkins Il fiume della vita - Sansoni, 1995, pp. 98-99


I cromosomi, i corpi colorati che compongono le cellule di questi corpi che camminano, contengono un dio che se ne frega degli urli del nostro cervello. E' un dio saggio, organico, che si muove nella carne in cicli stagionali, sempre sistemando e aggiustando i pasticci cui ci conducono i nostri ululati contro le stelle degli astrologi e il destino del sole


Dylan Thomas, Lettere d'amore - Ugo Guanda, 2004, p. 35



Sì, l’umanità non sopporta il pensiero che mondo sia nato per caso, per sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sul­l’autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli. La sinarchia svolge la stessa funzione su dimensioni più ridotte.”


U. Eco Il pendolo di Foucault - Bompiani, 19 p.263



Lui dice che la Terra è stata visitata mol­to spesso da degli alieni, che dice che adesso non vengono più, per­ché il loro pianeta è esploso, comunque erano dei cacciatori, veni­vano per far fuori i dinosauri e dài e dài quelli si sono estinti. Quan­do non ci sono più dinosauri da cacciare, questi smettono quasi di venire, finché uno che passa di qui per caso, scopre che sulla Ter­ra c ‘è un essere molto simile alle loro femminine, ma in meglio, per­ché quelle sono viscide e questa invece c’ha una bella pelliccia. L’alieno non capisce più niente e va a finire che violenta Eva, la prima scimmia. Eva rimane incinta e partorisce Caino.

E. Krott L’invasione degli Umani, Galassie, 1981. Raccontato da: Wu Ming2 Guerra agli umani, Einaudi, 2004, p. 88




«… mi viene da pensare ai dinosauri.»

Il commissario lo guardò senza parlare. Non riusciva a capire dove volesse andare a parare.

«Da un sacco di tempo tutti si affannano a cercare di capire il motivo della loro estinzione. Si chiedono perché questi animali che dominavano il mondo di colpo siano scomparsi. Forse fra tut­te le spiegazioni la più valida è anche la più semplice. Forse sono morti perché sono impazziti tutti quanti. Proprio come noi. Ecco cosa siamo, nient’altro che dei piccoli dinosauri. E la nostra paz­zia prima o poi sarà la causa della nostra fine.»


G. Faletti Io uccido - Baldini e Castoldi, 2003, p. 170



Il nostro universo non è popolato da modelli matematici, e se gli organismi contraddicono le teorie non sono gli organismi che debbono essere corretti.


M. T. Ghieselin in Science, 175, 507



Come la creazione distinta delle specie, dottrina teologica che egli contesta vivace­mente senza nemmeno chiedersi su quale autorità cosid­detta rivelata si fondi, questa progressiva creazione degli esseri viventi che si sarebbe protratta autonomamente «mentre questo pianeta seguita a girare secondo la legge immutabile della gravità», è una semplice costruzione men­tale il cui merito è di giustificare in maniera soddisfacen­te una moltitudine di fatti letteralmente innumerevole, os­servati o osservabili, presenti, passati o anche futuri. L’intera storia universale dipende in questo caso da un uni­co e semplice punto di vista umano. Si può capire che Darwin ne sia stato entusiasta, ma si tratta semplicemen­te della sostituzione di una teologia con un’altra e tutte e due sono ugualmente indimostrabili. Si poteva del resto dubitarne; una sobria verità scientifica avrebbe potuto su­scitare l’ammirazione, perfino l’entusiasmo, ma quello del­l’intelligenza e non quella sorta di culto popolare di cui, sotto il nome di evoluzionismo che le è estraneo, la sele­zione naturale è divenuta l’oggetto.


