RIASSUNTO
Finalità della ricerca è
stata quella di mettere a punto una scala di atteggiamento per
misurare il grado di sensibilità delle persone ai vari
elementi meteorologici, così da differenziare i soggetti
in "meteorostabili" e "meteorosensibili".
In secondo luogo, ci si è proposti di portare un contributo
alla conoscenza delle caratteristiche correlate alla tipologia
delle persone piú sensibili ai fattori meteorologici. Allo
scopo la scala (di tipo Líkert, composta di 30 items) è
stata sottoposta ad un campione di 300 soggetti, metà maschi
e metà femmine, equamente suddivisi in tre fasce d'età
(25-30 anni, 40-50 anni, oltre 60), unitamente ad un questionario
contenente domande su vari aspetti di comportamento e di atteggiamento.
I risultati hanno messo in luce che i soggetti con maggior punteggio
di meteorosensibilità sono più reattivi sia al caldo
che al freddo, alla luminosità e all'assenza di luce, ed
ai cambiamenti stagionali. La meteorosensibilità mostra
poi una correlazione significativa con l'etá e con il sesso
(tra le persone meteorosensibili sono più rappresentate
le donne e le persone anziane). Non si notano, per contro, differenze
imputabili alla morfologia costituzionale, ai livelli pressori,
né una maggior presenza di allergie tra i meteorosensibili.
Significative invece le differenza in relazione ai tratti di personalità:
i soggetti meteorosensibili appaiono caratterizzati da tratti
temperamentali di maggiore labilità emotiva, minor controllo
delle reazioni affettive e maggiori difficoltà relazionali.
PAROLE CHIAVE: Meteorologia, Meteorosensibilità,
Meteoropatie, Personalità
SUMMARY
Sensitivity to meteorological phenomena: socio-demographic
characteristics and personality of meteorologically stable and
meteorologically sensitive subjects
The aim of the research was to perfect an attitude
scale to measure degree of sensitivity of persons to meteorological
elements, so as to differentiate the subjects into "meterologically
stable" and "meteorologically sensitive". Secondly,
it has been proposed to contribute to the knowledge of characteristics
correlated to the type of person most sensitive to meteorological
factors. To this purpose, the scale (of the Likert type, composed
of 30 items) was submitted to a sample of 300 subjects, half of
them male and half female, equally divided into three age groups
(25-30 years, 40-50 years, over 60), together with a questionnaire
containing questions on various aspects of behaviour and attitude.
The results have shown how the subjects with the highest meteorological
sensitivity are more reactive both to heat and to cold, to luminosity
and to the absence of light, and to seasonal changes. Meteorological
sensitivity demonstrates a significant correlation with age and
with gender (women and elderly people are more represented among
the meteorologically sensitive). One does not notice differences
imputable to constitutional morphology, to level of pressure,
or to the greater presence of allergies among the meteorologically
sensitive. However, the differences in regard to personality traits
are significant: the meteorologically sensitive subjects appear
to be characterised by temperament traits of greater emotive instability,
lesser control of affective relations and greater relational difficulties.
KEY WORDS: Meteorology, Meteorological sensitivity, Meteoropathology,
Personality.
Quantunque l'influenza delle condizioni meteorologiche
sull'uomo da sempre sia stata riconosciuta (già nel V secolo
a.C. Ippocrate e Aristotele mettevano in guardia contro gli effetti
negativi dei fattori climatici sull'organismo umano), solo recentemente
il mondo scientifico ha cominciato a prendere in considerazione
i fattori meteorologici per spiegare l'eziologia di alcune malattie
fisiche, psichiche e i comportamenti umani in generale.
Per quanto riguarda il benessere e la salute dell'uomo è
ormai accertato che temperature estremamente elevate portano a
una dilatazione dei vasi sanguigni, ad un aumento del battito
cardiaco, della sudorazione, ad un calo della pressione sanguigna
con possibile svenimento della persona; che i venti sono responsabili
della riacutizzazione delle affezioni alle vie respiratorie e
dell'asma; che il temporale, nelle persone meteorosensibili, causa
una stato di malessere caratterizzato da cefalee, inappetenza,
nausee e astenia; che i raggi infrarossi sono responsabili dei
classici colpi di sole, mentre i raggi ultravioletti possono arrecare
seri danni al nostro DNA (Attali, 1981), etc.
