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Sui principi della musica Marsilio Ficino a Domenico Beniveni [1], filosofo illustre e musico insigne s.d. Platone [2] ritiene che la musica non sia altro che consonanza dell'animo, naturale allorché le sue virtù siano consone alle virtù dell'animo, acquisita allorché le sue movenze siano consone ai movimenti dell'animo stesso. Egli ritiene inoltre che la sua immagine riflessa sia costituita dalla musica che modula le voci ed i suoni per recare diletto alle nostre orecchie. Ed ancora pensa che la Musa Urania, presieda al primo genere di musica, Polimnia al secondo[3]. Mercurio Trismegisto [4] afferma che entrambe ci furono date in dono da Dio, affinché con la prima potessimo emulare Iddio stesso nei nostri pensieri e negli stati d'animo e perché grazie alla seconda potessimo celebrare assiduamente il nome di Dio, negli inni e coi suoni. Pitagora soleva definire musico insigne colui che ha familiarità con entrambe, e ciò è comprovato dalle parole e dalle stesse opere di Pitagora medesimo e dei suoi seguaci. Salve, dunque, Domenico, musico insigne, e ciò che da tempo ci domandi intorno ad alcuni dei principi della musica - sebbene tu già ne sia edotto - accoglilo infine, poiché tuttavia così desideri, attraverso la breve esposizione contenuta nella nostra lettera.
Le proporzioni
E così, procedendo per gradi secondo questo ordine (i suoni) si susseguono dal più basso, che Orfeo chiama hypate fino a quello più alto[7], che egli denomina nete, transitando attraverso i gradi intermedi che lo stesso Orfeo definisce dorici. In primo luogo vi è il suono più grave che per la lentezza del movimento cui partecipa sembra quasi esser fermo. Il secondo si distacca dal primo e pertanto è del tutto dissonante [rispetto ad esso]. Ma il terzo suono, quasi ritemprato nello spirito, sembra levarsi in alto, e recupera la qualità consonante. Il quarto si distacca dal terzo ed è lievemente dissonante, seppure non quanto il secondo, sia perché temperato dall'amabilissimo appropinquarsi del quinto suono, che gli succede, sia perché mitigato dalla dolcezza del terzo, che lo precede. Successivamente al tramonto del quarto suono, risorge il quinto, e sorge in misura ancor più perfetta del terzo, ed è con questo suono che il movimento ascendente del sorgere raggiunge il proprio culmine. E del resto, infatti, i Pitagorici ritenevano che successivamente ad esso, i suoni facessero nuovamente ritorno verso il loro principio, piuttosto che levarsi ancora. Così il sesto pare riavvicinarsi al terzo, da cui è composto per raddoppio [della terza], ed è massimamente affine alla dolcezza del terzo. Quindi il settimo suono fa infelicemente ritorno - e addirittura ricade scivolando - sul secondo, del quale segue il carattere dissonante. Infine l'ottavo suono è felicemente ricongiunto al primo, e con questa reintegrazione, unitamente alla ripetizione del primo suono, esso conchiude l'intervallo di ottava e completa anche il coro delle nove Muse [8] elegantemente disposto secondo i quattro gradi della stasi, del distacco, del sorgere e del ritorno[9]. Ed affermano [i Pitagorici] il coro essere tondo, ma non tanto sferico, quanto, invece, ovoidale. In esso l'ottavo suono, quasi congiungendo il vertice più assottigliato alla parte più larga che corrisponde al primo, trae un solo suono da se stesso e dal primo. E così come l'occhio scorge nella rotondità ovoidale una sola figura, seppure più larga per un'estremità e più sottile nell'altra, allo stesso modo l'orecchio percepisce un solo suono risultante da un suono grave e dalla sua ottava, come una piramide che si elevi dolcemente e gradatamente, da un basamento più ampio fino ad un vertice più acuto. E per questa medesima ragione riteniamo per un verso che la natura abbia assegnato forme analoghe allo strumento dell'ascolto ed a quello della parola, e che l'arte, dal suo canto, si sforzi di creare qualcosa di affine con gli strumenti musicali. E non vi è dubbio che questi ultimi siano tanto più armoniosi quanto più siano caratterizzati da forme ovoidali o piramidali[10].