Etienne Gilson Biofilosofia da Aristotele a Darwin e ritorno - Marietti 1820, 2003, p. 237



Egli deve mettere a confronto idee con altre idee anziché con l’ “esperienza” e deve cercare di migliorare anziché rifiutare le opinioni che in questo contrasto hanno avuto la peggio. Procedendo in questo modo, egli conserverà le teorie dell’uomo e del cosmo che si trovano nella Genesi o nel Pimandro, le elaborerà e le userà per misurare il successo dell’evoluzione e delle altre concezioni “moderne”. Egli potrebbe scoprire allora come la teoria dell’evoluzione non è così buona coma si ritiene comunemente e che dev’essere integrata. o sostituita completamente, da una versione migliorata della genesi.


P. Fayerabend Contro il metodo, cap. II.



Ci vuole una bella stravaganza per occuparsi con piacere di caricature e immagini grottesche, e devo ringraziare di cuore il nostro bravo assi­stente per non essere stata tormentata con la sto­ria naturale; non ho mai potuto fare amicizia con scarafaggi e vermi.

[…]

Un maestro, che sia capace di risvegliare in noi del sentimento solo per un gesto di bontà o per una bella poesia, fa assai più di un altro che ci proponga sterminate classificazioni d’esseri secondo forme, nomi propri. Il risultato di tutto questo è farci conoscere quanto già sapevamo assai bene: che l’immagine dell’uomo è la sola ad avere una somiglianza, e in un modo degnis­simo, con quella di Dio.


Johann Wolfgang Goethe Le affinità elettive - La Biblioteca di Repubblica, Roma, 2004, pp.291-293

Le scienze naturali sono secondarie.

Spetta ai prelati, ai nobili, ai grandi funzionari dello Stato, essere depositari e custodi delle verità conservatrici; inse­gnare alle nazioni quel che è male e quel che è bene; quel che è vero e quel che è falso nell’ordine morale e spirituale. Gli altri non hanno il diritto di ragionare su questo genere di argomenti. Hanno le scienze naturali per divertirsi. Di che cosa potrebbero lagnarsi?


De Maistre, Les Soirées de Saint-Pétersbourg, VIII colloquio, t Il, p. 131.


Sostenere, come tradizionalmente si deve sostenere, che alle origini sia esistito non l’ uomo animalesco delle caverne, ma un «più che uomo », e che già la più alta preistoria abbia veduto non pure una « civiltà », ma anzi un’« èra degli dèi » —per molti, che in un modo o nell’altro credono alla buona novella del darwinismo, significa fare pura « mitologia ». Tuttavia, siccome questa mitologia non siamo noi ad inventarla ora, così resterebbe da spiegare il fatto della sua esistenza, il fatto cioè che nelle testimonianze più remote dei miti e degli scritti dell’antichità non si trovi proprio nessun ricordo che conforti l’ «evoluzionismo» e si trovi — invece ed appunto — l’opposto, la costante idea di un passato migliore, più luminoso e super-umano («divino»); che si sappia dunque così poco di « origini animali », che anzi si parla uniformemente di una originaria parentela fra uomini e numi e che permanga il ricordo di uno stadio primordiale di immortalità …


J. EVOLA Rivolta contro il mondo moderno - Bocca, Milano, 1951, p. 241


sgombrare l’illusione che basti, come nei manuali e nelle storie universali, mettere innanzi alla storia orientale una sezione di preistoria, magari preceduta da un’ altra di storia della natura o della terra. Prologo che, ora si vede in molte trattazioni del genere, e non solo non vivifica l’intelletto, ma mortifica l’animo, il quale alla storia chiede la nobile visione delle lotte umane e nuovo alimento all’entusiasmo morale e riceve invece l’immagine di fantastiche origini animalesche e meccaniche dell’umanità e con esse un senso di sconforto e di depressione, quasi di vergogna, a trovarci noi discendenti da quegli antenati e sostanzialmente a loro simili, nonostante le illusioni e le ipocrisie della civiltà, brutali come loro.

