Rendiamo noti, facendo seguito ad un primo studio apparso sul n°10 di questa rivista, i risultati di una nuova sperimentazione condotta al fine di testare ulteriormente le potenzialità litoespulsive dell'acqua oligominerale S. Antonio. Nella precedente sperimentazione un campione selezionato ed omogeneo di pazienti portatori di calcoli caliciali o pielici era stato da noi sottoposto a terapia idropinica litoespulsiva dopo litotrissia extracorporea ad onde d'urto (ESWL). Il nuovo studio, in parte retrospettivo, si propone di verificare l'efficacia dell'acqua oligominerale in esame, utilizzata in seguito a manovre di frammentazione extracorporea, in pazienti portatori di calcolosi ureterale. In tale evenienza si verificano spesso eventi legati alla maggiore complessità dell'intervento, alla necessità di ricorrere a più trattamenti con ESWL e ad altre manovre strumentali; si possono con maggiore frequenza, inoltre, manifestare complicanze post-intervento. La casistica da noi raccolta, anche perché molto ampia, permette questa volta di prendere in considerazione situazioni eterogenee e, se da un lato presenta difficoltà di inquadramento, consente però dall'altro un test più approfondito circa il ruolo terapeutico dell'idropinoterapia. In questo secondo lavoro vengono prese in considerazione le tecniche e le principali problematiche relative alla litotrissia ureterale. Delle azioni biologiche evidenziate ampiamente, per l'acqua in esame, nel primo Lavoro, sono state riprese ed approfondite le fondamentali e quelle con interesse precipuo per la patologia in esame, mentre ampio spazio viene riservato alla presentazione della casistica ed alla disamina dei risultati ottenuti.
E' generalmente ammesso che i calcoli ureterali originino
nel rene e migrino secondariamente nell'uretere. L'evenienza di
un calcolo formatosi primitivamente in uretere è rara se
non in presenza di situazioni particolari quali ureteroceli, dilatazioni
a monte di stenosi, malformazioni (uretere a fondo cieco).
Ad apparato urinario integro, la sola peristalsi
ureterale e la diuresi sono in grado di eliminare calcoli di piccolo
volume ed a superficie liscia. Calcoli del diametro di 4 mm. vengono
espulsi spontaneamente in circa l'80% dei casi e quelli di diametro
compreso tra i 4 e gli 8 mm. nel 25%; l'espulsione spontanea
di concrezioni di diametro superiore è estremamente rara.
Le percentuali di espulsione spontanea aumentano
con il ricorso all'idropinoterapia o a mezzi farmacologici.
Dopo un adeguato tentativo di terapia medica espulsiva,
qualora non si ottenga alcun risultato, è indicato il ricorso
ad altre terapie.
Nel corso degli ultimi anni, ed in particolare dal
1984, il trattamento della calcolosi ureterale ha subito un cambiamento
radicale con l'introduzione di nuove metodiche quali l'ureterolitotrissia
retrograda ed anterograda e la litotrissia extracorporea ad onde
d'urto (ESWL).
La terapia chirurgica, fino al 1980 unica possibilità
di trattamento per i calcoli localizzati nei 2/3 superiori dell'uretere
e per un numero notevole del terzo inferiore, è attualmente
riservata a pochi casi nei quali la complessità o la concomitanza
di altre patologie non permettono l'applicazione di tecniche più
recenti. Si è assistito, dal 1980 in poi, all'avvento della
litolapassi, dell'ureterorenoscopia per l'estrazione con sonde
a cestello; attualmente il ricorso a tali mezzi come primo provvedimento
è raro.
Dal 1984 sono a disposizione litotritori (di 1°,
2° e 3° generazione) che consentono la rimozione del
calcolo in maniera incruenta e poco traumatica attraverso la frammentazione
con onde d'urto ad origine extracorporea.
Attualmente il trattamento d'elezione e di prima
scelta nella quasi totalità dei casi di calcolosi ureterale
a risoluzione non spontanea è rappresentato dall'ESWL ma
prevede tuttavia anche il ricorso a tecniche multiple e sequenziali.
In caso di fallimento del trattamento extracorporeo è possibile
ricorrere a quello endourologico con un'ampia gamma di strumenti
rigidi o flessibili introdotti nella via escretrice per frammentare
il calcolo con onde ultrasoniche, elettroidrauliche o laser. Sono
attualmente a disposizione ureterorenoscopi rigidi con punta sottile
(diametro 7,2 Ch) introducibili in modo atraumatico e senza previa
dilatazione dell'ostio ureterale attraverso i quali è possibile
introdurre la sonda laser per la frammentazione del calcolo.