Per quanto riguarda, invece, il comportamento e alcuni disturbi
mentali, le cose non sono così semplici: la natura e i
limiti di queste influenze devono ancora essere determinate.
Una delle più diffuse convinzioni circa il ruolo dei fattori
meteorologici nel determinare il comportamento è che la
temperatura influenzi la performance. Questa influenza, però,
non è sempre così semplice e lineare come potrebbe
apparire. Se, da una parte, una temperatura ambientale confortevole
individuata intorno ai 27 °C, ottimizza la performance, dall'altra
essa potrebbe non essere identica per tutti gli individui e per
tutti i lavori. Variazioni sono emerse a seconda delle complessità
del compito da svolgere, della capacità del soggetto, della
sua precedente acclimatazione (Hancock, 1986).
Un'altra diffusa convinzione è che l'ambiente atmosferico
abbia pronunciati effetti sul comportamento aggressivo dell'uomo.
Aumenti della temperatura sono spesso correlati positivamente
ad aumenti nel numero delle aggressioni (Michael e Zumpe, 1983a,
1983b, 1986; Perry e Simpson, 1987; Fieid, 1992; Haertzen, Buxton,
Covi e Richards, 1993). Studi di laboratorio, d'altra parte (Baron
e Bell, 1976; Bell e Baron, 1977), suggeriscono che la relazione
non è lineare ma curvilinea: il numero di aggressioni aumenta
con l'aumentare della temperatura ma al di là di un certo
valore, individuato intorno ai 29 °C (Baron e Ransbeerger,
1978), ulteriori incrementi della temperatura sono associati a
una diminuzione del numero delle aggressioni e al prevalere di
comportamenti contrari (come ad esempio la fuga dal caldo).
Un certo numero di studiosi si sono poi occupati di dimostrare
la variazione stagionale di alcuni fenomeni di interesse psichiatrico.
Picchi in primavera e in estate sono stati trovati per il suicidio
e per il parasuicidio (Meares et al, 1981; Nayha, 1982); un significativo
eccesso di nascite schizofreniche è stato trovato nel primo
trimestre dell'anno (Hare et al, 1974; Videbech et al, 1974; Odegard,
1974); picchi a giugno e luglio sono stati riportati anche nell'incidenza
della mania nelle femmine (Symonds e Williams, 1976) e nei maschi
(Walter, 1977). Il SAD (disturbo affettivo stagionale, Rosenthal
et al, 1984) è caratterizzato da ricorrenti episodi depressivi
che accadono durante i mesi autunnali ed invernali e che si riducono
durante i mesi primaverili ed estivi. La causa sembra essere in
stretta relazione con la quantità di luce solare durante
quei mesi, tanto che esponendo tali soggetti alla luce artificiale
con una intensità uguale o superiore ai 2.500 lux si è
notato una attenuazione dei sintomi della depressione dovuta probabilmente
all'inibizione del picco diurno della melatonina e alla restaurazione
della normale secrezione notturna (i picchi di melatonina sono
strettamente collegati con sonnolenza, riduzione della vigilanza
e delle reazioni, Schmittbiel et al, 1994).
In generale possiamo notare che gli studi fatti fin ora si sono
occupati soprattutto della temperatura e di poche altre variabili
meteorologiche. La ricerca futura dovrebbe, quindi, prestare maggiore
attenzione al possibile ruolo delle altre variabili meteorologiche
sul comportamento umano e utilizzare un modello causale che le
esamini sia separatamente che nelle loro interazioni.
Il primo obiettivo della presente ricerca è
stato quello di mettere a punto una scala di atteggiamento che
permetta di misurare il grado di sensibilità delle persone
ai fattori meteorologici, e che consenta di classificare i soggetti
in base a tale parametro. Non si è cercato di mettere a
punto uno strumento che identifichi gli aspetti patologici della
sensibilità dei soggetti ai fattori meteorologici, ma che
identifichi il terreno di base sul quale poi possono innestarsi
le problematiche.