[...] Non così verso gli antenati che ci assegna il Vico che egli pur chiama bestioni, i quali hanno in fondo al cuore la favilla divina e Dio temono ed a lui pongono are e per lui sentono sve­gliarsi il pudore e fondano i matrimoni e le famiglie e seppelliscono i morti corpi e per quella favilla divina creano il linguaggio, la poesia e la prima scienza che é il mito, in tal guisa la preistoria dove accade che sia innalzata veramente a storia ci mantiene dentro un umanità e non ci fa ricascare nel naturalismo e nei materialismo


B. Croce La natura come storia, senza storia da noi scritta. La Critica 37, 1939, p. 146.


L’ordine e la gerarchia della società, ispirati all’armo­nia dell’universo e della natura, non ci fanno paura. Ci preoccupano invece il disordine e l’anarchia entro i quali selettivamente prevalgano prepotenza e cinismo. Padroni e schiavi, signori e servi”, nel senso più deteriore dei con­cetti, nascono in questo secondo “ordine”, che, fondato sul­la prevalenza dei più adatti e sulla ragione della storia, legittima ogni iniquità. A questa ideologia noi seguiteremo a contrapporre la visione tradizionale di una natura compo­sita e armoniosa nella quale lo scienziato, come il pittore, l’architetto o il poeta, poterono ritrovare i valori, le for­mule, i simboli dell’essere.

L’ottimismo del “ nuovo sempre migliore “ del “pro­gresso garantito” deve essere abbandonato, per una visione più matura della realtà.

L’astratta idea di “progresso”, come scrive Elémire Zolla,

« per sua natura vuole l’eliminazione di ciò che si decreti invecchiato, sorpassato, attardato, nostalgico e reprime l’a­more, congeniale all’uomo, della patina delicata e sapiente che il tempo depone sulle cose. »

Il passato non è il primitivo antro dei bruti, ma l’an­tica cattedrale sommersa. Nessuna epoca come l’attuale ha visto riemergere dalle rovine remote tante grandiose civiltà e nessuna idea è meno adatta a riceverle di quella di evo­luzione.


G. Sermonti e R. Fondi Dopo Darwin – Critica all’evoluzionismo - Rusconi, 1980, p. 339



Oggi il termine “sintetica” è spesso omesso, e le conoscenze del settore vanno sotto al nome di Teoria dell’Evoluzione. Quest’ultima è ancora in via di espansione, esattamente come quelle costellazioni di società finanziarie che sono cresciute attorno ad un’impresa originale, che continuano ad incorporare nuove imprese vantaggiose ed a scartare quelle che non rendono


F.J.Ayala Genetics and the origin of species:

an introduction. PNAS, 94, 7691-7697, 1997


Quando parliamo di «teoria dell’evoluzione» sorge sempre confusione tra il dato di fatto della trasformazione storica degli organismi nell’arco degli ultimi tre miliardi di anni e una dettagliata e coerente teoria della dinamica di quel processo storico. Nella scienza non c’è disaccordo sul fatto che l’evoluzione si sia verificata. C’è invece una guerra sanguinosa su come si è verificata.


R. Lewontin Il sogno del genonia umano - Laterza, 2002


Ognuno di noi ha una gran varietà di visioni dell’inferno. Fra le mie c’è il passare un’eternità di giorni andando a simposi sull’evoluzione e leggendone gli atti.