Gli ureterorenoscopi, di solito introdotti per via
transuretrale, possono anche essere utilizzati per via percutanea
e fatti scendere dal rene fino al calcolo quando la via transuretrale
è impraticabile (ureterorenoscopia anterograda).
Per via endoscopica transuretrale è anche
possibile il trattamento di complicanze post-ESWL quali impilamenti
od arresto di frammenti voluminosi. A tale scopo è possibile
operare una dilatazione ureterale per l'introduzione di mezzi
atti all'estrazione o di sonde per il lavaggio della via escretrice.
Qualora inoltre dalla frammentazione di un calcolo
voluminoso origini una abbondante massa di detriti il posizionamento
di un catetere DJ consentirà il passaggio al suo esterno
di frammenti evitando l'ostacolo al flusso urinario.
Per poter mirare adeguatamente ogni tipo di trattamento
ogni Stone Center deve disporre di queste apparecchiature utilizzabili
in monoterapia od in successione.
Con litotritori di 2a generazione la frantumazione
del calcolo avviene per impatto con onde idrauliche generate dalla
vibrazione di una membrana in seguito ad impulso elettrico.
Il fronte d'onda così formato nel cilindro
che contiene l'acqua viene focalizzato sul calcolo da una lente
acustica.
La frammentazione di calcoli situati nelle cavità
renali (calici e bacinetto) è abbastanza agevole per la
possibilità che il calcolo frantumato espanda i frammenti
in cavità abbastanza ampie. Per contro nell'uretere a causa
della mancanza di spazio, di una vera camera di scoppio che permetta
ai frammenti di espandersi in senso laterale, l'intervento è
più difficoltoso.
Inoltre i calcoli ureterali, se permangono nella
stessa sede per più di un mese, determinano una reazione
fibrosa periureterale che "impatta" il calcolo ed inoltre
impedisce una efficiente trasmissione dell'onda d'urto sulla
concrezione sia per l'ispessimento dell'uretere che per l'assenza
di una falda urinosa tra la parete ureterale ed il calcolo.
Una ulteriore difficoltà nel trattamento extracorporeo
della calcolosi ureterale può essere costituita da un'indaginosa
localizzazione e focalizzazione del calcolo dovuta alla sua sede,
alle sue caratteristiche (volume, composizione chimica) e, in
pazienti obesi, alla profondità del punto focale. La presenza
di gas intestinali, la sovrapposizione dell'osso iliaco e la scarsa
radio-opacità possono richiedere, prima dell'intervento,
manovre endoscopiche per la visualizzazione e l'esatta localizzazione
della sede del calcolo quali cateterismi con pielografia ascendente
o urografia. Anche per la difficoltà di puntamento fino
a pochi anni fa il trattamento della calcolosi ureterale con i
litotritori di prima generazione era limitato ad alcuni tratti
(uretere lombare alto e pelvico). Anche i litotritori di seconda
generazione a puntamento esclusivamente ecografico presentano
notevoli limitazioni nel trattamento della calcolosi ureterale
che è più facilmente visualizzabile, se radiopaca,
con il metodo radiologico.
Il Centro di S. Donato Milanese, dove è stata
condotta la ricerca, dispone di un litotritore (Lithostar Plus)
dotato di doppio puntamento, radiologico ed ecografico che permette
il trattamento senza anestesia della calcolosi di tutti i tratti
dell'uretere, anche di quello iliaco, con la precauzione di porre
il paziente in posizione prona per fare in modo che l'onda d'urto
non sia bloccata dall'osso.
Il ruolo terapeutico delle acque oligominerali nel
decorso post-intervento con ESWL è motivato da recenti
acquisizioni circa l'urodinamica dell'alta via escretrice e da
studi condotti, in ambito urologico ed idrologico, concernenti
l'influenza della componente qualitativa del carico idrico sui
meccanismi di litoespulsione.
Un elevato apporto idrico è il primo provvedimento
terapeutico consigliato in seguito a trattamento della calcolosi
con ESWL.
Il meccanismo di un carico idrico di natura indifferente
si concretizza con aumento del flusso plasmatico renale, incremento
della filtrazione glomerulare, calo dell'osmolarità intratubulare
ed azione disimbibente sull'interstizio. Contemporaneamente si
verifica un calo nella produzione di renina (sia per effetto diretto
che mediato) e l'inibizione della produzione di ADH per azione
a livello diencefalo-ipofisario.