Il secondo obiettivo è stato quello di verificare quali
caratteristiche di personalità, di comportamento e socio-demografiche
differenzino i soggetti più sensibili (meteorosensibili)
da quelli meno sensibili (meteorostabili).
Questionario
La ricerca è stata svolta mediante
un questionario diviso in due parti: una prima conteneva 30 items
diretti a misurare la sensibilità dei soggetti ai fattori
meteorologici; la seconda conteneva una serie di domande dirette
a raccogliere informazioni sui vari aspetti psicologici e comportamentali
degli intervistati utili a verificare eventuali differenze tra
i gruppi tipologici. I soggetti dovevano indicare il proprio grado
di accordo su scala Likert a cinque passi: da 1, "per niente
d'accordo", a 5 "moltissimo d'accordo".
Campione
Il questionario è stato sottoposto
a 300 soggetti, metà maschi e metà femmine, suddivisi
in 3 fasce di età: 20-30 anni, 40-50 anni e oltre i 60
anni, tutti residenti nel nord.
Non si tratta, dunque, di un campione casuale o rappresentativo,
ma di un campione "per quote", che permette di verificare
in che misura le variabili socio-demografiche possono essere associate
alle differenze tra i tipi meteorostabili e quelli meteorosensibili.
I 150 maschi e le 150 femmine sono distribuite equamente nelle
tre classi di età.
Per quanto riguarda lo stato civile e il grado di istruzione,
i dati sono i seguenti:
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Messa a punto della scala di metereosensibilità
Per individuare i soggetti meteorostabili e meteorosensibili
è stata utilizzata l'analisi discriminante secondo il modello
V di Rao (programma SPSS). Si è cercato di individuare,
tra le 30 variabili prese in considerazione, quelle che permettevano
meglio delle altre di dividere il campione in tre gruppi: con
basso, medio o alto punteggio (meteorostabili, intermedi, meteorosensibili).
L'analisi discriminante ha individuato 15 items: cinque appartenenti
al gruppo della credenza soggettiva circa l'influenza dei fattori
meteorologici sull'umore/comportamento, cinque al gruppo della
sensibilità ai cambiamenti meteorologici, e cinque al gruppo
dell'interesse cognitivo per la meteorologia. In particolare gli
items discriminanti sono:
"Molti non se ne rendono conto, ma io penso che siamo governati
dal tempo",
"Sento che le condizioni meteorologiche influiscono sul mio
stato fisico",
"Le condizioni climatiche influiscono sul mio sonno",
"Vado più o meno d'accordo con gli altri anche a seconda
del tempo che fa",
"Il mio umore oscilla con il barometro",
"I cambiamenti di stagione mi rendono irrequieto",
"Quando cambiano le stagioni divento più irritabile",
"I temporali mi rendono nervoso",
"Il tempo piovoso mi deprime",
"Per me, quando c'è il vento, è come avere
un tarlo in testa",
"Ascolto tutti i giorni il bollettino meteorologico",
"Se devo andare all'estero, la prima cosa che faccio è
informarmi bene sul clima del posto",
"Prima di partire per le vacanze mi informo sul clima che
farà",
"La meteorologia dovrebbe avere più spazio tra le
materie scolastiche".
Le risposte a tali items hanno dato luogo a un punteggio che va
da un minimo di 17 a un massimo di 60, con una media di 34,01,
una devianza standard di 8,21 e una mediana di 33. La consistenza
interna del test è stata verificata mediante la tecnica
"split half", che consiste nel dividere i 15 items in
due gruppi, e verificare la correlazione dei punteggi. Tale metodo
ha mostrato una buona consistenza interna, con un indice di correlazione
di 0,64.
Identificazione dei gruppi tipologici
Il campione è stato così diviso in
tre gruppi: meteorostabili, intermedi, meteorosensibili.
La consistenza di questi tre gruppi è la seguente: 102
meteorostabili, 101 intermedi e 97 meteorosensibili.
I risultati dell'analisi discriminante hanno mostrato che gli
items hanno una buona capacità di classificare correttamente
i soggetti.