R. Lewontin in una recensione su Paleobiology, 8, 309-323, 1982


Il pensie­ro evoluzionista è diventato comune alla maggioranza delle discipline. Per fare una battuta, nell’interpretazione della natura il pensiero eracliteo è di­ventato dominante rispetto al pensie­ro parmenideo. Dall’altro lato, a livello della conoscenza, le stesse categorie d’intepretazione di questa natura sto­rica sono anch’esse storiche. Il pensie­ro che s’impone è quello biologico­ evolutivo. La fisica è stata la disciplina che ha permesso di conoscere e domi­nare la materia inerte: questo capitolo è quasi concluso. Si fanno speculazioni sulla cosmologia. però diventa sem­pre più inverificabile. Anche le teorie del tutto, come le stringhe, stanno di­ventando una specie di metafisica. La grande rottura sta, invece, nel fatto che è cominciata l’avventura della co­noscenza della vita e della mente umana. E nessuno si sogna di pensare alle leggi della mente umana come al­le equazioni di Maxwell. Nessuno ri­cerca «l’equazione del cervello». L’og­getto stesso della scienza è mutata. Seguendo Gregory Bateson, c’è una gerarchia anche ontologica che separa gli organismi viventi. I linguaggi ne­cessari a descrivere i diversi livelli di organizzazione della materia non so­no riducibili l’uno all’altro. Non ha senso spiegare le proprietà delle pro­teine, del Dna. con le equazioni degli atomi che le compongono. I linguaggi devono tenere conto della natura sempre più complessa di questi livelli.


Marcello Cini Alla svolta di una avventura. Il Manifesto, 31 gennaio 2004, p.12


George Gaylord Simpson, professore di Paleontologia dei vertebrati al Museo dell’Università Harvard, ritiene che negare l’evoluzione «sia quasi altret­tanto irrazionale quanto negare la gravità». Non si vede alcun rapporto tra i due casi. Il giorno in cui delle leggi dell’evoluzione saranno confrontabili in precisione con quel­le della gravitazione e saranno state stabilite, il confronto sarà valido. Non è il caso ora, e non lo sarà forse mai, per­ché si può legittimamente dubitare che sia possibile una meccanica biologica comparabile alla meccanica celeste. I filosofi hanno forse torto nell’attribuire alla scienza un ri­gore irreprensibile, ma gli scienziati potrebbero fare di più per smentirli.


E. Gilson Biofilosofia da Aristotele a Darwin e ritorno - Marietti 1820, p. 210



Popper ha scritto sul significato delle teorie scientifiche in quanto tali. Le teorie, naturalmente, sono ciò che riteniamo spiegazioni di fenomeni, o fatti. Il grande risultato di Popper, come afferma prima di tutto nella Logica della scoperta scientifica è stato di chiarire che le teorie non sono costruite sulla base di un processo logico – inesistente – chiamato “induzione”, ma piuttosto con l’esercizio dell’immaginazione creativa. Nello stesso importante lavoro, pubblicato per la prima volta nel 1934, Popper propose una netta distinzione fra due tipi di teorie, quelle che possono essere falsificate, ad esempio per confronto con i risultati di un esperimento, e quelle che non possono essere così falsificate. Popper afferma che le teorie del primo tipo appartengono alla scienza empirica, mentre quelle del secondo tipo, quelle che non possono essere falsificate, le chiama metafisiche. Un esempio ovvio di queste ultime è che il mondo sia stato creato da Dio. Un’ altra è il darwinismo.

Stando nell’ambito della definizione che ha utilmente costruito, Popper ha tecnicamente ragione. Il cammino della supposta evoluzione non può essere ripercorso. Né è possibile fare previsioni sul modello di forme di vita che popoleranno la superficie terrestre che siano verificabili nel corso della vita degli uomini attuali. (La previsione che ci saranno meno baleen negli oceani meridionali fra alcuni anni non è una verifica della teoria evolutiva, ma uina risoluzione della Commissione Internazionale per la caccia alle balene). Tuttavia, la teoria dell’evoluzione non è priva di sostegno empirico. Il classico lavoro di Dobzhansky sull’andamento della speciazione fra gli uccelli dell’America Centrale è una dimostrazione che, in quel gruppo il cambiamento è evolutivo, e il meccanismo è la selezione naturale. Tuttavia, tale dimostrazione non è una prova del darwinismo. Non esclude, ad esempio, processi lamarckiani o episodi di creazione soprannaturale nei tempi passati. Il darwinismo non è l’unica teorie colpita da tali problemi: le teorie cosmologiche sono ugualmente non-falsificabili, e sono quindi, nel linguaggio di Popper, metafisiche. Ma le teorie metafisiche non sono necessariamente delle teorie brutte. Per dirla tutta, sarebbe assurdo se il lavoro di Popper servisse ad invalidare in generale le teorie dell’evoluzione.