Tutti questi effetti sono proporzionali all'osmolarità
dell'acqua impiegata.
Sulla via escretrice l'aumento della diuresi porta
dapprima ad una maggiore attivazione dei pacemakers caliciali
con aumento della frequenza e dell'ampiezza delle onde peristaltiche.
Anche la forza di contrazione dei fusi peristaltici aumenta, come
ampiamente dimostrato da studi roentgencinematografici.
Quando l'aumento della diuresi raggiunge valori massimali
per unità di tempo, come nel caso di urto idropinico, si
ha la scomparsa dei normali fusi peristaltici e, mentre la muscolatura
si rilascia l'uretere si dilata assumendo le caratteristiche di
un tubo elastico ma aperistaltico. L'urina in tal caso procede
in virtù della vis a tergo che può raggiungere i
40-50 cm. di H2O.
Viene mantenuto invece il meccanismo di scivolamento
coassiale a livello del giunto uretero-vescicale.
La terapia idropinica con acque farmacologicamente
attive determina al contrario uno stato di ipotonia ureterale
e del bacinetto associato ad ipercinesia: si ottiene in questo
modo sia un aumento del numero e della forza delle contrazioni
peristaltiche che uno stato di dilatazione delle vie escretrici
che favoriscono la mobilizzazione e progressione delle concrezioni.
E' sottolineato da numerosi Autori come le urine emesse dopo bevuta
di acqua oligominerale in particolare posseggano una notevole
azione stimolante la contrattilità ureterale. Tale reazione
ipotonico-ipercinetica al carico idrico è un meccanismo
di compenso di cui è dotato l'apparato escretore con capacità
funzionali ancora integre.
Ricordiamo le ricerche di Spada e Coll. accennate
nel precedente studio. Gli sperimentatori hanno osservato le modificazioni
del tempo di transito di pseudocalcoli introdotti chirurgicamente
nella pelvi renale di coniglio: la pervietà dei frammenti
( catetere ureterale 6 Ch della lunghezza di 6 mm.) ha permesso
di osservare esclusivamente la progressione legata alla motilità
ureterale.
Il tempo di transito attraverso l'uretere si è
rilevato ridotto negli animali trattati con acqua oligominerale
rispetto a quelli che assumevano acqua di fonte ad libitum in
relazione all'incremento della diuresi ed alla modificazione del
tono e della motilità ureterale, quest'ultima indotta dal
passaggio di un'elevata quantità di urina con particolari
caratteristiche fisico-chimiche. E' da sottolineare tuttavia come
altri Ricercatori abbiano studiato la progressione di frammenti,
questa volta occludenti il lume ureterale, rilevando che anche
la sola componente meccanica della iperdiuresi è legata
all'ipotonia dell'acqua con tempo di transito dei calcoli ridotto
negli animali trattati con acqua oligominerale. A tale proposito
ricordiamo che studi clinici da noi condotti presso Stazioni Termali
ove viene praticata idropinoterapia hanno evidenziato uno spiccato
effetto delle acque oligominerali nell'abbreviare la fase espulsiva.
E' dimostrato che durante la fase di espulsione dei
frammenti la peristalsi ureterale modifica il suo normale dinamismo.
Si genera, per lo stimolo irritativo, uno stato spastico che tende
ad ostacolare la progressione delle concrezioni. Lo stesso stimolo
irritativo é causa di liberazione di sostanze flogogene
in grado di indurre a loro volta spasmo ureterale: le acque oligominerali,
grazie alla succitata attività antispastica, sono in grado
di opporsi a tale evento. Sottolineiamo inoltre come, sotto l'influenza
della poliuria indotta da acqua oligominerale, venga provocata
la desquamazione ed esfoliazione degli strati più superficiali
della mucosa ureterale con allontanamento delle sostanze spasmogene.
Secondo osservazioni di Miller e Coll., se il tempo
di decubito di una concrezione anche frammentata in uretere supera
le 4-6 settimane, la massa rimane adesa alla parete creando un
ostacolo al deflusso urinario. Il succitato meccanismo di esfoliazione
agisce in tal senso su quella "ganga fibroleucocitaria"
che circonda e trattiene il calcolo e che ne ostacola la mobilizzazione.