Le cause comuni della consonanza
Le cause fisiche della consonanza Quasi tutti i filosofi ritengono che il piacere scaturisca dalla corrispondenza fra l'oggetto ed il senso. Ricordo solo di sfuggita che i Platonici, nella loro descrizione delle facoltà sensoriali assegnano la vista al fuoco, l'udito all'aria, l'olfatto a una commistione vaporosa d'aria ed acqua, ed il tatto alla terra. E giudicano che il piacere più alto sopravvenga qualora le proporzioni di un oggetto sensibile corrispondano e siano consonanti, per qualità e grado, a quelle di cui consta la complessione della sensazione e dello spirito. Abbiamo già detto ampiamente cosa sia il piacere nel libro ad esso dedicato. Quindi, per non discostarci dall'argomento prefissato, i Platonici assegnano alla complessione dell'udito un grado di terra, un grado ed un terzo d'acqua, un grado e mezzo di fuoco ed infine due d'aria[11]. Donde ritengono si fondi principalmente la forza della proporzione sesquiterza, sesquialtera, e doppia.
Le cause astronomiche della consonanza
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[1] La lettera, senza data (ma datata dal Kriseller attorno al 1484) è indirizzata a Domenico Beniveni, membro dell'Accademia platonica fiorentina. [2] Sympos. 187a e sgg. [3] Ibid. 187 e. [4] Asclepius 9. Ved. anche saggio introduttivo. Per l'ascesa dell'anima attraverso le sfere planetarie e per l'esperienza di audizione mistica che l'accompagna, ved. anche Corpus Hermeticum, I, 24 e sgg. [5] La musa "dalla bella voce", come recita il nome, che presiedeva alla poesia epica ed all'eloquenza. [6] È interessante osservare come Ficino attribuisca all'eros ed alla bellezza sensuali l'intervallo di terza, a testimonianza di un evidente mutamento nella sensibilità musicale dell'epoca rispetto alla valenza espressiva degli intervalli. [7] Ficino percorre la scala secondo una direzione ascendente anziché discendente, come avrebbe voluto la teoria greca. È dubbio se col modo dorio egli intenda il dorio antico - corrispondente al deuterus gregoriano, il frigio medievale, ovverosia un modo di Mi - oppure un modo di Re, un protus corrispondente appunto al dorio medievale. Tuttavia è ragionevole propendere per la seconda ipotesi. [8] Nel ricondurre le nove muse agli otto gradi che "chiudono" la scala diatonica Ficino allude probabilmente al De Nuptiis di Marziano Capella (I, 27 e sgg.) che nel descrivere l'armonia delle sfere prodotta dalle muse assegna Urania al cielo delle stelle fisse ed al suono più acuto, Polimnia alla sfera di Saturno, Euterpe a quella di Giove, Erato a Marte, Melpomene al Sole, Tersicore a Venere, Calliope a Mercurio, Clio alla Luna, mentre Talia - la musa della commedia - lasciata sulla Terra è virtualmente muta, priva di suono. Questa rappresentazione ritorna tra l'altro nella Musica practica di Ramos de Pareja (1482) che dal 1472 soggiornò a Firenze per una decina d'anni, ed in una celebre raffigurazione tratta dalla Pratica Musicae (1496) di Gafurius. In questo caso, accanto ad Apollo sono rappresentate anche le tre Grazie. [9] La descrizione che Ficino fa della struttura scalare ha un carattere essenzialmente dinamico-processuale e di chiusura ciclica, nel senso che la scala è costantemente avvertita - e descritta - secondo un'ottica relazionale rispetto alla finalis/suono generatore, e come processo di attraversamento dei cardini consonantici, processo che si chiude nel suono "virtualmente Uno" della consonanza d'ottava. La reiterazione del medesimo processo su più ottave, unitamente all'immagine sonora della struttura ovoidale che Ficino espone poco oltre, disegna una struttura descrittiva dal carattere spiraliforme, assottigliantesi verso l'apice superiore. [10] Queste osservazioni di Ficino intorno alla forma "ovoidale" dell'ottava sintetizzano istanze, ed argomenti di natura simbolica, mitologica, fisiologica, percettiva e rappresentativa. La prima suggestione, di natura mitologica, è sicuramente un richiamo all' "uovo cosmico" di orfica memoria. La nascita del cosmo da un uovo è mitema assai ricorrente in svariate tradizioni. Da un uovo argenteo deposto dalla Notte, secondo un insegnamento orfico, sarebbe sorto il mondo. Segnaliamo di sfuggita anche la ricorrenza simbolica