In queste circostanze, dunque, è possibile discriminare fra teorie buone e cattive? Il primo requisito di ogni teoria, buona o cattiva che sia, è quello di essere consistente con i fenomeni esistenti, e logicamente auto-consistente. Il darwinismo è consistente con i dati ai quali Darwin aveva accesso più di un secolo fa. Una delle caratteristiche notevoli della teoria è che rimase consistente con il corpo di dati sempre più vasto ora disponibile. Eppure il darwinismo avrebbe potuto essere falsificato da una qualsiasi delle tantissime scoperte dello scorso secolo,. Sebbene vi sia una certa casualità nelle scoperte paleontologiche, talché non è possibile affermare che questa corrente di scoperte sia un test stringente del darwinismo, per certo è troppo rigido insistere su un interpretazione stretta del criterio di Popper per discriminare una teoria che appartiene alla “scienza empirica” da una che appartiene alla “metafisica”.

[…]

Editoriale, Nature, 290, 1981, pp 75-76



Dal 1958 circa in poi, mi sono vieppiù interessato alla storia e alla filosofia della biologia. La mia prima preoccupazione è stata l’origine di concetti strettamente biologici quali popolazione, teleonomia, programma genetico, competizione, selezione, in particolare di quelli che non esistono nelle scienze fisiche. Mi è apparso sempre più chiaro che la cosiddetta filosofia della scienza, dalla Scuola di Vienna, a Carnap, Hempel, Popper, e addirittura Kuhn, basata sulla logica, la matematica e la fisica, è solo in parte applicabile alla biologia. La biologia è una scienza strettamente obiettiva, tanto quanto la fisica, ma ne differisce in molti aspetti. Ciò di cui abbiamo bisogno è di una filosofia della biologia più o meno autonoma, e la costruzione di tale filosofia è stato uno dei miei obbiettivi degli ultimi anni.


E. Mayr Understanding evolution, TREE, 14, 372, 1999



secondo la gemahtria cabbalisti­ca ebraica, la parola Adam, essere umano, con valore numerico 45, composta da aleph 1, daleth 4, mem 40, corrisponde numericamente alla par­ticella interrogativa “che cosa?”, che è mem 40, hey 5, quindi, appunto, 45.

Da questa identità numerica i nostri maestri deducono che essere umano è colui che sa porre domande. Non chi dà risposte, ma chi sa porre domande. Perché chi pone domande apre alla produzione di senso, apre al futuro, dà alle generazioni a venire la possibilità di intervenire, di esistere. Perché la domanda è quella che apre la questione, sollecita una risposta anche su questioni già apparente­mente chiuse: si trova sempre una nuova doman­da


Moni Ovadia Perché no? - Bompiani, 1996, pag. 10.


L’antica alleanza è infranta; l’uomo finalmente sa di essere solo nel­l’immensità indifferente dell’Universo da cui è emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino, non è scritto in nessun luogo. A lui la scelta tra il Regno e le tenebre.


J. Monod Il caso e la necessità - Mondadori, 1971


L’uomo di scienza oggi si sente abbandonato da «Dio », cioè da quel «Dio» che la scienza stessa accantona, e al posto del quale si rivela un immenso, prepotente anelito.


M. Oraison Il caso e la vita - SEI, 1972


E a proposito di evoluzione, possiamo immaginare l’origine e le pietre miliari e le rifiutate mutazioni del Tempo? E’ mai esistita una forma primitiva di Tempo nella quale, ad esempio, il Passato non fosse ancora chiaramente differenziato dal Presente, per cui le ombre e le forme trascorse trasparivano attraverso l’ancor soffice, lungo, larvale, “ora”?