Negli interventi di rimozione e frammentazione con
l'impiego di ultrasuoni o di onde elettroidrauliche si produce
costantemente in modo più o meno marcato un edema della
mucosa pelvica ed ureterale che può manifestarsi clinicamente
con ematuria macro o microscopica persistente per ore od anche
giorni dopo l'intervento.
In caso di frantumazione assente o parziale, dopo
il primo trattamento si procede in molti casi ad un secondo tentativo
che aggrava inevitabilmente le condizioni della mucosa, non tanto
per sommazione di traumi da litotrissia (30 giorni dal primo intervento)
quanto perché questa agisce su un tessuto sottoposto da
tempo allo stimolo irritativo determinato dal calcolo. Inoltre
per procedere con la litotrissia od in seguito ad essa si rendono
a volte necessarie manovre per via transcistoscopica, fonti di
un ulteriore trauma, e consideriamo che sovente il numero di SW
impiegato è nettamente superiore a quello necessario per
la frantumazione di un calcolo caliciale o pielico.
L'effetto antiedemigeno complesso delle acque oligominerali
(meccanismi di "lavaggio" con allontanamento di sostanze
flogogene, cataboliti e batteri e di esfoliazione), ampiamente
documentato in letteratura, si rivela in questo caso di fondamentale
importanza.
Dal 1° gennaio 1988 al 1° gennaio 1990
presso il Centro della Calcolosi Urinaria dell'Ospedale Clinicizzato
di S. Donato Milanese sono stati sottoposti a trattamento con
litotrissia extracorporea ad onde d'urto 378 pazienti portatori
di calcolosi ureterale. La localizzazione era in 233 casi a livello
dell'uretere lombare, in 22 dell'uretere iliaco ed in 123 dell'uretere
pelvico.
Dopo il primo anno di esperienza il nostro atteggiamento
terapeutico è il seguente (Fig. 1).
Previa adeguata preparazione intestinale per eliminare
le ombre parassite il paziente viene sottoposto ad una prima seduta
di ESWL con erogazione di 4000 SW a 17-19 KW.; viene poi dimesso
con terapia idropinica di 3 l./die per 30 giorni con acqua di
rete o altra minerale da tavola.
I controlli ad un mese di distanza vengono effettuati
con esame radiografico ed ecografico. Nel caso di avvenuta completa
espulsione dei frammenti si consiglia, in base all'esame chimico
del calcolo, una dieta adeguata e la prosecuzione dell'idropinoterapia.
In caso di frammentazione parziale i pazienti vengono
sottoposti ad un secondo trattamento con l'erogazione di 8000
SW a 17-19 KW in due sedute successive. Se al seguente controllo
non si è ottenuta l'eliminazione dei frammenti il paziente
viene sottoposto ad ureterolitotrissia o a intervento chirurgico.
Se la frammentazione si rivela assente al primo controllo
viene consigliato l'intervento chirurgico o l'ureterolitotrissia.
Seguendo tale atteggiamento terapeutico abbiamo ottenuto,
nei casi osservati, i seguenti risultati (tab.1).
Su 378 pazienti portatori di calcolosi ureterale
giunti alla nostra osservazione si è ottenuto esito favorevole
con trattamento ESWL monoterapia in 270 casi (71,4%); aggiungendo
i casi in cui sono state effettuate manovre post-ESWL quali cateterismi
o papillotomie il numero dei successi sale a 308 casi (81,4%).
Dei 233 pazienti portatori di calcolosi dell'uretere
lombare in 203 casi (87,1%) il trattamento ESWL monoterapia ha
avuto esito favorevole, 3 pazienti sono stati sottoposti a manovre
post-ESWL raggiungendo così una percentuale di esito favorevole
in 206 casi (88,4%); 15 sono stati sottoposti ad ureterorenoscopia
(5 anterograda, 3 pieloureterale, 7 retrograda) e 12 ad intervento
chirurgico.
Nei 22 pazienti affetti da calcolosi dell'uretere
iliaco in 21 casi (95,4%) si è avuta espulsione in seguito
a ESWL, soltanto in un caso si è reso necessario l'intervento
chirurgico.
Infine, dei 123 pazienti portatori di calcolosi dell'uretere
pelvico, 46 (37,3%) hanno espulso i calcoli con ESWL monoterapia
ed altri 35 in seguito a cateterismo e papillotomia raggiungendo
un successo nel 65,8% dei casi; dei rimanenti 34 sono stati sottoposti
ad ureterorenoscopia e 8 ad intervento chirurgico (tab. 2).