dell'uovo, come struttura "originaria" per eccellenza, all'interno della letteratura e dell'iconografia alchemica coeva rispetto a Ficino. La forma ovoidale rappresenta un modello cosmogonico, un principio generativo che si differenzia dal caos per portarvi ordine, ma anche unità e relazione. Ma i risvolti di questo argomento ficiniano rivelano ulteriori livelli di sedimentazione semantica. Accanto alla raffinata rappresentazione di una struttura percettiva come l'ottava - per cui è lecito e appropriato parlare di "assottigliamento dello spazio sonoro" verso la regione superiore - ed oltre all'acuta osservazione dei fenomeni di "fusione" e unificazione percettiva che l'ottava suscita, occorre riconoscere che per Ficino, sul piano simbolico, la forma "ovoidale" dell'ottava è icona pregnante del principio di specularità ontologica, per cui un medesimo archetipo si riflette sui diversi piani della manifestazione, secondo diversi gradi di "grossolanità", dal principio incorporeo fino alla sua concertazione materiale. La differenza dello "spessore" allude proprio a questo aspetto della manifestazione che si differenzia per gradi di rarefazione e densità. In questa chiave, su un livello concreto di manifestazione "imitativa" di un archetipo, si spiegano finanche le osservazioni concernenti la forma degli strumenti musicali o degli apparati fonatori ed uditivi dell'organismo umano. Nel suo complesso l'argomento ficiniano appare un caso piuttosto felice e pregnante di risonanze analogiche e simboliche che si sviluppano e riverberano su molteplici piani. [11] Ficino ripropone le proporzioni numeriche [6:8:9:12] e musicali del tetracordo pitagorico (o di Filolao) per spiegare l'equilibrio "elementare" che sarebbe a fondamento della coerenza della facoltà uditiva. Questo tetracordo contiene le consonanze primarie identificate dalla tradizione pitagorica: l'intervallo di ottava (diapason, proporzione doppia, 1:2), di quinta (prop. sesquialtera, 2:3), di quarta (prop. sesquiterza, 3:4) e di seconda maggiore (prop. sesquiottava 8:9). [12] Ficino si accinge a descrivere le analogie fra i rapporti interni alla scala e egli "aspetti" astrologici. L'aspetto che contraddistingue due segni zodiacali contigui può essere di semi-sestile o di semiquadrato. Ficino si riferisce probabilmente a questo secondo aspetto, astrologicamente parlando debolmente negativo. Questa tematica degli aspetti è ripresa dagli Armonici di Tolomeo (libro III, 9), e tuttavia Ficino la sviluppa, in molte parti, secondo un'ottica piuttosto personale e divergente rispetto alla sistematizzazione che ne aveva dato Tolomeo. [13] L'analogia è fra l'intervallo di terza e l'aspetto di sestile, moderatamente benefico. [14] Per far valere integralmente il proprio paradigma, Ficino opera una certa forzatura. Secondo la concezione pitagorica il quarto suono è consonate. Al contrario, astrologicamente parlando, l'aspetto di quadratura è decisamente negativo. [15] L'aspetto di riferimento dovrebbe essere il sesquiquadrato (135°), o più probabilmente il quinconce (150°). Va detto tuttavia che l'astrologia antica - specialmente nel caso di Tolomeo - procedeva poggiando sui fondamenti geometrici, nominando e vagliando essenzialmente gli aspetti principali: congiunzione, opposizione, quadrato, trigono e sestile. [16] Si intende l'opposizione (180°), aspetto negativo. [17] Qui la lettura di Ficino slitta dagli "aspetti" alle "case" dello zodiaco. L'ottava casa di un tema natale designa la "morte" con tutte le valenze che essa può evocare. Ficino assimila la morte all'intervallo di ottava in quanto cancellazione della dualità, culmine del processo di unificazione. "Ritorno al principio", come osserva Ficino, ma anche reintegrazione nel Principio, termine dell'esilio ed ascesa dell'anima a un grado ontologico più alto, simboleggiato appunto dall'ottava. [18] Da questo punto in poi, una volta raggiunta l'ottava, Ficino sviluppa l'analogia scala-case zodiacali muovendo dall'intervallo di quinta e risolvendo di nuovo verso il primo grado. [19] È la decima casa, Regnum, Honores, e si riferisce alla dignità terrena dell'individuo. [20] L'undicesima casa è quella denominata Amici o Benefacta.
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