V. Nabokov Ada o dell’ardore - Mondatori, 1980, p. 598



Non mi imbarazza di lavorare sui giochi. Essi sono descrizioni generiche delle interazioni evolutive fra geni, cellule ed individui. I bambini adorano i giochi. La creatività scientifica è non smettere mai di giocare.


M.A. Nowak – Prisoners of the dilemma. Nature 427 492, 2004



Così come possiamo volgerci a considerare la condizione primitiva del nostro pianeta, possiamo ugualmente volgere i nostri pensieri alla condizione primeva del sistema solare, e cercar di discernere le tracce di un ordine precedente a quello stabilito ora; e se possiamo trovare, come qualche grande matematico ha concepito, indicazioni di uno stato precendente nel quale i pianeti non erano ancora raggruppati nel modo attuale, allora, inseguendo tale progetto di ricerca, abbiamo una porzione paleziologica dell’Astronomia. Di nuovo, possiamo inquisire su come i linguaggi, e l’uomo, si sian diffusi sulla superficie della Terra da luogo a luogo; potremmo fare la stessa ricerca sulle razze di piante e di animali e fondare le nostre inferenze sulla distribuzione geografica attuale dei regni animali e vegetali: quindi la Geografia delle Piante e degli Animali diviene una porzione della Paleziologia. Possiamo, ancora, in una qualche misura tracciare il progresso delle Arti da nazione a nazione e da tempo a tempo, possiam perseguire uno scopo simile sui progressi della Mitologia, della Poesia, dei Governi, delle Leggi… Non è procedere arbitrario e vano costruire una tal Classe di scienze. Invero, per quanto varii siano il loro soggetti, si troverà che hanno in comune certi principi, massime e regole di procedura; e posson quindi, dall’esser trattati assieme, rifletter luce l’un sull’altro


William Weewell The Philosophy of the Inductive Sciences, second edition. London: John W. Parker. Volume 1, pp. 639-640, 1847



Inventare dal nulla un animale che possa esistere (intendo dire che possa esistere fisiologicamente, crescere, nutrirsi, resistere all’ambiente ed ai predatori, riprodursi) è compito pressoché impossibile. È una progettazione supera di gran lunga le nostre capacità razionali, ed anche quelle dei nostri migliori computer: conosciamo ancora troppo poco dei meccanismi vitali esistenti per osare crearne degli altri anche solo sulla carta. In altre parole, l’evoluzione si è sempre dimostrata enormemente più intelligente migliori evoluzionisti. Ogni anno che passa conferma i meccanismi della vita non sono eccezioni alle leggi della chimica e della fisica, ma in pari tempo si allarga sempre più il solco che ci separa dalla comprensione ultima dei fenomeni vitali. Non già che non si risolvano problemi e non si risponda a domande, ma ogni problema risolto ne genera dozzine di nuovi, ed il processo non accenna a finire.


P. Levi Inventare un animale in L’altrui mestiere, 1985


So bene che questo metodo manca assolutamente di modernità. L’indirizzo moderno è quello che si propone di aggredire questi problemi coll’osservazione e coll’esperimento.

Qualche mia espressione fin dal principio di questo discorso ha già la­sciato intravedere come a questo riguardo io sia alquanto scettico. Gli è che non tutti i problemi si lasciano risolvere cogli stessi metodi e che appunto questo grave problema dell’evoluzione sembra esser di quelli che, almeno per ora, sfuggono ai metodi ora accennati.

Infatti, a che si riducono qui i metodi diretti? Ad osservare minutamente e magari biometricamente delle variazioni (siano esse saltuarie o graduali,non importa), a determinare qualcuno dei fattori ed infine a notare se ed in quale misura esse siano ereditarie.