I risultati sopra esposti sono stati ottenuti consigliando
ai pazienti un apporto idrico abbondante ma di qualità
indifferente (acqua di rete o una qualsiasi minerale da tavola).
Scopo del nostro studio era di testare la validità litoespulsiva
dell'acqua oligominerale S. Antonio tenendo come termine di paragone
la precedente esperienza.
Dal 1° gennaio al 1° luglio 1990 sono stati
trattati 50 pazienti portatori di calcolosi ureterale: 30 dell'uretere
lombare, 4 iliaco e 16 pelvico (tab. 3).
Tutti sono stati sottoposti, come quelli della precedente
casistica, ad un primo trattamento ESWL di 4000 SW a 17-19 KW.
Il protocollo di trattamento prevedeva l'assunzione,
a partire dalla prima giornata, di 3 litri di acqua oligominerale
S. Antonio frazionata nelle 24 ore. E' stata raccomandato, all'atto
della dimissione, il proseguimento della terapia con la medesima
acqua ad uguale posologia.
Il controllo a distanza di 30 giorni ha evidenziato
un esito favorevole, con completa espulsione dei frammenti, nel
60% dei casi in seguito ad una sola seduta di trattamento ESWL
a fronte del successo, nel 52% dei casi, in pazienti che assumevano
acqua di rete.
Nei 50 pazienti portatori di calcolosi ureterale
trattati con ESWL monoterapia ed idropinoterapia con acqua oligominerale
S. Antonio si è ottenuto esito favorevole in 37 casi (74%);
se a questi si aggiungono i casi in cui sono state necessarie
manovre post-ESWL si raggiunge il successo in 42 casi (84,2%).
Nei rimanenti 8 pazienti non è stato ottenuto buon risultato;
sono stati pertanto sottoposti ad ureterolitolapassi ed in un
caso ad intervento chirurgico.
In particolare, considerando la sede del calcolo,
dei 30 pazienti affetti da calcolosi ureterale lombare 26 (87,1%)
hanno espulso i frammenti in seguito a trattamento con ESWL monoterapia
ed assunzione di acqua S. Antonio, uno è stato sottoposto
a manovre post-trattamento (27 casi - successo 90%), 2 ad ureterolitolapassi
ed uno ad intervento chirurgico.
Dei 16 pazienti con localizzazione della calcolosi
a livello dell'uretere pelvico 7 (43,7%) hanno espulso i frammenti
con ESWL ed idropinoterapia, 4 con manovre post-ESWL (11 casi - successo 68,7%),
i 5 rimanenti sono stati sottoposti ad ureterolitolapassi (tab. 4).
Riassumendo i dati della casistica e confrontandoli
con il campione preso a termine di confronto osserviamo che nei
pazienti trattati con ESWL monoterapia ed assunzione idrica libera
riguardo la qualità (1° gruppo) l'espulsione dei frammenti
si è verificata nel 71,4% dei casi a fronte del 74% di
successi ottenuti facendo seguire al trattamento idropinoterapia
con acqua S. Antonio (2° gruppo).
Considerando poi i pazienti sottoposti a manovre
post-ESWL è stato ottenuto, nel primo gruppo, esito favorevole
nell'81,4% dei casi, nel secondo gruppo la percentuale di successo
sale all'84,2%.
Osserviamo che nel secondo gruppo si è ottenuto
un maggior numero di espulsioni con ESWL monoterapia. La percentuale
di pazienti ricorsi a manovre post-ESWL è rimasta invariata,
notevole invece la diminuzione di interventi chirurgici: da 5,5%
a 2% (Tab. 5).
Anche il tempo di eliminazione dei frammenti è
risultato correlato alla qualità dell'acqua assunta: al
primo controllo dopo 30 giorni il 60% dei pazienti in terapia
con acqua S. Antonio è risultato libero da calcoli mentre
per il primo gruppo la percentuale era del 52%.
I risultati ottenuti dalla sperimentazione condotta
riguardo il trattamento della litiasi ureterale, congiuntamente
alla nostra precedente esperienza sulla localizzazione caliciale
e pielica, ci consentono di affermare e documentare la particolare
indicazione all'idropinoterapia con acqua oligominerale S. Antonio
in seguito a trattamento con ESWL.
Riteniamo di aver raggiunto un buon livello di valutazione
circa la capacità litoespulsiva dell'acqua in esame, a
nostro avviso notevole e tale da inserirla nei protocolli terapeutici
degli Stone Center.
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