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L'analisi della varianza (ANOVA) ha mostrato che
la differenza dei tre gruppi nei punteggi a ciascun item è
statisticamente significativa, così pure nel punteggio
totale.
I punteggi totali al test sono risultati i seguenti:
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Sesso. I risultati mostrano
che le femmine (40%) sono più meteorosensibili rispetto
ai maschi (24%). Ciò è coerente con i risultati
delle ricerche di Kasper et al (1989) e di Muscettola et al (1995)
che trovarono, nelle femmine, una maggiore sensibilità
ai fattori meteorologici. Il test Chi-Quadro rivela che tale differenza
è statisticamente significativa (p=0,0036).
Età. Il numero di persone meteorosensibili aumenta
gradualmente con l'età: a 20-30 anni il numero delle persone
meteorosensibili è 18%, a 40-50 33% e oltre i 60 anni 46%.
Il test Chi-Quadro rivela che tale effetto è statisticamente
significativo (p=0,0003).
Stato civile. I vedovi sono più meteorosensibili
(48%) rispetto ai celibi (18%) e ai coniugati (40%). Anche questo
effetto è statisticamente significativo (p=0,0006). Tuttavia,
poiché lo stato civile è generalmente correlato
con l'età, si può supporre un andamento simile a
quest'ultima.
Istruzione. Per quanto riguarda l'istruzione si può
osservare un andamento irregolare. Il test Chi-Quadro rivela la
non significatività dei risultati (p=0,1401).
Costituzione. Le persone
ectomorfe sono risultate più meteorostabili, le persone
mesomorfe sono distribuite equamente tra meteorostabili, intermedi
e meteorosensibili, e le persone endomorfe sono più meteorosensibili.
Il test Chi-Quadro rivela che questo effetto è statisticamente
significativo (p=0,0091).
Questi dati appaiono controintuitivi, in quanto l'osservazione
comune sembrerebbe mostrare che le persone più sensibili
alla meteorologia sono quelle ectomorfe. Poiché su questo
aspetto non risultano reperibili dati scientifici, il risultato
dovrà essere verificato in ulteriori indagini.
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Pressione. Emerge una
leggera tendenza dei soggetti meteorosensibili a dichiarare di
avere la pressione più alta, mentre i meteorostabili sono
quelli che più ignorano i valori della loro pressione (il
che può essere un segno del fatto che si preoccupano meno
delle loro condizioni fisiche). Il test Chi-Quadro rivela tuttavia
che i risultati non sono statisticamente significativi (P=0,0738).
Allergie. Non si é riscontrata nessuna relazione
con la presenza di allergie. Questo risultato è in contrasto
con la ricerca di Hotopf (1994), che riscontrò che i meteorosensibili
erano maggiormente soggetti ad allergie.
Analizzando i 6 items più significativi per
la preferenza estiva e sommando i loro punteggi emerge che i soggetti
meteorosensibili preferiscono l'estate, e che la differenza tra
i punteggi dei tre gruppi è significativa (p=0.001).
La ricerca descritta si è proposta lo scopo
di mettere a punto uno strumento atto ad identificare i soggetti
più o meno sensibili nei confronti dei fattori meteorologici.
Lo studio ha messo in luce che in effetti le condizioni climatiche
attivano nelle persone una serie di atteggiamenti e di reazioni
abbastanza differenziate e che è possibile graduare le
persone lungo un continum che si estende dal polo della meteorostabilità
a quello della meteorosensibilità.
Le persone più sensibili sono risultate le donne e gli
anziani. Questi risultati sono coerenti con le ricerche di Kasper
et al (1989) e Muscettola et al (1995), che trovarono che i cambiamenti
stagionali dell'umore e del comportamento erano riportati dal
92% della popolazione e che i punteggi più alti erano ottenuti
dalle donne. Le persone più meteorosensibili tendono inoltre
a preferire la stagione estiva, mentre non sono emerse differenze
riguardo ai valori pressori o alla presenza di allergie. Dalla
ricerca svolta è emerso, anche che i soggetti più
sensibili tendono ad avere una costituzione più robusta
(endomorfa), minor energia, amicalità e minor stabilità
emotiva.
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