I risultati che così si ottengono sono preziosissimi per la conoscenza della variabilità e dell’eredità, ma rimane il dubbio che pel problema che ci occupa essi non abbiano valore alcuno, perché non possiamo sapere se le variazioni o mutazioni constatate ereditarie siano poi anche veramente filogenetiche, capaci cioè di condurre alla scissione di una specie in specie nuove che possano essere capostipiti di diverse linee filetiche.

L’ammettere che ciò sia è per qualunque caso una pura ipotesi, che in fondo è quella stessa che forma l’infida base di tutto il Darwinismo.


D. Rosa I dilemmi fondamentali circa il metodo dell’evoluzione. Atti della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, V Riunione, Roma, Ottobre 1911



In biologia è spesso molto difficile, se non impossibile, determinare la causa di un particolare fenomeno, vista la pluralità dei fattori causali in gioco, cui si aggiun­ge il carattere probabilistico della catena degli eventi. Per esempio, le forme di vita presenti su una particolare isola possono averla colonizzata in un periodo prece­dente, quando era ancora collegata con la terraferma, oppure possono essere arri­vati mediante la diffusione attraverso l’acqua dopo la sua separazione; oppure, ancora, si possono ammettere entrambe le soluzioni. Una discontinuità nella distri­buzione può essere dovuta a interruzione secondaria di un ordine originariamente continuo (vicarianza), oppure alla diffusione attraverso un territorio sfavorevole. Una specie può estinguersi per la competizione con un’altra specie, perché sopraf­fatta dall’uomo, o a causa del mutamento del clima o dell’impatto con un asteroi­de, oppure per una combinazione di questi fattori. In numerosi, forse troppi casi non è possibile stabilire con certezza quale singola causa, o combinazione di cause, abbia prodotto una particolare estinzione verificatasi durante le ere geologiche.


E. Mayr Il modello biologico – McGraw-Hill, 1997, p. 56


A noi che siamo i posteri, che non siamo degli storici, che non ci perdiamo nel dedalo delle investigazioni, e che possiamo esaminare questo avvenimento con lucido buon senso, le cause appaiono in numero incalcolabile. Più ci tuffiamo alla ricerca delle cause, più numerose esse si manifestano; e ogni causa presa separatamente, ogni serie di cause, ci sembra allo stesso tempo di per sé giusta, e falsa per la sua insignificanza in confronto all’enormità dell’evento, che essa non avrebbe potuto produrre senza l’intervento concorde delle altre cause.


L. Tolstoi- Guerra e Pace - Libro III, Cap. I


I finalisti globali (alla Teilhard de Chardin) spingeranno l’analogia fra evoluzione ed epigenesi dell’embrione fino ad affermare che, come l’embrione si sviluppa conformemente a un piano, l’onda dell’evoluzione si spiega nello spazio W delle forme conformemente a un piano, imma­nente e prestabilito. Si dimentica cosi una differenza essenziale: lo svi­luppo d’un embrione è riproducibile e, perciò, oggetto di scienza. L’onda dell’evoluzione, invece, non lo è affatto. Affermare che un fenomeno unico e non riproducibile si svolge conformemente a un piano, e esat­tamente il prototipo di un’affermazione gratuita e oziosa...


R. Thom Stabilità strutturale e morfogenesi.


Nonostante le numerose complessità e variazioni proprie di ciascun gruppo di organismi, lo sviluppo iniziale degli animali, come appare nella formazione e nello svi­luppo degli strati germinativi (gastrulazione), dimostra caratteri estremamente simili in tutti i phyla. Non mi riesce di mettere a tacere la sensazione che tale fase iniziale rappresenti la ricapitolazione di una condizione ancestrale. Le teorie eccentriche di Haeckel hanno reso questo pensiero alquanto impopolare, tuttavia anche la minaccia di sguardi sprezzanti non mi induce a ricercare una nuova interpretazione più elevata.

E. Mayr Il modello biologico - McGraw-Hill, Milano, 1998, p. 140